Un Conte e un governo ostaggio degli indiani – di Marcello Sorgi

La battaglia di Taranto

La visita di Conte a Taranto è servita fino a un certo punto a coprire le profonde divisioni che resistono all’interno della maggioranza giallo-rossa sulla crisi dell’Ilva, ma ha dato al premier la possibilità di misurare personalmente la realtà in cui una parte della città chiede la chiusura dell’acciaieria perché teme per la propria vita e quella dei propri figli, e un’altra preme per la nazionalizzazione perché vede a rischio il posto di lavoro. «Una soluzione in tasca non ce l’ho» ha detto Conte. Ed è difficile che possa trovarla nei prossimi giorni.
Il governo infatti è profondamente diviso tra Pd e Italia viva che invocano un decreto per reintrodurre lo scudo penale per i gestori dell’impianto e 5 stelle che avvertono, con Di Maio, che se gli alleati dovessero insistere su questo punto «si aprirebbe un problema»: traduzione, Conte non avrebbe più la maggioranza in Parlamento. E piuttosto che far emergere le spaccature interne dei gruppi parlamentari pentastellati ormai incontrollabili, il capo politico preferisce coprire le posizioni più estreme, come quelle dei 17 senatori capitanati dall’ex ministra per il Sud Lezzi, pronti a far mancare i numeri a Palazzo Madama pur di non votare la reintroduzione dello scudo.
Con tutti i mezzi possibili Conte insiste con i Mittal per convincerli a far marcia indietro sulla decisione di abbandonare l’Ilva: ma la famiglia indiana che s’è aggiudicata l’impianto ha confermato anche ieri che preferisce uscire da questa storia. Ciò ha rafforzato la convinzione dei 5 stelle che il problema non sia più quello dell’immunità promessa e poi revocata, ma di cercare un nuovo gestore per l’azienda. Una ricerca che potrebbe fermarsi se il governo dovesse veramente cadere sul problema di Taranto.
Nell’immediato infatti, fermo restando il ritiro dei Mittal, l’unica soluzione di emergenza potrebbe essere la nomina di un commissario. Ma è difficile, se non impossibile, che il governo trovi una persona disponibile a rischiare di persona un’incriminazione da parte della magistratura, che a questo punto, in assenza dello scudo, sarebbe molto probabile.

La Stampa

3 Commenti a Un Conte e un governo ostaggio degli indiani – di Marcello Sorgi

  1. Laura 9 Novembre 2019 at 14:48 #

    Premesso che questo governo rafazzonato evidenzia ogni giorno di più l’assenza di idee (non dico di programmi o progetti condivisi) e di capacità di governo, oltre che di lungimiranza (Ah! la vecchia DC… chi avrebbe mai detto che l’avremmo quasi rimpianta?), cui prodest l’atteggiamento negazionista dei M5S? Chi metterà la faccia di fronte a quei potenziali elettori quando avranno perso il lavoro? Solo perché probabilmente non votano su Rousseau si ritiene che non contino nulla?
    Rincorrere gli obiettivi pseudopolitici a breve termine non può pagare, e tantomeno cercare di sfuggire alle proprie responsabilità.
    Ma se arrivo a capirlo io, che notoriamente sono di intelligenza medio-bassa, come può sfuggire il risultato di questo ragionamento così elementare a coloro che si presentano come gli esponenti della nuova politica italiana?

    • andrea dolci 9 Novembre 2019 at 16:58 #

      Lei ha assolutamente ragione ma da personaggi di scarso valore è difficile immaginare idee e comportamenti di livello.
      Forse quello che stiamo capendo oggi è che una certa furia iconoclasta contro gli “esperti” aveva poco di rivoluzionario e serviva solo a spacciare ignoranza, incompetenza e mediocrità come una ventata di salutare novità.
      La valanga di bugie dietro cui sono oramai costretti ad trincerarsi per salvare quel che resta della loro faccia è lì a testimoniare il loro fallimento, peccato che ci stia andando di mezzo il paese intero.

      • Paolo Sovrani 11 Novembre 2019 at 09:32 #

        Per fortuna che in quegli anni c’ero, quindi non mi si può raccontare una cosa per l’altra. L’Italia ha prosperato non a causa della sua classe dirigente, ma a dispetto della sua classe dirigente. Ha prosperato in un momento storico nel quale qualcuno ci aiutava pesantemente perchè eravamo il ventre molle di un’alleanza militare. Quando siamo diventati inutili da questo punto di vista, la nostra caduta è accelerata. Dico accelerata perchè una classe politica di imbelli, inetti ed incompetenti (“esperti”? Non scherziamo….) aveva già accumulato un debito pubblico insostenibile, ed allora non c’era la scusa ne dell’Europa (lo vuole l’Europa) ne dell’euro: il disastro nei conti pubblici di questo paese porta il nome ed il cognome di tre di quelli che ora voi, con corta memoria, chiamate esperti. Craxi, Andreotti e (meno) Forlani ed i loro sodali sono i responsabili della situazione attuale, non i 5 Stelle. La loro competenza, onestà ed integrità morale (una volta si che la classe politica era competente) si misurava nei continui scandali dei quali ormai non ricordo più nemmeno i nomi (Lockheed C130, scandalo petroli, lenzuola d’oro, carceri d’oro e qui mi fermo, ma l’elenco è lungo). Bene, questi sono i risultati dei vostri competenti, a meno che non vogliate sostenere che la situazione attuale sia figlia di qualche mese di governo dei 5 Stelle. Però da voi non sento mai nemmeno un decimo delle critiche che riservate a questo neonato movimento politico rivolte a coloro che li hanno preceduti. Mai. DC, PSI (non parliamo di Craxi, così caro a questo sito) e gli altri partiti che ci hanno governato per 50 anni escono vergini o quasi dalle vostre miopi analisi. Sono sempre più esterrefatto, e molto dispiaciuto. Non capisco da dove arrivi questa acredine. Buona gironata a tutti.

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