Da non perdere su Bibbiano e le frettolose sentenze politiche. Di Domenico De Masi

Il caso dei bambini dati in affido e le speculazioni politiche
Cosa sappiamo per certo sui fatti di Bibbiano e della Val d’Enza? Sappiamo che 29 persone sono state iscritte nel registro degli indagati per affidi illeciti di minorenni e che 3 sono sindaci o ex sindaci (tra cui Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano, sospeso dal prefetto e autosospesosi dal Pd, accusato di avere assegnato dei locali a una onlus). Sappiamo pure che il maggiore sospettato, Claudio Foti, gestore del centro “Hansel e Gretel”, specializzato in abusi su minori, è stato subito scarcerato per la mancanza di “gravi indizi di colpevolezza”. Sappiamo che decine di casi analoghi, in cui le prove consistevano in dichiarazioni di minori, sono evaporati per mitomania spontanea o indotta dei minori medesimi. Sappiamo, infine, che non sempre le famiglie naturali rappresentano un nido d’amore per i minori e che sono infiniti i casi appurati di bambini maltrattati, violentati o uccisi dai genitori.

Ma, nel caso di Bibbiano, la questione giudiziaria s’intreccia con quella politica perché fra poco si terranno le elezioni regionali. Ed ecco che Salvini e Meloni, indifferenti di fronte a decine di bambini che ogni giorno affogano nel Mediterraneo, si fiondano a Bibbiano per ricavarne il massimo dividendo elettorale, ben consapevoli del fatto che i processi giudiziari sono lentissimi mentre la gogna mediatica è fulminante. Questi processi affidati alla retorica scaltra e cinica degli uomini politici e alla furbesca finta neutralità degli anchormen, se era difficile ma non impossibile ai tempi di Socrate o Dreyfus, sono oggi facilitati al massimo dal paradosso postindustriale con i suoi relativi iperoggetti. Mi spiego.

Tutte le società precedenti all’attuale (greca, romana, cristiana, islamica, protestante, liberale, comunista, industriale) sono nate in base a un precedente modello teorico (Protagora, i Vangeli, il Corano, il luteranesimo, Smith, Montesquieu, Marx, Taylor). Solo la nostra attuale società postindustriale è germinata spontaneamente da quella industriale, senza alcun modello teorico di riferimento, sotto l’urto del progresso tecnologico, dei media, della scolarizzazione diffusa e della Seconda Guerra mondiale. La mancanza di un modello di riferimento rende ormai difficile distinguere il vero dal falso, il bene dal male, il bello dal brutto. Viviamo perciò circondati da quelli che i sociologi chiamano “iperoggetti”, come il cambiamento climatico o la paura degli immigrati. Ci siamo addirittura specializzati nel crearne, aiutati dalla potenza di internet e delle fake news.

Così, all’iperoggetto rappresentato dal Russiagate, infido per Salvini, il ministro dell’Interno ha saputo contrapporre l’iperoggetto “bambini di Bibbiano” costruito per diffamare il Pd. E ne è uscito vincente, come ha matematicamente dimostrato “Repubblica” in un suo servizio di venerdì scorso. L’iperoggetto costruito da Salvini è stato composto da un’accorta combinazione di Rete 4, tweet, influencer sovranisti, gestori di gruppi Facebook, manifestazioni di Forza Nuova e poi la presenza fisica a Bibbiano, con relativi comizi dello stesso Salvini e della Meloni, rimbalzati su tutti i telegiornali e i talk show. Con buona pace dei bambini di Bibbiano, per le loro famiglie e per il rispetto della verità, tutt’altro che accertata.

Inpiù.net

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