Il vacuo Conte sembra arruolato a tutti gli effetti nel partito dello sfascio. Di Marcello Sorgi

Anche se siamo abituati a non stupirci più di nulla, la visita al Colle dei tre segretari dei sindacati, è una novità che non passa inosservata. Landini, Furlan e Barbagallo hanno chiesto udienza al Presidente della Repubblica, che gliel’ha concessa di buon grado, per illustrargli la gravità della situazione dell’Ilva, e perché non sanno più a chi rivolgersi dato che nessuno li ascolta. O pur ascoltandoli, come ha fatto Conte nei giorni scorsi, poi non fa nulla per affrontare una delle più gravi crisi industriali degli ultimi decenni. Solo per stare alle cifre che sono state presentate a Mattarella, l’Ilva vale fino a un punto e mezzo di Pil, qualcosa come 17 miliardi di euro. E se la si rimisura sull’asfittica economia del Mezzogiorno, anche quattro o cinque punti. Senza contare la sorte dei 10.700, o 15 mila, se si considera l’indotto, che perderebbero il posto a causa della chiusura dell’acciaieria, minacciata da ArcelorMittal a partire dal prossimo 13 dicembre. Una chiusura che non può essere fermata – sia detto con tutto il rispetto – da ordinanze o avvisi perentori di uno dei numerosi magistrati che, in assenza di qualsiasi soluzione politica, hanno preso in mano la matassa, illudendosi di riuscire a sbrogliarla. Geloso com’è delle sue prerogative istituzionali e consapevole dei propri limiti, Mattarella in questi casi si contenta di ascoltare e prendere nota. Subito dopo, si sa, cerca di adoperare la moral suasion per richiamare a fare il proprio dovere il premier, i ministri competenti e i riluttanti leader politici della maggioranza. Attività divenuta sempre più difficile negli ultimi mesi, e specialmente – e imprevedibilmente – da quando il Conte 2 ha sostituito il Conte 1. Mentre infatti l’esecutivo giallo-verde era stato costruito quasi a dispetto del Quirinale, con Mattarella scettico ma incapace di sottrarsi al suo ruolo di notaio della Repubblica, la coalizione giallo-rossa, pur emersa da un ribaltone, diversamente si avvicinava alle aspettative del Capo dello Stato. Il quale, non che non fosse perplesso anche stavolta, visto come – senza il necessario approfondimento – prendeva corpo l’alleanza tra partiti avversari fino al giorno prima. Ma si era lasciato convincere dalle rassicurazioni del Pd e dalla determinazione dei 5 Stelle a evitare le elezioni. Inoltre il Presidente poteva augurarsi che il premier Conte, avendo già dato prova di autonomia dalle follie grilline e leghiste, nella passata esperienza con Di Maio e Salvini, potesse meglio dispiegare questa sua qualità con un esecutivo politico, creato sulla base di un programma condiviso, e impegnato a realizzarlo. Immaginarsi invece quale non sia stata la delusione di Mattarella nel vedere che Di Maio, Renzi e lo stesso Zingaretti continuavano a litigare allo stesso modo di chi li aveva preceduti. Dando per altro occasione a Salvini di attaccarli e prenderli in giro ogni giorno, parlando alla suocera di Palazzo Chigi perché la nuora del Quirinale intendesse. È esattamente questo che Mattarella avrebbe voluto confessare ai segretari dei sindacati, saliti al Colle a sfogarsi con lui contro il governo e contro Conte, dal quale si aspettavano maggiore attenzione. Forse perché in passato, soprattutto al tempo del suo primo governo, si era fatto valere, magari impropriamente, come membro ad honorem del “club del Quirinale”.E invece adesso non si capisce dove militi, e perché sembri arruolato a tutti gli effetti nel partito dello sfascio. Così che l’ultima speranza per l’Ilva è legata alla possibilità che il Presidente della Repubblica riesca a richiamare Conte e il suo governo al senso di responsabilità. Sebbene ormai, al punto in cui sono le cose, non è detto che sia possibile.

La Stampa

9 Commenti a Il vacuo Conte sembra arruolato a tutti gli effetti nel partito dello sfascio. Di Marcello Sorgi

  1. andrea dolci 19 Novembre 2019 at 12:15 #

    Ribadisco, mediocri figuranti non posso che produrre uno spettacolo penoso. Aggiungiamoci una schiera di oscuri travet passati spesso dal sussidio di disoccupazione a guadagnare migliaia di euro mese con i benefit dell’essere parlamentare e la frittata è fatta.
    L’unica cosa che conta é restare attaccati alla poltrona, anche a costo di tenere il paese in ostaggio e condannandolo così ad un doloroso declino.

    • Paolo Sovrani 19 Novembre 2019 at 14:48 #

      “Finanza perquisisce Arcelor: sequestrati documenti. L’accusa: materie prime comprate a prezzi molto alti, poi prodotti finiti svenduti a società interne al gruppo”. Colpa degli oscuri travet che hanno ripristinato la legalità, se Mittal fa queste cose, signor Dolci?

      • andrea dolci 19 Novembre 2019 at 16:34 #

        Aspettare una sentenza, no ?
        Anzi, no, aspettare almeno un eventuale capo di imputazione, è troppo ?
        Provi ad informarsi su cosa è il “modello 45”, ovvero una indagine avviata senza che vi sia una notizia di reato a che serve ad accertarne una eventuale esistenza.
        Si chiama civiltà giuridica, quella orribile cosa che evidentemente le fa venire l’orticaria se arriva al punto di trasformare una indagine per vedere se sono stati commessi dei reati addirittura in una sentenza passata in giudicato..
        Poi, visto che è il settore dove opero da 30 anni, se volesse qualche informazione su come funziona il business nei grandi gruppi siderurgici, sul fatto che, ad esempio, è prassi normale acquisire le materie prime centralmente e su come esistano a livello di legislazione europea (BEPS) dei parametri per valutare se i mark-up nelle operazioni intra-gruppo sono corretti o rappresentano trasferimenti illeciti di profitto, sarà un piacere darle qualche informazione.
        Un abbraccio

        • Paolo Sovrani 19 Novembre 2019 at 18:10 #

          Caro sig. Dolci, aspetterò senz’altro la sentenza, è ovvio. Ma oggi posso parlare solo di questo. Del resto, mi pare ormai evidente che il famoso scudo penale sia solo una banale foglia di fico per nascondere le vere intenzioni di Arcelor, non trova? A proposito, settore interessante il suo. Se volesse darci ulteriori delucidazioni credo che sarebbe di notevole interesse.

          • andrea dolci 19 Novembre 2019 at 18:29 #

            AM aveva firmato liberamente un contratto e lo Stato avrebbe avuto gioco facile ad obbligare l’azienda a rispettarlo sia in termini di livelli produttivi che occupazionali.
            Avendo eliminato lo scudo legale ha dato l’appiglio ad AM per impugnare il contratto.
            Tra l’altro lo scudo non era esplicitamente citato nel contratto originale e, come riportato dal Fatto, è stato inserito in un addendum firmato dal Governo nel settembre 2018.
            Curioso che chi firmò quell’addendum oggi ne neghi l’esistenza.

          • Paolo Sovrani 19 Novembre 2019 at 20:05 #

            Quello che mi piace è che non riusciamo proprio ad andare d’accordo. Ma praticamente su nulla, eh. Buona serata.

  2. Stefania 19 Novembre 2019 at 13:28 #

    Il topo mannaro sorgi nel buio ufficio spara contro tutti , invece in tv fa il gigione perché non di dice chiaramente che Mittal ha sempre aperto fabbriche i. Zone non sindacalizzate, quando si è resa conto che l’Italia mette limiti , si tirano indietro. Indiani che hanno messo sul loro suolo i veleni biogas Bangalore. Che volete che gli serva lo scudo legale. Nessuno da dire perché di rifiuto’ cordata del vecchio? Saluti

    • Paolo Sovrani 19 Novembre 2019 at 14:49 #

      Il caro Sorgi è un coniglio mannaro….

    • andrea dolci 20 Novembre 2019 at 10:07 #

      Nessuno rifiutò la cordata Del Vecchio per il semplice motivo che fu una cordata messa in piedi solo per rendere valida la gara. Non è un caso che offrì una cifra irragionevolmente bassa.

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