Bibi Netanyahu alla resa dei conti – di Sharon Nizza

GERUSALEMME – Lo Stato d’Israele contro Benjamin Netanyahu. Dopo oltre tre anni di indagini avvolte in un agguerrito dibattito che ha fatto da sfondo anche a tre campagne elettorali nell’ultimo anno e mezzo, Netanyhau oggi siederà sul banco degli imputati. Sarà il primo premier in carica della storia del Paese ad affrontare un processo, dopo che una settimana fa si è insediato il suo quinto governo, nell’ambito dell’accordo di rotazione con l’ex rivale Benny Gantz, che lo sostituirà come primo ministro nel novembre 2021.

Le accuse che deve affrontare, insieme ad altri tre imputati, sono abuso di fiducia e frode in due casi e corruzione in un terzo. Nel caso 1000, noto anche come “sigari e champagne”, Netanyahu è accusato di aver ottenuto regali per un valore di circa 200,000€ da parte di due miliardari stranieri in cambio di favori; nel caso 2000 di aver avviato con l’editore del principale quotidiano israeliano, Yediot Ahronot, una trattativa – poi non andata in porto – per ottenere copertura mediatica positiva in cambio di una legge che avrebbe svantaggiato il principale concorrente, Israel Hayom, giornale filogovernativo distribuito gratuitamente; nel caso 4000, il più grave in quanto include l’accusa di corruzione, Netanyahu avrebbe negoziato con Shaul Elovich, azionista principale del gigante delle telecomunicazioni Bezeq, copertura positiva sul sito di informazione “Walla!” di sua proprietà, in cambio di politiche governative favorevoli all’azienda.

L’udienza di oggi prevede la lettura dei capi di imputazione e stabilirà una scaletta dei lavori che gli analisti prevedono non durerà meno di un paio d’anni, al netto dei ricorsi: è anche probabile che solamente tra sei mesi si entrerà nel vivo del processo con la presentazione delle prove e l’audizione degli oltre 300 testi. Il processo si svolge presso la Corte distrettuale di Gerusalemme, con un collegio di tre giudici presieduto dalla giudice Rivka Fridman Feldman, che fu coinvolta anche in uno dei filoni del processo di Ehud Olmert, l’ex premier condannato nel 2015 per corruzione e che ha scontato un anno e mezzo di carcere.

Dopo aver aperto alle 11:00 la prima riunione del neo formato gabinetto, Netanyahu è arrivato in Tribunale – in uno dei quartieri di Gerusalemme Est – dove si stavano tenendo manifestazioni a favore e contro, con un robusto schieramento di forze dell’ordine. “Sono accuse inverosimili”, ha detto il premier, che “costituiscono un tentativo di golpe”. “Mi presento a testa alta”, ha aggiunto, “continuerò a combattere, e non consentirò loro di abbattermi”.

A sostegno del premier si presenteranno anche alcuni ministri del Likud, tra cui Amir Ohana, già ministro della Giustizia e da una settimana ministro della Pubblica Sicurezza, che ieri ha dichiarato “è l’intero elettorato di destra a essere sotto processo”.

Da un lato, c’è l’accusa dei fedeli di Netanyahu di fare uso politico della giustizia per eliminare “con la complicità dei media” un rivale politico, che si intreccia con il decennale dibattito pubblico sull’attivismo giuridico delle procure e della Corte Suprema. Dall’altro, c’è chi solleva la questione del danno morale che un premier accusato di corruzione presenta per il Paese, oltre al conflitto di interessi nel valutare eventuali riforme in materia giuridica. “Non ci sarà nulla, perché non c’è nulla” è la celebre frase con cui Netanyahu rivendica la sua innocenza, ripresa dai media come emblema della sua sfida al sistema. Oggi inizia la resa dei conti.

La Repubblica

Un commento a Bibi Netanyahu alla resa dei conti – di Sharon Nizza

  1. Paolo Sovrani 25 Maggio 2020 at 15:38 #

    “Accuse inverosimili”….attendiamo la rivelazione di qualche telefonata in questura per salvare la “nipote” di qualche presidente straniero….

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