Da non perdere: i due papi. di Giancarlo Santalmassi

Uno stupefacente Antony Hopkins, e un incredibile Jonatan Price. Insomma due grandi attori, uniti in una grandissima rappresentazione: i due Papi. Che spiega molti retroscena.
Ratzinger è un grandissimo teologo: non persi una sua conversazione. Le teneva a Roma, alla Chiesa Nuova, a metà di quel corso Vittorio che continua fino a scavalcare il Tevere prima di tuffarsi su via della Conciliazione verso San Pietro.
La chiesa Nuova era una sorpresa. Un ovale sull’abside si apriva, ne scaturivano vapori profumati. Un uomo di grande dottrina ma scarsa pratica di governo. Cadde nella prima trappola quando, desideroso di ricomporre il cattolicesimo a unità, riammise in seno a romana chiesa l’”eresia” dei lefevriani. “La curia romana è un torbido intreccio e a metterci mano te la stritola” dice nel film di Netflix. E viene citato anche il libro scandalo sul Vaticangate di Gianluigi Nuzzi. Per l’occasione confessò ingenuamente che non sapva consultare internet, per cui era all’oscuro del fatto che con i lefevriani stava riammettendo in seno alla chiesa romana anche un vescovo tedesco….’negazionista’. Già dovette superare l’ironia di un piccolo ma acuto giornale come il manifesto che titolò un giorno ‘il pastore tedesco’ e un altro (il sindaco era Gianni Alemanno) ‘povera Roma: con un sindaco Alemanno e un papa Tedesco’!
Quando a Roma incontra Bergoglio, accade che il cardinale gesuita argentino vi arrivi perché ha preso un biglietto aereo Buenos Aires-Roma per dire a Ratzinger che si dimette da primate argentino, perché si ritiene colpevole di non aver protetto abbastanza i suoi concittadini dal generale Videla, un massacratore. La scena più drammatica è quella in cui una ragazza della sua parrocchia viene uccisa spinta a forza fuori da un aereo in volo sull’oceano. Come accadde a molti argentini. E le madri di plaza de Majo si sono battute per decenni perché quella tragedia, quel crimine, non venissero mai dimenticati. Ma quando si incontrano a Roma, Ratzinger prende Bergoglio in contropiede, dicendogli che è lui che si vuole dimettere. Nel conclave che l’aveva eletto Benedetto XVI, Bergoglio era stato il primo dei non eletti.
Non era la prima volta che un papa si dimette. Nel dicembre del 1294, Celestino V fece “…per viltade il gran rifiuto” (60mo verso del terzo canto del’Inferno di Dante dove l’Alighieri ha messo gli ignavi, quelli che han vissuto ‘senza infamia e senza lode’). Così Roma e il mondo hanno per la prima volta due papi.
Posso solo aggiungere che c’è una sola lacuna in questo racconto, ma una inezia che mi appassiona rispetto alla forza delle interpretazioni. Quando il papa annuncia le sue dimissioni (lo dice in latino e si capisce dallo sconcertato mormorio che percorre la platea dei porporati) solo una coloega, giovane, dell’Ansa lo capisce, e fa il famoso lancio che lasciò il mondo interdetto.
Ah, il latino: che errore abolirlo!
Ps: i due attori sono cosi identici alle persone che interpretano, che alla fine davanti all’elicottero l’ultima foto è per i due papi veri. Stupefacente!

4 Commenti a Da non perdere: i due papi. di Giancarlo Santalmassi

  1. Goffredo 27 Dicembre 2019 at 16:15 #

    Ma la storia delle dimissioni rigiutate è vera o fantasia ?

  2. claudio.oriente 31 Dicembre 2019 at 14:57 #

    È davvero stupefacente!

    Colgo l’occasione per augurare un buon 2020 a Let, Egregio Direttore, alla sua famiglia e a tutti i lettori.

  3. Paolo Sovrani 5 Gennaio 2020 at 01:15 #

    Si, in effetti è stato un grave errore evitare agli studenti di perder tempo per studiare una lingua morta. Io gli avrei fatto studiare anche l’aramaico.

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