Insiste il Financial Times. Mincione-Conte: tutto da chiarire. di Giancarlo Santalmassi

Financial Times: “Conte fu consulente di un fondo finito nell’inchiesta del Vaticano”. Salvini: “Venga a spiegare in Parlamento”
Il giornale britannico avanza l’ipotesi di un conflitto di interessi del premier legato al finanziere Raffaele Mincione. Una vicenda di cui Repubblica parlò per prima nel maggio 2018. Il leader leghista: “Se fosse vero dovrebbe dimettersi”

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28 ottobre 2019
Financial Times: “Conte fu consulente di un fondo finito nell’inchiesta del Vaticano”. Salvini: “Venga a spiegare in Parlamento”
(fotogramma)
Un conflitto di interessi per il premier? La questione viene rilanciata dal Financial Times, che collega una vicenda da tempo esaminata dalla stampa italiana all’ultimo scandalo vaticano. Le indagini aperte poche settimane fa dagli investigatori pontifici si focalizzano infatti sul fondo di investimento Athena Global Opportunities gestito dal finanziere Raffaele Mincione, che avrebbe ricevuto circa 200 milioni di euro dal Segretariato Vaticano per un discusso investimento immobiliare di lusso a Londra.

Nel maggio 2018 la società Fiber 4.0, controllata sempre dal fondo di Mincione, aveva ingaggiato l’avvocato Giuseppe Conte per un parere legale. Fiber 4.0 stava tentando la scalata alla Retelit, una compagnia italiana di telecomunicazioni, ma era stata battuta da due aziende straniere: un fondo tedesco e una società statale libica. Conte nel suo parere legale del 14 maggio 2018 sostenne la necessità di introdurre il principio del golden power, che in questo caso avrebbe permesso al governo di bloccare la cessione delle compagnie strategiche ad azionisti stranieri.

Repubblica rivelò per prima la vicenda già il 23 maggio 2018, quando Conte era solo candidato premier e non ancora insediato a Palazzo Chigi. Un mese dopo, il governo giallo-verde guidato da Conte emanò un decreto applicando proprio il golden power a Retelit. Ma il fondo di Mincione non ne ottenne benefici e non riuscì a ottenere il controllo della compagnia. Il premier spiegò allora di non avere partecipato alla discussione del decreto e di essersi astenuto dal votarlo in consiglio dei ministri. E Mincione disse di non avere mai incontrato personalmente l’avvocato Conte, il cui nome gli venne suggerito da un altro studio legale.

Ma Gianluca Ferrari, direttore della Shareholder Value ossia il fondo tedesco che si opponeva a Mincione nella scalata, ha dichiarato al Financial Times che “hanno tentato di invalidare il voto degli azionisti attraverso un escamotage tecnico legale che richiede l’approvazione del governo e hanno assunto un avvocato che ha rilasciato un parere legale guarda caso pochi giorni prima di diventare primo ministro”. Questo tipo di conflitto di interessi – sostiene il manager – ha rischiato di minare la fiducia degli investitori internazionali nell’Italia.

Il Financial Times inoltre ha potuto esaminare alcuni elementi dell’indagine aperta dalla procura vaticana, focalizzata proprio sulle attività di Mincione e i finanziamenti sospetti concessi dalle istituzioni pontificie alle sue attività. Il quotidiano britannico arriva a sostenere che il fondo Athena Global Opportunities fosse “sostenuto dal Segretariato Vaticano” e che la scalata alla Retelit sia stata lanciata utilizzando proprio il denaro ottenuto dalla Santa Sede.

Nel maggio 2018 l’avvocato Conte sapeva di stare lavorando per un fondo sostenuto dal Vaticano? Ieri sera Palazzo Chigi ha diffuso una nota: “Conte ha reso solo un parere legale e non era a conoscenza e non era tenuto a conoscere il fatto che alcuni investitori facessero riferimento ad un fondo di investimento sostenuto dal Vaticano e oggi al centro di un’indagine”.

La presidenza del Consiglio ha ribadito che “per evitare ogni possibile conflitto di interesse, il premier si è astenuto anche formalmente da ogni decisione circa l’esercizio della golden power. In particolare non ha preso parte al Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2018 (nel corso del quale è stata deliberata la golden power), astenendosi formalmente e sostanzialmente da qualunque valutazione. Si fa presente che in quell’occasione era impegnato in Canada per il G7”. E conclude: “Non esiste nessun conflitto di interesse, rischio questo che peraltro era già stato paventato all’epoca da alcuni quotidiani”.

Salvini ha subito rilanciato l’articolo del giornale britannico: “Magari domani la prima lettura del presidente del Consiglio sarà il corriere dell’Umbria, la seconda il Financial Times. Non sono positive né l’una, né l’altra”. Gli ha fatto eco Giorgia Meloni: “Se Conte ha tradito l’Italia, o ha fatto qualcosa che non sta nel suo ruolo, gliene chiederemo conto”. Più decisa la dichiarazione rilasciata durante la conferenza stampa successiva: “In democrazia conta il voto, non ci sono spallate, se quello che scrive il Financial times fosse solo parzialmente vero – dice Salvini – in qualsiasi Paese ci sarebbero le dimissioni tre minuti dopo. Se un giornale autorevole come il Financial Times ipotizza dubbi, ombre o conflitti di interesse, mi aspetto che il presidente del Consiglio corra in Parlamento a riferire. Se non ritenesse di farlo lui, già oggi stesso glielo chiederemo noi”.

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