Fermare la strage – di Giancarlo Santalmassi

Stamani nel pavese, in campagna, sono morti quattro sikh. Si sono calati uno alla volta in una vasca e sono rimasti uccisi dalle esalazioni. Il primo che si è calato si è sentito male. Gli altri uno alla volta sono scesi nel tentativo di salvarlo e sono inesorabilmente morti.
A parte il fatto che nessuno ancora obbliga chi scende in una autobotte, un tino, una stiva o una vasca a indossare una maschera antigas (una vita non vale meno di 200 euro, quando costerebbe una maschera?), i morti sul lavoro dal 1* gennaio sono diventati ben 599. In sostanza due al giorno. È terribile.
Quanti decreti sicurezza ha varato Salvini? Sicurezza da che, e soprattutto di chi?

6 Commenti a Fermare la strage – di Giancarlo Santalmassi

  1. Laura F 12 Settembre 2019 at 21:06 #

    Un Paese come il nostro, che con Bernardino Ramazzini – nel 1690 – ha iniziato a dar vita alla Medicina del lavoro, e che anche oggi conta poche decine di milioni di abitanti, dovrebbe saper impedire che, ogni giorno, due persone perdano la vita sul lavoro. A cosa serve la tanto strombazzata “sicurezza” (“Sicurezza da che, e soprattutto di chi?” come giustamente scrive lei, Direttore) se non siamo nemmeno in grado di proteggere realisticamente i nostri lavoratori dalla mancanza di formazione e di consapevolezza dei rischi?
    E non consideriamo che quella “sicurezza”, in nome della quale abbiamo promulgato leggi, decreti e normativa varia, è agita “contro” qualcuno che (contro di noi) non ha messo in atto alcuna azione o minaccia?

  2. andrea dolci 12 Settembre 2019 at 23:23 #

    Caro Direttore, stavo per scrivere il solito pistolotto anche forte del fatto che lavoro da sempre in un settore ad alto rischio e credo di averne viste di tutti i colori.
    Mi limito a far notare che siamo ad esempio un popolo che considera il Codice della Strada una accozzaglia di stupide, inutili e vessatorie norme col triste risultato di avere il record di morti sulle strade; pensi solo al fatto che la maggior parte dei genitori porta in macchina in figli piccoli senza usare gli appositi seggiolini esponendo così i pargoli a gravi rischi anche in caso di banali tamponamenti.
    Può chi è sciatto, superficiale e naturalmente portato confidare nello stellone avere un approccio costruttivo al tema della sicurezza ?
    La sicurezza non fatta solo di norme che abbiamo e che sono anche troppe, la sicurezza è prima di tutto un fatto culturale, come lo è la legalità, il senso civico e l’educazione.

    P.S. mi scusi l’appunto ma credo che un tema così importante non meriti di essere strumentalizzato per fare polemica politica.

    Con immutata stima.

    • Paolo Sovrani 14 Settembre 2019 at 01:04 #

      Caro sig. Dolci, so che lei è preciso, quindi la informo che quanto lei afferma, e cioè che l’Italia avrebbe il record di “morti sulle strade”, è errato, e di molto. La media mondiale è di 174 morti per milione di abitanti, mentre in Italia il dato è 56. Come vede, siamo ben lontani da siffatto triste primato. Non vorrei che la qualità delle sue informazioni in generale fosse questa: in tal caso, con mio dispiacere mi spiegherei le notevoli divergenze di opinioni che spesso abbiamo. Con simpatia, Paolo.

  3. stefano livoti 13 Settembre 2019 at 08:41 #

    La luna o il dito? In questo caso (come in altri) non è un problema di soldi, ma di ignoranza: le esalazioni sono un nemico invisibile, che uccide senza pietà chi non ne conosce l’esistenza. Un’idea è mettere punti di controllo ovunque si apra un’attività considerata “ad alto rischio”, almeno per assicurarsi del fatto che titolari e lavoratori siano al corrente dei rischi connessi. C’è da chiedersi cosa fanno in merito gli altri paesi in Europa.

    • Paolo Sovrani 14 Settembre 2019 at 01:07 #

      Egr. sig. Livoti, temo che una simile iniziativa verrrebbe bollata dall’Istituto Bruno Leoni, tanto caro al titolare del sito, come l’ennesima prova che nel nostro paese la dittatura della sinistra soffoca la vitalità della libera impresa con lacci e lacciuoli che devono essere al più presto aboliti.

  4. Laura F. 14 Settembre 2019 at 15:14 #

    Torno a stressare un argomento già esposto: la consapevolezza dei rischi lavorativi da parte dei lavoratori. Temo che non investiamo abbastanza in formazione di base.
    Di tutto il resto – buona o cattiva politica – si può parlare all’infinito, ma senza alcun costrutto.

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