L’intifada degli shorts – le ragazze di Israele tra Legge e regolamenti – di Mariagrazia Enardu

Nel caldo ritorno a scuola dopo la chiusura per virus, un gruppo di ragazze di una scuola media superiore di Ra’anana, città a nord di Tel Aviv, è arrivato in classe in calzoncini. Come molti dei loro compagni maschi. Sono state rimandate a casa ed è scoppiata la rivolta. Ora, nessun preside di nessuna latitudine gioisce all’idea di una crisi del genere, soprattutto in un paese come Israele, dove i problemi – grossi – delle donne non sono semplici problemi di genere. Ma di qualcosa di profondo, radicato ed essenziale, cioè la Legge, intesa come religiosa. Nel suo intreccio fatale con la politica, in un paese nato socialista e laico, dove le donne soldato erano una bandiera al vento che nascondeva conflitti irrisolvibili, infatti stanno ancora lì, quasi intatti, semmai aggravati. L’ebraismo è una religione patriarcale, e basta la parola. Lo era anche il cristianesimo, nelle sue mille chiese, e non sono molte quelle che hanno davvero sganciato l’ancora. In tema di diritti civili e politici sì, grazie a rivoluzioni e guerre, ma negli stati più che nelle riluttanti chiese. I cattolici poi sono ancora al fossato dei sacerdoti maschi e celibi.

In Israele ci sono varie fasce religiose, sono pochissimi i “liberali”, parecchi gli “ortodossi” di vario grado, e poi gli ultraortodossi, un mondo a sé. Ma negli ultimi 40 anni il paese è andato a destra, con governi che necessitano dei religiosi più tradizionali. E salvo aspetti particolari, quello che per noi è il diritto di famiglia è quasi interamente gestito dai rabbini, cioè dagli ortodossi, secondo la legge religiosa. I tentativi di scrivere un nuovo codice sono sempre naufragati, anzi non sono nemmeno salpati. Le ragazze di Israele lo sanno. Sanno che la loro scelta di un marito, l’educazione dei figli, il divorzio, pure la morte, passa al vaglio dei rabbini e delle loro regole, la Legge, la Torah. Interpretata nei secoli ma decisa a resistere al Terzo millennio, che poi sarebbe il Sesto nel calendario ebraico. In ogni caso l’ebraismo in Israele, nelle sue varie fasce, non vuole tenere il passo con un paese che è moderno e democratico. Dove la politica ingabbia le donne in nome della religione di molti, con il consenso di quasi tutti. Per essere chiari, negli indici internazionali su uguaglianza di genere Israele (che ha anche una popolazione araba e beduina) sta messo meglio dell’Italia. Ma il nostro codice e diritto di famiglia, giurisprudenza compresa, è laico o meglio lo è diventato a partire dal 1970, con la legge sul divorzio.

Israele è in un momento di grave crisi. Tre elezioni, 14 mesi senza governo stabile, la lenta caduta di Netanyahu a processo per corruzione. Il virus ha fatto pochi danni ma alcuni davvero gravi. La violenza domestica, problema serio, si è aggravata. Le ragazze lo sanno. Tra un paio d’anni faranno il servizio militare, poi l’università e/o una famiglia, le mille cose da grandi che richiedono più sforzo perché sono donne. Da cui i rabbini si aspettano “modestia”, spesso misurata in centimetri di pelle al sole ma in realtà incisa nelle sinapsi. Le ragazze di Ra’anana in shorts hanno dato un calcio alla porta ma finirà lì, un trafiletto sui giornali. Occorre altro, occorre che le bimbe che oggi sono alle elementari decidano che i loro calci saranno più forti, più frequenti, più mirati. Alle porte delle scuole, delle sinagoghe, dei tribunali rabbinici, dei seggi elettorali e della Knesset, senza trascurare i ministeri. E che occorre l’alleanza dei fratellini. Perché l’unica concessione possibile al patriarcato è che, fisiologicamente, gli uomini hanno muscoli più forti. Ahhhh, dirà un tradizionalista, questa è la prova che gli uomini sono più importanti, lo ha voluto Dio. Giusto, però poi lo ha spiegato Darwin. L’ebraismo, millenni fa, è nato dall’idea che la legge del più forte, che reggeva il mondo dall’Egitto alla Mesopotamia, fosse sbagliata. Il modello giungla andava sostituito dalla Legge, perché ogni essere umano è creato a immagine e somiglianza di Dio. Idea straordinaria, poi purtroppo raccontata tirando fuori la costola di Adamo. Riscrivere tutto è oggettivamente impossibile, non senza un nuovo diluvio universale. Ma rileggere sì, e soprattutto mettere giù un diritto di famiglia presentabile, di pari diritti. Tutto il Medio Oriente ha lo stesso problema di fondo ed Israele, che si considera così diverso dai suoi vicini, dovrebbe esserlo davvero dove conta di più, nei diritti delle cittadine.

Un commento a L’intifada degli shorts – le ragazze di Israele tra Legge e regolamenti – di Mariagrazia Enardu

  1. Paolo Sovrani 28 Maggio 2020 at 14:03 #

    “Occorre altro, occorre che le bimbe che oggi sono alle elementari decidano che i loro calci saranno più forti, più frequenti, più mirati.” Occorre a chi? A chi precisamente? “Tutto il Medio Oriente ha lo stesso problema di fondo” Secondo chi questa situazione è un problema? Non mi pare proprio che lo sia per i residenti di quei paesi. FOrse lo è per altre entità, che vorrebbero occidentalizzarli per trasformarli in una massa informe ed indistinta. Forse perchè a loro conviene sostituire un popolo con degli individui. Perchè un popolo è una forza collettiva, mentre un individuo è debolezza singola.

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