Eviteremo le clausole dell’iva, meglio se nessuno si farà prendere dall’euforia – di Piercarlo Padoan

La Nota di aggiornamento al Def, sta arrivando a grandi passi e subito dopo, o quasi, ci sarà la Legge di Bilancio. Malgrado i risparmi di spesa degli ultimi mesi i margini di manovra sono strettissimi. Poco, pochissimo, spazio fiscale resta a disposizione una volta che si siano trovate le risorse per bloccare l’aumento dell’Iva e onorare gli impegni indifferibili. In questo quadro il mio consiglio (non richiesto) al Governo è duplice. Primo. Evitare di lasciarsi prendere dall’euforia su margini di flessibilità che il nuovo quadro europeo sembrava aver, in un primo momento, promesso. Secondo. Collocare le decisioni sulla legge di Bilancio 2020 in una prospettiva pluriennale. L’Europa potrà concedere margini di flessibilità nella definizione del quadro finanziario, ma questa dovrà essere giustificata da impegni di aggiustamento e di misure a sostegno della crescita di lungo periodo. In una parola, misure di sostegno all ‘investimento, e misure (riforme) strutturali. Lo chiede anche Draghi nella sua audizione al Parlamento Europeo, come ha coerentemente continuato a fare negli ultimi anni.

Anche per questa ragione la prospettiva della manovra deve essere pluriennale. E del resto, da qui alla fine (naturale) della legislatura di leggi di Bilancio ce ne saranno quattro. I risultati migliori si vedono in un orizzonte di medio termine. Nel medio termine si possono materializzare benefici per l’economia che il breve termine, quello di una singola manovra di bilancio, non è in grado di produrre. In tre anni gli investimenti pubblici stanziati ma non spesi potrebbero essere in buona parte finalmente realizzati. In tre anni gli investimenti privati producono effetti positivi sia dal lato della domanda sia, in parte dal lato dell’offerta, della crescita potenziale. In tre anni si possono concretizzare nel bilancio risparmi di spesa avviati da misure di spending review attivate ora. In tre anni i benefici di misure strutturali introdotte per migliorare la amministrazione tributaria si traducono in aumenti signifìcativi di entrate. In tre anni si potrebbero apprezzare gli effetti di altre misure strutturali, per esempio per la scuola e per la famiglia. In tre anni il debito potrebbe finalmente scendere rispetto al Pil in misura apprezzabile dai mercati con ulteriori benefici in termini di minori pagamenti per interessi. In tre anni le riduzioni di imposta (anche quelle decise ora e attivate piu tardi) si farebbero sentire nelle “tasche degli italiani”. In tre anni in altri termini il paese avrebbe piu spazio fiscale e qualche miglioramento strutturale che permetterebbe al paese di svoltare su un sentiero più largo. Lo stato di fiducia di famiglie e imprese ne beneficerebbe, aggiungendo slancio alle misure del governo con piu entusiasmo nelle decisioni di spesa.

La condizione necessaria perché una prospettiva triennale abbia successo è, naturalmente che sia credibile l’impegno della politica a perseguirla. Ma quasi sempre l’orizzonte temporale della politica è di breve periodo, La politica richiede risultati immediati, annunci ad effetto. E’ incalzata dalla scadenza elettorale che inevitabilmente arriva. Nel decidere quale atteggiamento seguire la politica dovrebbe riflettere su una semplice dato. per un paese che si barcamena tra crescita bassa (bassissima) e debito che non scende, non esistono scorciatoie. Il Governo si trova di fronte a un ampia finestra di opportunità, un capitale di fiducia che va usato al meglio, Appunto, senza euforia e con una visione di ampio respiro.

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