Il “Voglio una vita spericolata “ di Salvini, non di Vasco. Di Francesco Bei – scelto da Giancarlo Santalmassi

Nella sua spericolata svolta dell’ultima d’ora, presa dopo quella già spericolatissima di una crisi di governo in piena estate, Matteo Salvini non ha calcolato di potersi andare a schiantare frontalmente contro un portone bello robusto: quello del Quirinale. Ed è esattamente quello che è successo ieri sera, quando nelle telefonate tra La Maddalena, dove il capo dello Stato si trova da qualche giorno in vacanza, e i suoi consiglieri a Roma, si è compresa fino in fondo la portata dirompente della trovata del leader leghista. Ovvero votare subito il taglio dei parlamentari, lasciando in un limbo la crisi di governo, e poi sciogliere immediatamente le Camere. Una corsa a perdifiato che rischia di provocare un infarto costituzionale alla Repubblica.
La novità ha infatti lasciato di stucco il Presidente, «sorpreso» a dir poco – stando a quanto filtra dal Colle – per una proposta che cambia le carte in tavola.
Mentre il Presidente attende di capire come evolverà la crisi di governo e quale proposta gli porteranno le due forze politiche, Pd e Cinque Stelle, impegnate nella trattativa per dare un futuro alla legislatura, ecco la bomba sganciata dal vicepremier. Una riforma costituzionale così importante, che modifica in profondità le regole del Parlamento, per Salvini dovrebbe essere approvata e quindi dimenticata in un cassetto per cinque anni. Facendo finta di niente. «Una cosa che non sta né in cielo né in terra», secondo il giudizio di chi frequenta le stanze del Quirinale.
E dunque se finora il Presidente ha lasciato fare, aspettando i risultati del dibattito politico e la sua neutralità è stata riconosciuta da tutti (a partire da Salvini), si può stare certi che questa novità sarà soppesata con tutta la severità necessaria. Il problema infatti, visto dal Colle, non è di forma ma di contenuto. Per qualsiasi altra norma costituzionale sarebbe potuto valere il principio della sospensione citato da Salvini, ma non con una riforma che incide così sulla formazione del Parlamento. In pratica, le nuove Camere nascerebbero già delegittimate dalla ghigliottina di una legge costituzionale che le amputa di un terzo dei componenti. Senza contare tutti gli adempimenti che l’approvazione del taglio comporta. Il costituzionalista Stefano Ceccanti ha fatto un calcolo preciso anche dei tempi necessari. Un calendario che al Quirinale hanno ben presente: «Tre mesi per chiedere il referendum; fino a un mese per la Cassazione per esaminare le eventuali richieste e qualche altro giorno per eventuali ricorsi; fino a 60 giorni per indire il referendum; fra 50 e 70 giorni per svolgerlo; quindici giorni di vacatio e due mesi per i collegi». Insomma, per farla breve, alla fine dei conti «ci vogliono circa 5-6 mesi dall’ultimo voto della Camera se non c’è il referendum e 10-11 se invece si svolge». C’è poi il problema della nuova legge elettorale da approvare, se non altro per ridisegnare collegi elettorali diventati mostri da 800 mila elettori. Una materia, quella della legge elettorale e del possibile impatto sulla rappresentanza parlamentare, che a Mattarella sta molto a cuore. Fu sua infatti la firma sulla legge elettorale che archiviò la prima Repubblica – il Mattarellum appunto – e fu la sua firma di giudice costituzionale a seppellire il Porcellum, come fu sempre lui a promulgare sia l’Italicum che l’attuale Rosatellum. Insomma, con già quattro leggi elettorali passate sotto la sua diretta responsabilità, si può star certi che il Presidente non mollerà facilmente la presa. Salvini sembra aver preso coscienza di quanto esplosivo sia il materiale che ha deciso di lanciare tra i piedi dei Cinque Stelle. Adesso giura di voler rispettare «le prerogative del Quirinale», ma stavolta ci vorrà più di un tweet per convincere Mattarella.

La Stampa

2 Commenti a Il “Voglio una vita spericolata “ di Salvini, non di Vasco. Di Francesco Bei – scelto da Giancarlo Santalmassi

  1. andrea dolci 14 Agosto 2019 at 15:03 #

    Confesso di aver sovrastimato le capacità politiche di Salvini. Se avesse seguito i consigli di Giorgetti non si sarebbe infilato in un cul de sac senza uscita.
    Forse la morale è che nella politica dei tweet e degli instant poll, i leader perdono la capacità di ragionare in maniera strategica.
    La tristezza è nel dover scegliere tra chi vuole ridurre il paese ad un branco di ignoranti che campano a spese dello Stato e un ducetto che sogna gli italiani in orbace.

  2. Paolo Sovrani 14 Agosto 2019 at 22:54 #

    “un branco di ignoranti che campano a spese dello Stato” Guardi che in tutta Europa è previsto un sostegno simile, anche se con nomi diversi.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

I diritti d'autore appartengono alle rispettive firme. Santalmassiaschienadritta.it è uno spazio aperto a disposizione dei lettori.
La qualità del sito dipende anche dalla vostra collaborazione. Sappiate che inserendo dei commenti dovrete seguire le regole del sito e sarete gli unici responsabili di quel contenuto e delle sue sorti.