Se non ci fosse Di Maio, bisognerebbe inventarne uno…..di Mattia Feltri

Svincolo di mandato

Mattia Feltri
Il sublime Luigi Di Maio, politico intraducibile in altre lingue, ha ritirato fuori l’idea del vincolo di mandato per impedire ai parlamentari di cambiare partito, e chi lo cambia va a casa. L’ha ritirata fuori poiché una sua senatrice è passata con Matteo Renzi e un’altra ventina, gira notizia, è pronta allo sgombero. Basta col mercato delle vacche, ha detto l’intraducibile col linguaggio raffinato e innovativo che è lo strascico del suo pensiero. Già altre volte, qui, si è commesso il peccato di presunzione di volergli spiegare che il vincolo di mandato appartiene ai regimi autoritari, dove agli eletti è vietato il dissenso e imposta l’ubbidienza, e infatti in Italia l’ultimo a introdurlo fu il Duce, e tutte le democrazie liberali del mondo l’hanno abolito, eccetera eccetera. Allora adesso ci si prova con un esempio. Si immagini, Di Maio, un partito nel quale un capo politico si presenta alle elezioni dicendo mai alleanze, soprattutto con quelli di destra che sono fascisti, mascalzoni e farabutti, il giorno dopo però fa l’alleanza con quelli di destra, riscrive metà programma, poi ci litiga, allora mai alleanze con quelli di sinistra che sono comunisti, corrotti e pedofili, il giorno dopo però fa l’alleanza con quelli di sinistra e riscrive l’altra metà programma, e si immagini, Di Maio, di dover seguire ora dopo ora lo slalom gigante di un simile scafista della cosa pubblica, i ribaltamenti e le permute d’idee di un così formidabile e fatuo traditore di mandati, e di dover restare fedele a ogni sua bizzosa infedeltà. E si immagini, Di Maio, se un vincolo gli proibisse pure di spedirlo al diavolo e cambiare aria.
Il sublime Luigi Di Maio, politico intraducibile in altre lingue, ha ritirato fuori l’idea del vincolo di mandato per impedire ai parlamentari di cambiare partito, e chi lo cambia va a casa. L’ha ritirata fuori poiché una sua senatrice è passata con Matteo Renzi e un’altra ventina, gira notizia, è pronta allo sgombero. Basta col mercato delle vacche, ha detto l’intraducibile col linguaggio raffinato e innovativo che è lo strascico del suo pensiero. Già altre volte, qui, si è commesso il peccato di presunzione di volergli spiegare che il vincolo di mandato appartiene ai regimi autoritari, dove agli eletti è vietato il dissenso e imposta l’ubbidienza, e infatti in Italia l’ultimo a introdurlo fu il Duce, e tutte le democrazie liberali del mondo l’hanno abolito, eccetera eccetera. Allora adesso ci si prova con un esempio. Si immagini, Di Maio, un partito nel quale un capo politico si presenta alle elezioni dicendo mai alleanze, soprattutto con quelli di destra che sono fascisti, mascalzoni e farabutti, il giorno dopo però fa l’alleanza con quelli di destra, riscrive metà programma, poi ci litiga, allora mai alleanze con quelli di sinistra che sono comunisti, corrotti e pedofili, il giorno dopo però fa l’alleanza con quelli di sinistra e riscrive l’altra metà programma, e si immagini, Di Maio, di dover seguire ora dopo ora lo slalom gigante di un simile scafista della cosa pubblica, i ribaltamenti e le permute d’idee di un così formidabile e fatuo traditore di mandati, e di dover restare fedele a ogni sua bizzosa infedeltà. E si immagini, Di Maio, se un vincolo gli proibisse pure di spedirlo al diavolo e cambiare aria.
Il sublime Luigi Di Maio, politico intraducibile in altre lingue, ha ritirato fuori l’idea del vincolo di mandato per impedire ai parlamentari di cambiare partito, e chi lo cambia va a casa. L’ha ritirata fuori poiché una sua senatrice è passata con Matteo Renzi e un’altra ventina, gira notizia, è pronta allo sgombero. Basta col mercato delle vacche, ha detto l’intraducibile col linguaggio raffinato e innovativo che è lo strascico del suo pensiero. Già altre volte, qui, si è commesso il peccato di presunzione di volergli spiegare che il vincolo di mandato appartiene ai regimi autoritari, dove agli eletti è vietato il dissenso e imposta l’ubbidienza, e infatti in Italia l’ultimo a introdurlo fu il Duce, e tutte le democrazie liberali del mondo l’hanno abolito, eccetera eccetera. Allora adesso ci si prova con un esempio. Si immagini, Di Maio, un partito nel quale un capo politico si presenta alle elezioni dicendo mai alleanze, soprattutto con quelli di destra che sono fascisti, mascalzoni e farabutti, il giorno dopo però fa l’alleanza con quelli di destra, riscrive metà programma, poi ci litiga, allora mai alleanze con quelli di sinistra che sono comunisti, corrotti e pedofili, il giorno dopo però fa l’alleanza con quelli di sinistra e riscrive l’altra metà programma, e si immagini, Di Maio, di dover seguire ora dopo ora lo slalom gigante di un simile scafista della cosa pubblica, i ribaltamenti e le permute d’idee di un così formidabile e fatuo traditore di mandati, e di dover restare fedele a ogni sua bizzosa infedeltà. E si immagini, Di Maio, se un vincolo gli proibisse pure di spedirlo al diavolo e cambiare aria.
Il sublime Luigi Di Maio, politico intraducibile in altre lingue, ha ritirato fuori l’idea del vincolo di mandato per impedire ai parlamentari di cambiare partito, e chi lo cambia va a casa. L’ha ritirata fuori poiché una sua senatrice è passata con Matteo Renzi e un’altra ventina, gira notizia, è pronta allo sgombero. Basta col mercato delle vacche, ha detto l’intraducibile col linguaggio raffinato e innovativo che è lo strascico del suo pensiero. Già altre volte, qui, si è commesso il peccato di presunzione di volergli spiegare che il vincolo di mandato appartiene ai regimi autoritari, dove agli eletti è vietato il dissenso e imposta l’ubbidienza, e infatti in Italia l’ultimo a introdurlo fu il Duce, e tutte le democrazie liberali del mondo l’hanno abolito, eccetera eccetera. Allora adesso ci si prova con un esempio. Si immagini, Di Maio, un partito nel quale un capo politico si presenta alle elezioni dicendo mai alleanze, soprattutto con quelli di destra che sono fascisti, mascalzoni e farabutti, il giorno dopo però fa l’alleanza con quelli di destra, riscrive metà programma, poi ci litiga, allora mai alleanze con quelli di sinistra che sono comunisti, corrotti e pedofili, il giorno dopo però fa l’alleanza con quelli di sinistra e riscrive l’altra metà programma, e si immagini, Di Maio, di dover seguire ora dopo ora lo slalom gigante di un simile scafista della cosa pubblica, i ribaltamenti e le permute d’idee di un così formidabile e fatuo traditore di mandati, e di dover restare fedele a ogni sua bizzosa infedeltà. E si immagini, Di Maio, se un vincolo gli proibisse pure di spedirlo al diavolo e cambiare aria.

La Stampa

Un commento a Se non ci fosse Di Maio, bisognerebbe inventarne uno…..di Mattia Feltri

  1. Paolo Sovrani 27 Settembre 2019 at 21:16 #

    Dott. Santalmassi, lei è un grande giornalista, fa veramente tristezza vedere quanto odio prova nei confronti di gente che in Italia ha l’unica colpa di essere incensurata. Mi dispiace moltissimo, perchè pubblica un sacco di articoli interessanti, e lo sono anche i suoi commenti. Ma quando tratta dei 5 Stelle, e glie lo scrivo con grande rispetto, mi sembra davvero accecato. Mi scusi ancora.

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