Un corona che indebolisce, rende vulnerabile Xi Jinping – di Bill Emmott

le fragilItà del potente Xi Jinping

Circa due anni fa il mio ex giornale, The Economist, dedicò la copertina al presidente Xi Jinping descrivendolo come “L’uomo più potente del mondo”. Non sembra così potente, adesso. Anche se la Cina ha il leader più “Imperiale dai tempi di Mao Xedong”, i suoi cittadini vivono nel terrore di un’altra malattia respiratoria trasmessa dagli animali: due casi sono appena stati scoperti a Roma e altri cominciano a palesarsi anche in altri Paesi europei. Avrebbero tutto il diritto di chiedere perché il governo ci ha messo così tanto ad ammettere l’esistenza di questo nuovo coronavirus. Anche il presidente cinese dovrebbe sentirsi vulnerabile come i suoi connazionali, non alla malattia, ma all’opposizione.
Questo leader potentissimo e accentratore, famoso per la brutale repressione della corruzione intrapresa subito dopo avere assunto il suo incarico nel 2012, si sta dimostrando debole e inefficiente su molti fronti. Ha avuto un anno molto difficile. Per ora non sembra che questo si sia ritorto in qualche modo contro di lui o faccia da preludio alla sua sostituzione all’interno del partito comunista, ma potrebbe essere solo questione di tempo. L’elenco dei suoi fallimenti si sta allungando. Le interminabili manifestazioni per la democrazia a Hong Kong lo hanno fatto apparire inflessibile e privo di capacità diplomatiche.
Soprattutto dal momento che le proteste sono nate dalla repressione della libertà di parola nell’ex colonia, quando il governo ha cominciato a rapire e perseguitare gli editori. La travolgente vittoria, l’11 gennaio, a Taiwan, di Tsai Ing-Wen, il candidato alla presidenza oppositore del governo di Pechino, ha reso evidenti le conseguenze del fallimento delle sue ambizioni nel lungo periodo per il Paese.
Nel frattempo, l’emergere delle prove degli estesi campi di concentramento costruiti sotto la sua guida nella provincia a maggioranza musulmana dello Xinjiang ha reso piuttosto scettica l’opinione internazionale sul rispetto dei cinesi per i diritti umani. In passato i leader cinesi hanno tranquillamente ignorato l’opinione internazionale, ma sotto il presidente Xi la Cina ha cercato di espandere la sua rete globale di relazioni diplomatiche, in aperta rivalità con l’America. Sia per il mondo occidentale sia per quello musulmano, il trattamento del popolo uiguro dello Xinjiang mostra la realtà del dominio cinese. La lunga guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina è stata sospesa questo mese quando è stato raggiunto l’accordo per una tregua. Non si può dire che nessuna delle due parti abbia vinto, ma il rallentamento dell’economia cinese mostra più danni di quelli subiti dall’America. Alla fine, la pausa potrebbe rivelarsi ininfluente, ma a dispetto di ciò la squadra del presidente Xi ha fatto molte più concessioni rispetto a quella del presidente Trump. Tali battute d’arresto internazionali offuscano l’aura del tanto decantato “China Dream” del presidente Xi, un sogno attraverso il quale il suo Paese aspira a uno status di leader globale pari a quello degli Stati Uniti. Ma per un uomo che ha cambiato le regole del Partito comunista cinese per diventare a tutti gli effetti presidente a vita, dovrebbero essere ostacoli superabili. I fallimenti in patria e la rabbia dell’opinione pubblica nazionale rappresentano un pericolo maggiore.
Questa è attualmente la prospettiva grazie al bilancio crescente delle vittime del coronavirus e all’interruzione dei viaggi nazionali e internazionali che probabilmente causerà per diversi mesi. Il governo di Wuhan, la città più colpita, si sta congratulando con se stesso per la velocità con cui sta costruendo nuovi ospedali per essere in grado di far fronte al virus. Ma ciò che la gente deve chiedersi, innanzitutto , è perché tali ospedali di emergenza sono necessari. E perché è passato quasi un mese da quando sono emersi i primi casi della nuova malattia prima che i giornali della città fossero autorizzati a denunciarlo? Le emergenze sanitarie capitano. La Cina, nonostante tutta la sua potenza e ricchezza, rimane un Paese a reddito medio in cui persistono molte pratiche antigieniche, in particolare la stretta vicinanza tra persone e animali. Ma quando si verificano crisi sanitarie, la rapida diffusione delle informazioni, sia per i decisori sia per i cittadini ordinari, fa una grande differenza. La Cina comunista è uno stato in cui il potere è fortemente centralizzato, e il presidente Xi lo ha accentrato ancora di più. Molto probabilmente, le informazioni su ciò che stava accadendo sono arrivate lentamente a chi era autorizzato a intervenire. Ancora una volta, la natura segreta del sistema comunista cinese ha peggiorato la situazione.
In un sistema così segreto e centralizzato, è improbabile che si palesi una lotta aperta per il potere. Ma durante i suoi otto anni in carica, il presidente Xi si sarà fatto molti nemici, che molto probabilmente ora inizieranno a sfruttare la sua attuale debolezza. Emergerà lentamente e gradualmente. Ma peggiore sarà la crisi del coronavirus, più veloce sarà l’indebolimento e forse persino la destituzione del presidente Xi Jinping. L’uomo un tempo più potente del mondo scoprirà che anche se il sistema del Partito comunista che sovrintende è un grande sopravvissuto, il suo presidente può essere sostituito.

Traduzione di Carla Reschia
La Stampa

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