La bufala della flat tax dell’”inconsapevole” (?) Salvini – di Vincenzo Visco

Salvini ha rilanciato sulla Flat Tax prima che l’opinione pubblica e gli stessi esperti si rendessero conto degli effetti del primo intervento. Al di là del fatto che, se non ci sono soldi (e non ce ne sono!), dovrebbe apparire per lo meno stravagante proporre ulteriori riduzioni di imposte, i commentatori non hanno sottolineato il rischio di sconvolgimento della nostra principale imposta. Oramai la conoscenza, la scienza, la tecnica, appaiono irrilevanti e fastidiose anche per i media meno favorevoli al Governo. Andiamo per ordine. Con la recente legge di bilancio è stato stabilito che le partite Iva, cioè professionisti, commercianti, artigiani, e altri operatori individuali con volume d’affari inferiore ai 65.000 euro dovranno pagare l’Irpef in base ad un’aliquota proporzionale del 15%, senza essere assoggettati all’Iva e alle addizionali regionali e comunali.

Non si considerano i costi di produzione, per cui il fatturato di un orefice è trattato nello stesso modo dei ricavi di un avvocato, o di un idraulico, e quindi la disparità di trattamento tra contribuenti con lo stesso reddito è assicurata, per non parlare di quella con i lavoratori dipendenti e i pensionati. Non contenti di questo exploit, nella stessa legge di bilancio è previsto che dal 2020 le medesime partite Iva con fatturato compreso tra 65.000 e 100.000 euro paghino in base ad un’aliquota del 20%, ma questa volta sul reddito determinato analiticamente.

Ora per il futuro si prospetta di estendere l’applicazione dell’aliquota del 15% anche ai lavoratori dipendenti (e pensionati?) con reddito familiare fino a 50.000 euro. In questo modo si riduce la platea degli interessati per evitare perdite di gettito clamorose. Sono anche in questo caso escluse le addizionali locali. Alla fine dell’operazione e in attesa di altri pasticci, avremo un’Irpef forfettaria e un’aliquota del 15% per molti lavoratori autonomi e piccole imprese individuali, un’imposta al 20%, ma con la contabilità analitica, l’Iva e le addizionali, per altre imprese e attività individuali (ma non per tutte), ed un’aliquota del 15% e niente addizionali, per una parte dei lavoratori dipendenti, mentre si continuerebbe ad applicare la struttura tradizionale dell’Irpef (5 aliquote, base individuale, contabilità analitica) a tutti gli altri contribuenti.

Sia per i forfettari che per i lavoratori dipendenti tassati su base familiare si verificherebbe un “effetto soglia” per cui al margine, una volta che superassero la soglia di reddito previsto subirebbero un prelievo superiore al 100%. Siamo di fronte all’uso discrezionale gratuito del sistema fiscale, anzi ad un abuso vero e proprio, senza preoccuparsi né degli effetti economici, né tanto mento del principio di parità di trattamento. Siamo in presenza di uno scandalo in cui si sommano protervia, ignoranza, incompetenza e irresponsabilità.

Inpiù.net

3 Commenti a La bufala della flat tax dell’”inconsapevole” (?) Salvini – di Vincenzo Visco

  1. Paolo Sovrani 17 Settembre 2019 at 18:29 #

    ” Con la recente legge di bilancio è stato stabilito che le partite Iva, cioè professionisti, commercianti, artigiani, e altri operatori individuali con volume d’affari inferiore ai 65.000 euro dovranno pagare l’Irpef in base ad un’aliquota proporzionale del 15%”. Credo che ci sia un grosso errore. Non è affatto stato stabilito che “dovranno”, ma che “potranno”. Questo è un regime fiscale aggiuntivo, non obbligatorio, quindi tutto il resto del discorso di Visco decade da solo. Poichè Visco è palesemente troppo esperto per cadere in un errore del genere, è evidente il fino fazioso dell’articolo. DOvessi essermi sbagliato (non sono un fiscalista) sono pronto a porgere le mie scuse, ma non credo proprio che serviranno.

    • andrea dolci 17 Settembre 2019 at 18:40 #

      Ha perfettamente ragione. Infatti uno con la partita IVA con un reddito di 65.000 € non sarà obbligato a pagare il 15%. Se vuole paga secondo le aliquote ordinarie oltre il 32%.
      Domanda: ma non è che il “potete” è stato messo al posto di “dovete” per rendere impossibile il calcolo a priori del costo dell’intervento ?

      • Paolo Sovrani 17 Settembre 2019 at 22:49 #

        Gentilissimo dig. Dolci, in realtà la scelta deve essere valutata in modo approfondito, in quanto il regime forfettario non consente la deduzione di una moltitudine di spese inerenti l’attività. E’ una scelta che quindi deve essere fatta con cognizione di causa e valutando attentamente la propria situazione: approssimativamente, per capirci, chi ha poche spese fa bene ad aderire, viceversa è facilissimo peggiorare la propria situazione, perchè è vero che si paga il 15%, ma come dicevo, praticamente non si hanno spese deducibili. Queste cose però Visco non può non saperle (le so io, figuriaoci): per questo dico che l’articolo è fazioso. Spero di esserle stato utile. Buona serata.

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