Per De Rita non solo economia fa rima con democrazia – di Giacomo Galeazzi

“Si rifiutano i sacrifici che i figli richiedono”

Analisi secca, senza sfumature: «Per riempire le culle non bastano bonus o asili nido gratis. Bisogna lavorare sul tessuto sociale e ricostruire un’idea di comunità». Il sociologo Giuseppe De Rita, fondatore del Censis ed ex presidente del Cnel, attribuisce il crollo delle nascite a «una dinamica culturale malata». Prende in mano i dati sulla natalità a partire dagli anni 70 e li mette a confronto con quella che chiama la «cetomedizzazione» dell’Italia.
Qual è la tendenza in corso?
«In Italia la denatalità è un dato ormai strutturale. Ciò provoca un danno anche economico. Per anni la dottrina tradizionale riteneva l’elevata natalità un moltiplicatore delle possibilità di povertà».
Poi cosa è cambiato?
« Ora la prospettiva sociologica si è capovolta: la denatalità diminuisce la ricchezza sociale attraverso effetti negativi sulla mobilità economica e sulla psicologia collettiva. Le culle sempre più vuote sono il risultato di un Paese impaurito,ripiegato sul presente, incapace di pensare al futuro».
Problema solo culturale?
«Non solo. C’è un narcisismo di massa che fa temere al ceto medio un progressivo impoverimento. Non si è più disposti a fare sacrifici per proiettare in avanti, attraverso i figli, le proprie speranze. Il crollo delle nascite nell’ultimo decennio sarebbe stato ancora più verticale se l’Italia non avesse goduto dell’effetto compensatorio della fecondità delle straniere».
Cosa deve fare la politica?
«C’è un quadro di incertezza occupazionale ed economica che contribuisce a una profonda revisione anche dei modelli culturali relativi alla procreazione. E’ un paradigma sociale segnato dalla tendenza a rinviare i momenti di passaggio alla vita adulta, soprattutto la scelta coraggiosa di diventare genitori».
Qual è l’alternativa?
«Si preferisce divertirsi o mettere da parte risorse in vista di qualche investimento o nel timore di esigenze future. Quello che entra in cassa viene messo a risparmio invece che a consumo. Fare figli è ritenuto un salto nel buio».
Quanto ha inciso la crisi economica di questo decennio?
«La crisi ha pesato su tutto, anche sulla voglia di avere figli. Ma non è detto che le coppie sarebbero più propense ad allargare la famiglia se migliorassero gli interventi pubblici. E’ un problema più profondo, di mentalità e di dittatura dell’io. Una società che non sa più dire “noi” non fa figli. Si è perso l’equilibrio nei rapporti sociali necessario per stare bene insieme, uno accanto all’altro. Per uscire dall’inverno demografico occorre rimboccarsi le maniche. Servono umiltà, volontà di fare, capire, migliorarsi. Altrimenti è la decadenza».
Cosa è cambiato dal 2008 ?
«Il ceto medio di natura impiegatizia ha peggiorato la propria condizione, si è precarizzato e ha introiettato insicurezze e rabbia che prima non aveva. Invece di un salto di qualità c’è stato un balzo all’indietro generalizzato».
E ciò a cosa è dovuto?
«L’egolatria dei social riduce gli orizzonti mentali e impedisce di accettare la sfida della genitorialità. Sono cresciuti timori, risentimento, autoreferenzialità. Tutti dicono che in Italia non c’è più un euro, ma non è vero. Aumentano i depositi bancari, le polizze vita, il risparmio nei fondi d’investimento, i soldi provenienti dall’economia sommersa e nascosti nel materasso. Lo conferma il fatto che in giro sono introvabili le banconote da 200 euro. Se non si fanno figli è soprattutto perché non si vuole ridimensionare tenore di vita, abitudini e comodità. I figli costano e obbligano eterni Peter Pan a uscire da loro egoismo». ».
Tanti vanno all’estero…
«Le nuove generazioni, quelle in età fertile, vanno a studiare o lavorare all’estero e lasciano il Paese al suo declino. La metafora della mucillagine rende bene l’idea: monadi scomposte che si riaggregano in poltiglie indistinte, senza un collante che le unisca in nome di un bene comune o di un progetto familiare. Non c’è più la speranza di migliorare, di crescere».

La Stampa

2 Commenti a Per De Rita non solo economia fa rima con democrazia – di Giacomo Galeazzi

  1. danielsun 12 Febbraio 2020 at 14:26 #

    LA STAMPA è strano, un giorno scrive A e l’altro Z. comunque il discorso finale è: chi fa figli progredisce e si impossessa del potere ,chi non fa figli muore….. c’era bisogno di sociologi e super professionisti per saperlo. Siamo sapienti, ma talmente tanto ignoranti che facciamo paura. perfino mussolini, nella sua malvagia testa, pagava le famiglie che facessero figli. I comunisti parlavano di prole-tariato . La vacua democrazia occidentale, ha prodotto mostri informi incapaci di prolificare. Imperi secolari sono caduti sulla immoralità economica e sociale, oggi cade l’occidente, un impero democratico morente in mano alla miseria morale e intelletualoide di super esperti del piffero.

  2. Paolo Sovrani 13 Febbraio 2020 at 15:16 #

    Beh, la classe dirigente ha voluto la precarizzazione selvaggia del lavoro per guadagnare di più. Non mi pare che La Stampa si sia stracciata le vesti per scaglairsi con tro un alegge tanto comoda anche per mamma Fiat. Di che si lamenta ora?

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