Quando Giorgia Meloni esalta Giorgio Almirante, ma lo sa di chi parla? Viene qualche dubbio – di Francesco Merlo

Giorgia Meloni non ha conosciuto “il grande uomo” che celebra ogni 22 maggio, anniversario della morte. E una volta propone di intitolare ad Almirante strade e piazze, un’ altra lo spaccia per campione della democrazia, ma sempre lo ributta nella rissa e lo inchioda all’ idea del fucilatore di partigiani, che lui con forza negò sino alla fine. E va detto che le radici di Fratelli d’ Italia, il passato che inorgoglisce la Meloni non è quello fascista, di cui Almirante fieramente non si pentì mai.

La Meloni onora invece l’ album di famiglia del Msi degli Anni 70 con incendi emotivi che mai potrebbero diventare cerimonie di riabilitazione nazionale. È vero che in Parlamento per 40 anni il “mite” Almirante riuscì (quasi) sempre ad essere sobrio e moderato con interventi da grande oratore, ma eleggendolo a Padre della nuova destra sovranista e razzista, la Meloni lo imprigiona per sempre nel fascismo rivendicato e nell’ orrendo antisemitismo giovanile che invece da vecchio abiurò, arrivando a inserire il Diario di Anna Frank nella biblioteca ideale del suo partito.

Giudicato “revisionista” dalla destra più estrema, Almirante si emozionava ancora al ricordo delle telefonate che, giovane addetto stampa a Salò, gli aveva fatto il Duce, e non fu mai un campione della democrazia, visto che della parola democratico diceva sorridendo: «non mi convince». Né sono un’ invenzione della propaganda di sinistra i “picchiatori fascisti” che adoravano Almirante e organizzavano spedizioni punitive e agguati: le famose immagini del 16 marzo del 1968 con Almirante che li guida all’ università di Roma sono su YouTube.

Qualcuno poi saltò in aria sistemando bombe: c’ è stato un terrorismo nero che ha ucciso e ha accoltellato e solo chi ha dimenticato gli Anni 70 – ma chi li ha dimenticati? – può distinguere il manganello dal doppiopetto (si chiamava “fascismo in doppiopetto”) esibito da Almirante.

È vero che ci furono vittime anche tra quei giovani ed è giusto rendere onore, come fece Veltroni da sindaco, alla memoria dei fratelli Mattei bruciati vivi da un commando di vigliacchi terroristi di Potere Operaio. Ma, al netto della goffaggine, cosa vuole sostenere la Meloni, forse che Almirante liberò l’ Italia dai rancori fascisti disinnescandoli dentro un Msi borghese?

O ancora che Almirante sconfessò e disarmò il terrorismo nero? O che, rendendo omaggio alla salma di Berlinguer, è stato un pacificatore? L’ accanimento nostalgico-ideologico non ha mai prodotto libri, studi, documenti, testimonianze convincenti di un Almirante campione della democrazia. Il 6 settembre del 1987, otto mesi prima di morire, chiuse la festa del suo partito con questa profezia: «Siamo fascisti, siamo il fascismo in movimento, il fascismo non è il nostro passato ma il nostro futuro». La camerata Meloni aveva 5 anni. Come il cadavere di Polidoro che Enea sfruttava per addobbare l’ altare della sua città, forse quello di Almirante le mormorerebbe: “parce sepulto”, risparmiami.

Commenti chiusi.
I diritti d'autore appartengono alle rispettive firme. Santalmassiaschienadritta.it è uno spazio aperto a disposizione dei lettori.
La qualità del sito dipende anche dalla vostra collaborazione. Sappiate che inserendo dei commenti dovrete seguire le regole del sito e sarete gli unici responsabili di quel contenuto e delle sue sorti.