Corona: c’è un fossato da superare tra cittadini e popolo – di Mario Deaglio

Forse facciamo male a concentrare sull’Italia la nostra preoccupata e angosciosa attenzione per il coronavirus: in realtà, il nostro Paese sembra semplicemente quello più avanti sul sentiero di espansione di questa malattia. C’è così il pericolo di perdere di vista la sua dimensione globale.
Per limitarci alla giornata di ieri, in Germania il numero dei contagiati è raddoppiato, superando i cinquecento, mentre una settimana fa erano poche decine. E così la Fiera del Turismo di Berlino, la più importante al mondo in questo settore, con circa diecimila espositori, si è aggiunta all’ormai lunghissimo elenco di grandi manifestazioni annullate; la California ha dichiarato lo stato di emergenza, in Cisgiordania si è sbarrato l’accesso alle chiese (e alle moschee) di Betlemme e la Grecia ha chiuso tutte le scuole. L’associazione mondiale dei trasporti aerei ha stimato che le compagnie potranno totalizzare una riduzione di fatturato tra i 63 e i 113 miliardi di dollari ossia dall’8 al 15 per cento del totale. Ieri è fallita una piccola compagnia aerea britannica.
In questo grande terremoto, la risposta italiana, annunciata dal Presidente del Consiglio e dal ministro dell’Economia, rappresenta il primo programma coerente di un Paese occidentale per limitare i danni. Si rivolge direttamente alle famiglie e alle imprese, con un grosso sforzo per intercettarne i variegati bisogni sulla base del principio che nessuno dovrebbe perdere il lavoro per coronavirus, stanzia, in maniera molto articolata, una cifra non piccola, ossia 7,5 miliardi di euro. Comprende una chiamata alle banche per una moratoria dei debiti alle imprese delle zone maggiormente colpite (il che richiederà qualche forma di sostegno o garanzia pubblica agli istituti di credito) e risorse per sanità e protezione civile.
L’esito di queste misure è naturalmente in bilico: sarebbero pressoché sufficienti se l’epidemia si fermasse qui, o per lo meno cominciasse a regredire rapidamente. In caso contrario, si dovrebbe passare a un ordine di grandezza sensibilmente superiore, che dovrebbe coinvolgere, se invece il virus non si fermasse affatto, non solo l’Unione europea e la Bce ma anche organismi internazionali dal Fondo Monetario alla Banca Mondiale.
Un risultato è però già stato ottenuto. Questo intervento diretto e misurato, non contrattato con i “corpi intermedi”, ossia con le varie associazioni di imprenditori e lavoratori, sta spostando il centro del confronto politico-sociale.
Il canale diretto che si tenta di instaurare – tra l’altro con le due più recenti conferenze stampa del Presidente del Consiglio – tra Palazzo Chigi e le abitazioni delle singole famiglie, raggiunte mediante la televisione o Internet, rappresenta, consapevolmente o no, un tentativo di superare il fossato tra politica e “popolo” che si è pericolosamente allargato in questi anni. E va sottolineato che il “popolo”, a cominciare dalle categorie direttamente impegnate nell’emergenza, come il personale sanitario, ha finora accettato, anche con collaborazione.
Se il tentativo andrà in porto – e se la situazione sanitaria comincerà a migliorare – il virus avrà così prodotto anche qualcosa di buono: chiudendoci in casa, potrebbe aprire nuovi orizzonti, a cominciare da una politica economica maggiormente condivisa e calibrata sulle necessità dello sviluppo. Alla crescente debolezza dei partiti tradizionali potrebbe far riscontro un passo avanti nel rapporto tra governanti e governati.

La Stampa

Un commento a Corona: c’è un fossato da superare tra cittadini e popolo – di Mario Deaglio

  1. andrea dolci 7 Marzo 2020 at 16:44 #

    Poi c’è la realtà di tutti i giorni di in popolo superficiale, anarchico e allergico alle regole.
    Oggi sono andato a sciare e a pranzo c’erano moltitudini di persone ammassate una sull’altra che lottavano per un panino e una salamella, la società degli impianti ha messo delle reti per incanalare la gente evitando gli assembramenti ai tornelli invitando a mantenere le distanze col risultato che sono fioccate le proteste.
    Il Governo, passata una fase iniziale quantomeno discutibile nella gestione della comunicazione, mi sembra che ce la stia mettendo tutta per comunicare correttamente e anche l’informazione ha aggiustato i toni ma temo che oramai i riferimenti del popolo siano Barbara D’Urso, la De Filippi e il Grande Fratello VIP senza dimenticare i Borghi e i Salvini.

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