Per Marcello Sorgi, il taglio dei parlamentari è un’assicurazione sulla lunga vita di questa legislatura

Il voto ultra plebiscitario con cui la Camera ha approvato in via definitiva il taglio dei parlamentari, cancellando i timori della vigilia, avrà – o meglio avrebbe – un primo effetto immediato: la stabilizzazione e l’allungamento della legislatura verso la sua scadenza naturale del 2023. Da ieri infatti ogni deputato e senatore sa di avere meno possibilità di essere rieletto, ed è verosimile che voglia spendere il proprio mandato fino all’ultimo giorno. 
Anche perché non è ancora chiaro – né lo sarà tanto presto – con quale legge elettorale si andrà a votare. E la scelta di un sistema piuttosto che un altro complica ulteriormente i pronostici. Se non fosse per il referendum di Salvini, che punta a cancellare i due terzi di proporzionale contenuti nell’attuale Rosatellum, per trasformarlo in un sistema maggioritario solo uninominale e giocare la partita delle prossime elezioni solo nei collegi dove vince chi ha un voto in più, i partiti avrebbero tutte le convenienze a prendersela comoda e rinviare la scelta più avanti possibile, anche se il Pd, in cambio del voto favorevole alla riduzione dei parlamentari, ha ottenuto che si discuta al più presto delle garanzie che devono accompagnarlo, a cominciare dalla nuova legge elettorale.
Se Renzi dovesse continuare a crescere, sia nei sondaggi, sia per numero di transfughi che approdano nei gruppi di Italia viva, la tentazione Democrat di puntare a un sistema proporzionale, in funzione anti-Salvini, potrebbe affievolirsi. Ma appunto, incombe il referendum di Salvini. E affidarsi alla sola Corte costituzionale per cassarlo potrebbe non bastare. Di qui la necessità di riscrivere le regole per il voto, per poi magari accantonarle dato che la legislatura deve proseguire. Sapendo, tuttavia, che quando una nuova legge elettorale è approvata, la legislatura entra in una fase di avvitamento.
Il voto ultra plebiscitario con cui la Camera ha approvato in via definitiva il taglio dei parlamentari, cancellando i timori della vigilia, avrà – o meglio avrebbe – un primo effetto immediato: la stabilizzazione e l’allungamento della legislatura verso la sua scadenza naturale del 2023. Da ieri infatti ogni deputato e senatore sa di avere meno possibilità di essere rieletto, ed è verosimile che voglia spendere il proprio mandato fino all’ultimo giorno. 
Anche perché non è ancora chiaro – né lo sarà tanto presto – con quale legge elettorale si andrà a votare. E la scelta di un sistema piuttosto che un altro complica ulteriormente i pronostici. Se non fosse per il referendum di Salvini, che punta a cancellare i due terzi di proporzionale contenuti nell’attuale Rosatellum, per trasformarlo in un sistema maggioritario solo uninominale e giocare la partita delle prossime elezioni solo nei collegi dove vince chi ha un voto in più, i partiti avrebbero tutte le convenienze a prendersela comoda e rinviare la scelta più avanti possibile, anche se il Pd, in cambio del voto favorevole alla riduzione dei parlamentari, ha ottenuto che si discuta al più presto delle garanzie che devono accompagnarlo, a cominciare dalla nuova legge elettorale.
Se Renzi dovesse continuare a crescere, sia nei sondaggi, sia per numero di transfughi che approdano nei gruppi di Italia viva, la tentazione Democrat di puntare a un sistema proporzionale, in funzione anti-Salvini, potrebbe affievolirsi. Ma appunto, incombe il referendum di Salvini. E affidarsi alla sola Corte costituzionale per cassarlo potrebbe non bastare. Di qui la necessità di riscrivere le regole per il voto, per poi magari accantonarle dato che la legislatura deve proseguire. Sapendo, tuttavia, che quando una nuova legge elettorale è approvata, la legislatura entra in una fase di avvitamento.
Il voto ultra plebiscitario con cui la Camera ha approvato in via definitiva il taglio dei parlamentari, cancellando i timori della vigilia, avrà – o meglio avrebbe – un primo effetto immediato: la stabilizzazione e l’allungamento della legislatura verso la sua scadenza naturale del 2023. Da ieri infatti ogni deputato e senatore sa di avere meno possibilità di essere rieletto, ed è verosimile che voglia spendere il proprio mandato fino all’ultimo giorno. 
Anche perché non è ancora chiaro – né lo sarà tanto presto – con quale legge elettorale si andrà a votare. E la scelta di un sistema piuttosto che un altro complica ulteriormente i pronostici. Se non fosse per il referendum di Salvini, che punta a cancellare i due terzi di proporzionale contenuti nell’attuale Rosatellum, per trasformarlo in un sistema maggioritario solo uninominale e giocare la partita delle prossime elezioni solo nei collegi dove vince chi ha un voto in più, i partiti avrebbero tutte le convenienze a prendersela comoda e rinviare la scelta più avanti possibile, anche se il Pd, in cambio del voto favorevole alla riduzione dei parlamentari, ha ottenuto che si discuta al più presto delle garanzie che devono accompagnarlo, a cominciare dalla nuova legge elettorale.
Se Renzi dovesse continuare a crescere, sia nei sondaggi, sia per numero di transfughi che approdano nei gruppi di Italia viva, la tentazione Democrat di puntare a un sistema proporzionale, in funzione anti-Salvini, potrebbe affievolirsi. Ma appunto, incombe il referendum di Salvini. E affidarsi alla sola Corte costituzionale per cassarlo potrebbe non bastare. Di qui la necessità di riscrivere le regole per il voto, per poi magari accantonarle dato che la legislatura deve proseguire. Sapendo, tuttavia, che quando una nuova legge elettorale è approvata, la legislatura entra in una fase di avvitamento.

La Stampa

Commenti chiusi.
I diritti d'autore appartengono alle rispettive firme. Santalmassiaschienadritta.it è uno spazio aperto a disposizione dei lettori.
La qualità del sito dipende anche dalla vostra collaborazione. Sappiate che inserendo dei commenti dovrete seguire le regole del sito e sarete gli unici responsabili di quel contenuto e delle sue sorti.