Oscar alle spalle…..e senza brividi – di Giancarlo Santalmassi

Adesso che la pratica Oscar è finita in archivio a Los Angeles e nel mondo, possiamo dirlo: quest’anno è mancato ogni brivido: hanno vinto esattamente quelli che ci si attendeva trionfassero. Roma, di Alfonso Cuaron. Un racconto magistrale della realtà messicana, in un bianco e nero da manuale, per la storia di una umile serva Cleo che narra come nel Messico dei primi anni Settanta tutto coesista: la nuova ricchezza come la merda degli animali da cortile, il benessere ostentato dei padroni e la schiavitù “di nascita” dei nullatenenti. Tutto convive in un sistema contradditorio ma simbiotico in cui le tensioni sociali non tarderanno a farsi sentire, catapultando il recupero delle terre espropriate in cima all’agenda dei politici in cerca di consensi, con alle spalle un produttore globale fortissimo come Netflix. Poi l’attesissimo “Green book” che prende il nome da una guida del sud razzista degli Stati Uniti dedicata ai neri, perché segnala gli alberghi e i ristoranti dove i neri sono autorizzati a entrare, accettati.

Poi, Olivia Colman per “La favorita”, ennesimo riconoscimento alla vitalità del teatro inglese da cui proviene.

È mancato persino il brivido dell’annuncio sbagliato del vincitore accaduto l’anno scorso (un vero assurdo per una macchina da guerra oliata con cura e perfezione come la consegna degli Academy Awards).

Un solo piccolo brivido pure c’è stato: il mancato Oscar alla migliore recitazione maschile, a mio avviso destinato di diritto al danese Viggo Mortensen, autore di una recitazione magistrale nella parte di un autista bianco che guida un grande pianista nero nel sud razzista degli Usa. La sceneggiatura tra l’altro è del figlio del vero Tony Vallelonga. Io un Oscar personale all’ironia da assegnare ce l’avrei: per Spike Lee. Il giornalista Andrew Dalton dell’Associated Press ha raccontato di aver visto Lee nel tentativo di abbandonare la sala mentre Farrelly&Co. salivano sul palco per ritirare l’Oscar per Greenbook. Il regista newyorchese avrebbe agitato le braccia diverse volte in segno di fastidio e sarebbe stato invitato a tornare seduto al suo posto.

“Sono particolarmente sfigato. Ogni volta che qualcuno guida un’automobile, io perdo”, ha spiegato nel backstage Lee giocando di sponda tra il plot di Green Book e quello di “A spasso con Daisy” che nel 1990 vinse l’Oscar non permettendo al suo lanciatissimo “Fa’ la cosa giusta” di non raggiungere nemmeno le nomination. “Credevo di essere al Madison Square Garden con gli arbitri a fare una ‘chiamata’ sbagliata. Sembrava uno scherzo”. Ma, francamente, la colpa è solo sua: il suo film sull’infliltrato nel Ku Klux Klan, era francamente mal riuscito. Lui è rimasto fermo a “Fa’ la cosa giusta”.

Un altro brivido, ma di ilarità, c’è stato fuori cerimonia sul tweet del presidente americano Trump, che ha contestato l’aria d’opposizione ai suoi muri che grondava dagli interventi dei premiati e dal significato complessivo del risultato finale dicendo “Ma come: sono il presidente che nella storia americana ha fatto piu di tutti in favore dei neri”! Sipario.

Nessuno ha ancora commentato questo post.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

I diritti d'autore appartengono alle rispettive firme. Santalmassiaschienadritta.it è uno spazio aperto a disposizione dei lettori.
La qualità del sito dipende anche dalla vostra collaborazione. Sappiate che inserendo dei commenti dovrete seguire le regole del sito e sarete gli unici responsabili di quel contenuto e delle sue sorti.