L’epicedio dell’orecchietta: per finire un incredibile settimana con un sorriso – di Camillo Langone

Requiem dell’orecchietta.
Queste mie parole accompagnino l’eterno riposo della famosa pasta pugliese, ormai estinta da Trani a Gallipoli nei ristoranti e pure nelle trattorie. La costa pugliese è bruciata dal turismo, deculturata dalla mancanza d’orgoglio, e ovunque si servono spaghetti ovvero pasta secca industriale di ascendenza italo-americana (come insegna lo storico del cibo Alberto Grandi), non peculiarmente pugliese e nemmeno peculiarmente meridionale, e quasi ovunque i paccheri, peculiarmente napoletani. “Le fanciulle di casa s’applicano fin dalla puerizia a fare gli strascinati” scriveva Paolo Monelli. Puglia scomparsa. Oggi le fanciulle e i cuochi pugliesi si applicano a tutto meno che alla pasta fresca e dunque per strascinati e orecchiette, cavatelli e cecatelli, troccoli, làgane, sagne, capunti, maritati, minchiareddi le campane stanno suonando a morto. In Puglia c’è tanta disoccupazione ma non ci si occupa della pasta artigianale, manuale, perché si fa prima a comprar spaghetti al supermercato ed ecco a voi una cucina anonima, generica, senza luogo, uguale da Vieste a Trieste. Addio, addio orecchietta, splenda ad essa la rapa perpetua dei vecchi film di Lino Banfi, e amen.

Il Foglio

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