Da non perdere: Fabio Martini ricorda Giovanni Falcone a 28 anni dal suo assassinio. Eliminato perché civil servant, scomodo, ed eroico.

In un’epoca così manichea era inevitabile un ricordo dimezzato di Falcone, che fu osteggiato da tutte le ‘cupole’ del potere: politica, magistratura e alcune “grandi firme”.

Alcune settimane prima che Giovanni Falcone venisse cancellato dalla bomba della mafia, uno dei più autorevoli giornalisti della “Repubblica”, Sandro Viola, scrisse che non riusciva più a «guardare a Falcone con rispetto», gli consigliò di «abbandonare la magistratura» e lo descrisse come preda di una «eruzione di vanità» come quelle che colgono i «guitti televisivi». Quello di Viola non fu soltanto un tragico infortunio professionale, in quanto non coglieva l’essenza del magistrato Falcone, che dopo aver istruito con successo il più grande processo della storia contro la mafia, continuava ad essere visto dai capimafia come il loro più acerrimo nemico. Ma quell’articolo era il punto terminale di un’ ostilità che tutta la nomenclatura nutrì verso Falcone. Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, lo accusò in diretta tv di tenersi le carte nei cassetti e arrivò – passaggio atroce troppe volte dimenticato – a presentare un esposto al Csm contro Falcone. Il Csm – coacervo di potere politico e delle magistrature – prima gli preferì Antonino Meli come giudice istruttore di Palermo e poi lo “processò” salvo poi ritrarsene. Armando Spataro, che sarebbe diventato autorevole procuratore di Torino, in attesa che Falcone diventasse Procuratore nazionale antimafia, disse: «Ha fatto una ferraglia e ora vuole guidarla lui», e poi firmò una lettera per rimproverare Falcone di «apparire pubblicamente a fianco del ministro» Martelli, che lo aveva voluto al suo fianco.
Braccato per anni dai killer della mafia, Falcone riuscì a perseguire un’idea del processo nel quale non si può avanzare per teoremi, ma procedere per riscontri e con la cultura della prova, perché un errore di diritto o di fatto, non solo ti inchioda ma ti fa retrocedere di anni. Fu un autentico servitore dello Stato e – come tale – incomprensibile ed anzi vissuto come un esempio pericoloso dai tantissimi che della sfera pubblica hanno fatto mercato ed esibizione. Per questo Giovanni Falcone è uno dei pochi, veri eroi italiani, la cui tragica lezione non è stata ancora compresa fino in fondo.

da FB

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