Le opportunità che offre lo stare ai ‘domiciliari’ – di Giancarlo Santalmassi

Mi piace passare il mio tempo a casa. Anche perché mi piace la nostra casa: Roma centro storico, con vista straordinaria su Trinità dei Monti. Siamo stati fortunati mia moglie Diana ed io: lei è una curatrice d’interni unica. Non lo fa per professione (è una giornalista migliore di me) ma per passione. Quando ci invitano amici a cena dico sempre: “State attenti che vi scaravolta tutta casa”. E devo dire che ha sempre ragione lei. A me costa fatica: non ammetterlo, ma aiutarla. Perché con piglio sicuro sposta divani a tre-quattro sedute, e naturalmente e me tocca aiutarla, perché quelli pesano parecchio. Quindi in questi giorni ci possiamo godere appieno la nostra casa: non scappiamo perché dobbiamo uscire, andare a lavorare (pensionati entrambi). Ci siamo tolti molti sfizi sulle cose che ci accomunano: amiamo entrambi l’arte contemporanea, e alcune opere ci riempiono il cuore….siamo d’accordo sul fatto che l’arte contemporanea può solo emozionarti.
Esempio: se un taglio in una tela ti fa chiedere ‘che significa?’ è solo un tessuto lacerato. Se ti emoziona (senza porti domande impossibile) è un Lucio Fontana. E così l’abbiamo ‘arredata’ con opere condivise che a noi piacciono moltissimo. Quando ci fidanzammo lei disse di non farle un anello ma un’opera d’arte. E io glie ne feci tre.
Torniamo ai domiciliari: finalmente la mattina ho il tempo di guardarmi allo specchio, di vedere con attenzione me stesso, di osservarmi insomma. E criticarmi. Ho 78 anni. Peli che diventano setole, epidermide che si squama, vietato tagliuzzarmi neanche per sbaglio: prendo un anticoagulante. E penso che ho tutte le caratteristiche idonee alla cattura del covid19. 78 anni, e in sintesi due tumori (a 30 anni di distanza) e due trapianti (innesti) di entrambe le valvole cardiache. L’aortica dopo 30 giorni si stava ristaccando (molto calcificata per colpa delle radiazioni che 40 anni prima avevo dovuto fare contro il primo cancro: mi è stata risparmiata sempre la chemio per fortuna). Ricovero urgente in terapia intensiva (tre mesi) intubato e tracheotomizzato, da non augurare a nessuno: ho dovuto reimparare a scrivere, bere acqua….
Da non augurare a nessuno.
Di qui l’anticoagulante.
Polmoni sani ma resi anelastici dall’intrico di cicatrici, per cui fiato cortissimo. Nel 2006 ero stato anche operato per adenocarcinoma gastroduodenale: sono rimasto con mezzo stomaco e due terzi di esofago. Allora possiedo tutte ma proprio tutte le caratteristiche per essere candidato ideale alla dipartita, secondo gli standard del covid19 resi noti in questi giorni.

A parte di aver reso mia moglie per molti anni ormai una sorta…non di badante….ma…di…personalissima Florence Nightinghale sono soddisfatto della mia vita. Non cambierei quasi nulla (il mio carattere, almeno un po’). Professionalmente ho avuto molte soddisfazioni. Sono stato il primo conduttore all’americana in Rai del TG2. Ho fondato e diretto radio24….insomma bilancio positivo.
Ieri, secondo regole, autocertificazione in tasca e via, ho fatto un giro. Piazza di Spagna deserta: quando mai? Ricordo le mandrie di malvestiti che la attraversavano provenienti dalla Fontana di Trevi. Anita Eckberg e Marcello Mastroianni versus Gregory Peck e Audrey Hepburn: bellissima lotta, non ripetibile oggi…..se penso alla qualità del cinema e degli attori.
Insomma i domicialiari come opportunità almeno per guardarsi, giudicarsi. O come dicevano i classici socratici per “conoscere te stesso”.

Un commento a Le opportunità che offre lo stare ai ‘domiciliari’ – di Giancarlo Santalmassi

  1. danielsun 19 Marzo 2020 at 15:15 #

    piu’ che la casa, le persone che da una vita ci sopportano, nel bene e nel male. anche qui nella precollina parmense, dove la natura sta sbocciando e si sente nelle fibre della pelle la voglia di tuffarsi nell’erba verde. immaginiamo tutto dalla finestra . un caro abbraccio direttore.

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