Editoriale sull’imbecillità della chiusura domenicale dei negozi o centri commerciali – di Giancarlo Santalmassi

La proposta di – come fossero la chiesa, ma forse si credono di esserlo e lo sono – di chiudere i negozi o i centri commerciali la domenica, è da imbecilli. L’Italia è in recessione tecnica e forse, l’agenzia di rating Fitch che dice che l’Italia crescerà solo dello 0,2 per cento non ha torto. Quindi invece di rimboccarci le maniche che facciamo? Stiamo a casa, la domenica.

Il danno invece sarà enorme sotto altri profili. Sono cliente assiduo (e anche affezionato) di Ikea e Esselunga. E mi sono sempre intrattenuto con i dipendenti, per sapere chi sono (per fortuna tutti giovani) come sono stati scelti, selezionati, da dove vengono (a Roma, lo stato comatoso dei trasporti cittadini può portare al raddoppio dell’orario di lavoro). Ma soprattutto che tipo di contratto abbiano. E ho scoperto che gli orari sono flessibili e su misura delle esigenze personali dei ragazzi. Il che consente loro di guadagnare e studiare o fare altro secondo le esigenze di ciascuno. C’è, per esempio, chi lavora solo il weekend. O chi lavora la domenica e il lunedì (magari perché fa il parrucchiere). Tra il divieto di lavorare la domenica e il cosiddetto  reddito di cittadinanza…..che percepisci comunque…..a Roma dicono “voglia di lavorare saltami addosso “.

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