“Giocare, curarsi: non restare a letto Single e famiglie: così si vince l’ansia” – i consigli su come affrontare i ‘domiciliari’ di queste settimane – di Massimo Ammanniti

Per mettere l’Italia sul lettino di Massimo Ammaniti bisogna prendere un appuntamento: le sedute, in queste settimane, sono sempre di più e il celebre psicanalista dell’età evolutiva nonché autore di saggi importanti sui nostri fantasmi segue i suoi pazienti attraverso Zoom, l’App di videoconferenze più scaricata durante il coronavirus. Uno dopo l’altro, dunque. Come al supermercato.
Come stiamo, professore, a una settimana dal lockdown?
«A me pare che finora le persone stiano affrontando bene questo momento. Molti usano il tempo per rimettere in ordine i mobili, le foto, i documenti, le cose accumulate. È un atteggiamento sano, il bisogno di selezionare, organizzarsi: serve all’ordine interiore e dà coerenza a questa permanenza. Poi c’è l’ansia, una dimensione scontata che, anzi, aiuta a regolarsi per evitare il contagio. Ma in alcuni quest’ansia può degenerare, penso a chi sta continuamente collegato alla tv o al web o a chi improvvisa grafici con la curva dei decessi sperando di controllare il pericolo. C’è il rischio di forme ossessive, depressioni, claustrofobie. In generale però si trae anche beneficio dal curarsi di sé senza rumori di fondo e, soprattutto, dal sentirsi tutti nella stessa barca: le ricerche confermano che i traumi condivisi sono meno pesanti di quelli individuali».
Cosa succederà se le restrizioni dovessero aumentare e protrarsi molto nel tempo?
«Vedremo probabilmente piú tensione, ansia, rabbia, magari proteste contro le restrizioni delle libertà personali. Già ora ci si sente prigionieri. Ma, onestamente, domenica ho visto anche tante gente sulla ciclabile sul Tevere. E allora è come nel rapporto tra preda e predatore, se la preda sfida, il predatore insegue di più. O siamo tutti seri oppure le limitazioni aumenteranno, c’è un problema di assunzione di responsabilità collettiva e qui viene fuori la personalità di certi italiani renitenti alle regole».
Che reazioni psicologiche si aspetta in caso di maggiore chiusura da parte di bambini, adolescenti, adulti?
«I bambini, paradossalmente, sono i più semplici da gestire: al netto dell’irrequietezza vedono i genitori a casa, trovano motivi e occasioni di gioco, si accontentano. Con gli adolescenti il problema è maggiore: possono sviluppare dipendenze da internet, possono deprimersi oppure potrebbero opporsi alle regole sociali percepite come l’imposizione dei grandi e trasgredirle, uscire nonostante tutto. A fare la differenza è, come sempre, il clima che si respira in famiglia».
Ecco, appunto. Come reagiscono e come reagiranno gli adulti?
«La gamma è grande. Ci sono le coppie più o meno affiatate, i single, gli anziani. Gli anziani in buona salute e non soli sono come i bambini, reagiscono meglio perché almeno non hanno impegni e scadenze di lavoro. In testa alla classifica del rischio ci sono quelli che per via del coronavirus possono perdere il lavoro. Poi ci sono le famiglie con delle tensioni represse, dove, prima, il tempo trascorso fuori casa ammortizzava i conflitti e ora la chiusura enfatizza insofferenze, recriminazioni. Infine, tra donne e uomini, le prime hanno più risorse in termini di resilienza, sono più portate a sopportare e a mettersi nei panni degli altri».
Quali sono i suoi consigli per attrezzarci alle settimane a venire?
«La cosa più importante è non lasciarsi andare, lavarsi e vestirsi di tutto punto ogni mattina, darsi delle regole. Guai a restare a letto e a guardare troppo la tv o internet in cerca di notizie sul coronavirus. Urge distrarsi. Io per esempio gioco a Backgammon online, aiuta a esercitare il cervello e a concentrarsi».

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