Giuliano Ferrara versus il New York Times – di Giancarlo Santalmassi

Quando fu eletto Schwarzenegger governatore della California, che poi fece benone il mestiere di un altro, un giornalista americano mi chiamò al telefono con aria eccitata, era l’epoca del gran casino intorno a Berlusconi, e mi disse che non avrebbe mai più scritto un articolo demonizzante sul Cav. Ora il New York Times, che una volta le dritte sull’Italia le prendeva da Ugo Stille, titolare di un ufficio nella loro redazione, ora si informa presso Beppe Severgnini, e qualcosa vorrà dire, rompe il digiuno delle scemenze con un ricco e grasso articolo, fonte il solito Luigi Barzini Jr., il cui senso è che siamo furbetti e non rispettiamo le regole.
Non so se mi spiego. Noi saremo anche pessimi, stretti tra i decaloghi di Machiavelli e le analisi di Guicciardini e le frenesie del Vaticano di ogni tempo, ma abbiamo un bravo avvocato devoto di Padre Pio e una classe dirigente coi fiocchi, compresi molti leghisti tranne il Number One, capaci tutti insieme di trasformare in un fiat e per decreto la terza nazione industriale, finanziaria, e la prima nazione culturale d’Europa in una specie di Huabei, una immensa provincia chiusa per lotta al simpatico Corona. Per essere drastici o addirittura draconiani ci sono volute, su scala nazionale, ché a Codogno l’hanno fatta come si deve da subito, non per niente è la patria della Cabrini, la prima santa americana, un paio di settimane o poco più, ma vista la rapidità della sfiga non è una performance mediocre, via, siamo giusti e siamo seri. Che l’abitudine e l’impalpabilità della minaccia abbia suggerito quattro aperitivi sui Navigli e radi affollamenti altrove prima dello stop, bè, è comprensibile, cara Elisabetta Povoledo, cara Banalessa. Dalle parti di New York invece, mentre la Guardia nazionale fa fatica a contenere la movida, c’è il vostro Berlusconi minore, l’orrido devastatore del mondo e dell’America, The Donald, che pontifica altre scemenze e bugie negazioniste,
come se non bastassero quelle di quattro anni di presidenza, per gola elettorale. Avete portato a forza di correttezza ideologica quel Clown Arancione alla guida dello stato, uno che la mitezza e l’osservanza costituzionale di Berlusconi se la sogna, e state lì a dare lezioni al mondo su come ci si comporta in caso di crisi?
Non so se mi spiego. Avete lavorato di fino e di grossolano sul famoso conflitto di interessi potenziale, all’epoca del Cav. e di Clinton e di altri soggetti degli infiniti conflitti detti sistema capitalistico, e ora se il vecchio Biden nel super e nel mini tuesday non avesse risolto il problema con l’apparato benedetto del Pd, il Partito democratico, e con il voto di quelli che non hanno perso la testa, stareste a dibattervi tra un multimiliardario che voleva comprarsi le elezioni, il simpatico e spiritoso Bloomberg, e un socialista cosiddetto che minaccia di nuovo, questo personaggio sinistro che ha inventato un movimento sovietico nella città sulla collina, di far perdere il candidato democratico e rivincere Trump. E con tutto questo non trovate la modestia per capire l’Italia, ancora e ancora. Nel novembre del 2001 abbiamo riempito la Piazza del Popolo ora deserta in solidarietà con le vostre guerre, dalle quali oggi fuggite spaventati con le conseguenze che si sanno, dopo tanti morti e sacrifici: dateci un po’ retta se non altro per questo modesto titolo di americani ad honorem.
Cari amici del più bel giornale del mondo, quel not failing New York Times che consideriamo salvaguardia preziosa della buona stampa, datevi una regolata sul più bel paese del mondo, sistemate quella rotella cerebrale mancante, occupatevi dei problemi della nostra giustizia da trivio, invece di anticipare le mani pulite che servono ora e soltanto ora, provate un’inchiesta sulle carceri invece che dileggiare l’ultima movida conosciuta, passeggiate per le città spettrali del bel paese, e smettetela di affidare ai superficiali e ai non colti le corrispondenze dall’Italia. Grazie

Il Foglio

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