L’esercito? Bene purché non faccia da apripista alla voglia dell’uomo forte – di Marcello Sorgi

Scandita dal quotidiano, terribile ritmo dei numeri di contagiati, guariti e morti (627, questi ultimi, nella sola giornata di ieri), l’emergenza coronavirus va avanti, somministrando a tutti, sani, ammalati, famiglie degli uni e degli altri, una dose crescente di ansia. Razionalizzando, non ci sarebbe ragione di allarmarsi più del dovuto: il settanta per cento dei casi è concentrato in cinque regioni, Lombardia (in assoluto la più colpita), Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Marche. Il resto del Paese è da considerarsi sotto controllo, grazie alle misure restrittive decise dieci giorni fa dal governo. Che al momento, oltre a soccorrere i cittadini delle zone più afflitte dal virus e con il sistema sanitario in affanno, ha un obiettivo irrinunciabile: evitare a qualsiasi costo che l’epidemia si propaghi da Roma in giù.
Così com’è, infatti, la situazione è considerata un “disastro”, seppure affrontabile, da coloro che sono in prima linea. Se invece dovesse estendersi anche al centro e al Sud (come ad esempio fa temere il focolaio tenuto in osservazione a Fondi, in provincia di Latina), gli stessi tecnici e sanitari che monitorizzano ora per ora l’epidemia non esiterebbero a parlare di “catastrofe”. La linea di demarcazione tra una valutazione e l’altra, va da sé, comporta un diverso atteggiamento da parte di Conte e del governo.
Ecco perché da giorni si sente parlare di un possibile intervento dell’esercito nelle strade, per limitare al massimo gli spostamenti delle persone e convincerle una volta e per tutte a stare a casa. Lo invocano (e in parte lo hanno ottenuto, alla spicciolata e senza alcun piano coerente) i governatori di Lombardia, Campania e Sicilia. A Milano un centinaio di militari dell’operazione “Strade sicure” sono stati autorizzati dal prefetto a riconvertirsi, e il presidente Fontana ha protestato perché li considera insufficienti.
Nel mirino delle autorità ci sono i “disobbedienti” che a vario titolo continuano ad aggirare i divieti e le raccomandazioni in vigore fino al 25 marzo, e probabilmente destinate a essere prolungate. Visitatori troppo frequenti dei supermercati, che tra l’altro, con la restrizione degli orari e la penuria di mascherine per i dipendenti più esposti, vedi le cassiere, scontano file sempre più lunghe all’ingresso e all’uscita. Automobilisti autori di puntatine immotivate nei grill aperti delle autostrade. Portatori di cani a passeggio che ne approfittano per lunghe scarpinate. Runners e fitness-dipendenti amanti della vita all’aperto. Anche se presi uno per uno sono peccati veniali (in certi casi perfino comprensibili, dopo dieci giorni di chiusura soffocante), va ribadito che si tratta di comportamenti irresponsabili, e pertanto inaccettabili, perché mettono a repentaglio, non solo la propria salute, ma anche quella degli altri. Ed è giusto e necessario che si intervenga per punirli e bloccarli.
C’è tuttavia un aspetto sul quale dovrebbero ragionare, prima di decidere, Conte in prima persona e gli amministratori locali che lo sollecitano a non esitare su un nuovo giro di vite contro la leggerezza dei menefreghisti. Dopo l’esercito, infatti, non c’è altro. E un esercito con compiti che si sovrappongono a quelli propri delle forze di polizia, dei vigili urbani e degli operatori sanitari, rischierebbe di aggiungere ulteriore confusione a quella che ha già stravolto la vita dei cittadini.
Oggi come non mai chi ha in mano il potere, specialmente quello assoluto generato dall’emergenza e sostenuto da altissime quote di consenso, dovrebbe adoperarlo con grande cautela. Riflettere, non solo sulle difficoltà, sulle sofferenze e sui lutti che abbiamo sotto gli occhi; ma su quelle che verranno, quando, speriamo presto, si potranno tirare le somme anche delle conseguenze economiche di questi giorni di paralisi. A quel punto, la sorpresa potrebbe essere, non soltanto un conto assai più salato di qualsiasi previsione; ma anche un cambiamento repentino di atteggiamento da parte dell’opinione pubblica. Che oggi, sentendosi a rischio della vita, è disposta a pagare qualsiasi prezzo. E domani, invece, scoprendosi impoverita, sarà pronta a invocare un miracolo, un nuovo governo, e magari un uomo della provvidenza, che ancora non s’intravedono.

La Stampa

Un commento a L’esercito? Bene purché non faccia da apripista alla voglia dell’uomo forte – di Marcello Sorgi

  1. andrea dolci 22 Marzo 2020 at 13:55 #

    Non sono in grado di valutare quanto la Democrazia sia a rischio ma vedo passaggi istituzionali quanto meno irrituali che spero siano dovuti alla mediocrità e alla inesperienza di molti attori.
    Io immagino che in un paese normale un Governo scriva un Decreto fino all’ultimo dettaglio e poi lo annunci contemporaneamente alla sua pubblicazione. Penso anche che, sempre in un paese normale, anche in emergenza, il Parlamento resti aperto e sia il luogo dove si discute di scelte che impattano pesantemente su molti aspetti della vita e soprattutto su molti diritti costituzionali dei cittadini.
    Infine penso che in un paese normale un Capo di Governo non fa nottetempo su Facebook certi annunci privi di qualsiasi urgenza ( non c’è ancora alcun decreto pubblicato) invece di una bel discorso alle 20.00 nell’ora di maggior ascolto e quando tutti i notiziari hanno l’edizione principale.
    Non so se l’uso dell’Esercito possa rappresentare un pericoloso scivolamento, però mi sembra di vedere da un po’ di tempo troppe sgrammaticature istituzionali e la cosa non mi piace e non capisco il silenzio di Mattarella.

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