Scomparso Francesco Saverio Borrelli: insieme con Gerardo D’Ambrosio chiuse un’epoca politica. Senza aprirne un’altra che forse si è aperta l’anno scorso.

Al suo nome è legata una delle battaglie giudiziarie più famose della storia dell’Italia repubblicana: quella contro Tangentopoli. A Francesco Saverio Borrelli, scomparso oggi a Milano a 89 anni, così come ad Antonio Di Pietro, Gerardo D’Ambrosio, Ilda Boccassini, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Armando Spataro, Francesco Greco e Tiziana Parenti è legata l’esperienza giudiziaria del “Pool di Mani pulite”. Un’esperienza che ha rappresentato per l’Italia di quegli anni un’importante speranza di cambiamento.

Una squadra di giovani magistrati che nella prima metà degli anni Novanta hanno portato alla luce gli intrecci e il sistema fraudolento tra politica e mondo imprenditoriale. Le inchieste hanno avuto un impatto mediatico molto forte. Dal punto di vista politico, Mani pulite ha segnato in maniera netta un passaggio sostanziale: la fine della cosiddetta “Prima Repubblica” e l’inizio della Seconda. I soggetti politici che era stati protagonisti della scena politica repubblicana, nel Dopoguerra e negli anni del boom economico, a cominciare Dalla Democrazia cristiana e dal Partito socialista italiano, dopo Tangentopoli si disgregarono e vennero sostituiti in parlamento, nelle successive elezioni, da partiti di nuova formazione o che prima erano sempre stati minoritari e comunque all’opposizione; anche senza un formale cambiamento di regime, si ebbe un profondo mutamento del sistema partitico e un ricambio di parte dei suoi esponenti nazionali.

Il 17 febbraio del 1992 Mario Chiesa viene colto in fragrante mentre intasca una tangente di 7 milioni di lire per un appalto di pulizie al Pio Albergo Trivulzio. Il Pool si attiva. Il terremoto si scatena soltanto un mese dopo quando, alle 10 del mattino del 23 marzo, Chiesa comincia a rispondere alle domande di Antonio Di Pietro e del gip Italo Ghitti nel carcere di San Vittore. Riempe 17 pagine di verbale. Confessa le tangenti e si vendica di Bettino Craxi che, venti giorni prima, lo ha definito «un mariuolo che getta un’ombra su tutta l’immagine di un partito che a Milano, in 50 anni, non ha mai avuto un amministratore condannato per reati gravi contro la pubblica amministrazione». Chiesa decide di parlare. E Tangentopoli ha inizio.

Borrelli, capo del pool Mani Pulite ai tempi in cui era Procuratore della Repubblica ed ex procuratore generale di Milano, è in prima linea.
Il Sole24ore

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