Fa freddo? Mettetevi Maglie e andrà peggio…… – di Maria Corbi

 

Italia fatta a «Maglie» dopo il Tg. Maria Giovanna, la profetessa della vittoria di Trump, suggeritrice ascoltatissima del vicepremier Matteo Salvini, dirà la sua cinque giorni a settimana dagli schermi Rai. Perché a volte ritornano e dalla porta principale. Le dimissioni firmate dalla Maglie nel 1994 all’ azienda dopo la storiaccia delle note spese quando era corrispondente per il Tg2 negli Stati Uniti sono solo un ricordo. D’ altronde il giudice archiviò per mancanza di prove. E quei 150 milioni spesi in un anno e mezzo negli Usa rimasero oggetto di un’ audit interna sotto la voce «spese pazze».

«Solo una campagna mediatica contro di me», dice oggi la giornalista che con fatica ubbidisce al diktat del silenzio dei vertici aziendali, che non vogliono altre polemiche sulla vicenda della striscia post telegiornale che partirà dopo Sanremo. Non tanto per i malumori esterni a viale Mazzini quanto per quelli interni, dei Cinque stelle che faticano a digerire questa decisione visto che la Maglie è pretesa dalla Lega. E sembra che il vicepremier Matteo Salvini non tocchi pedina in Rai senza prima consultarla.

E non è certo il primo politico a subire il fascino di questa giornalista che ha nel Dna il germe del politicamente scorretto. Walter Veltroni la volle all’ Unità, Bettino Craxi la portò in Rai, Silvio Berlusconi le offrì spazio al Giornale. Insomma una carriera con inversione di marcia decisa da sinistra a destra. Senza fare prigionieri. Da comunista a sovranista, il passo è stato lungo ma deciso e ricorda un altro maratoneta dell’ arco costituzionale, anche lui investito dalle polemiche per aver occupato il posto «ecumenico» che fu di Enzo Biagi, dopo il Tg, ossia Giuliano Ferrara.

Molte le assonanze tra i due, a iniziare dall’ irresistibile tentazione a dire e fare il contrario di quello che si aspettano le élite progressiste che li hanno in diversi modi «creati». Ma alla nuova signora dell’ informazione Rai non parlate di destra e sinistra. «Categorie superate – dice – Oggi la divisione è fra sistema e antisistema». A srotolare la guida rossa in Rai per il suo ritorno è stata Teresa De Santis, la direttrice della prima rete.

D’ altronde sarebbe stata proprio la Maglie a raccomandarla a Salvini per la poltronissima di viale Mazzini, mai occupata prima da una donna. Così con l’ arrivo della temutissima Maglie si inaugura una nuova stagione all’ insegna della collaborazione, o meglio della cooptazione al femminile, seguendo le logiche maschili. Non più Eva contro Eva, è il tempo delle Zarine che si alleano. Ma non date a Maria Giovanna della femminista.

O comunque non incasellatela in un movimento. Del Me Too ha detto quello che pensa in uno dei suoi interventi sul sito di gossip politico-mondano-finanziario Dagospia: «Affonda le sue radici nella peggior pratica del politically correct». Insofferente anche alla parola femminicidio («una gigantesca sciocchezza. È solo un’ etichetta»).

A stregare Salvini sulla via della Maglie sarebbe stata la campagna elettorale americana, che la giornalista ha seguito per Dagospia. L’ unica ad aver previsto da subito (e tifato) la vittoria di Donald Trump. Passione che condivide con il direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano, il primo ad avere avuto l’ idea di chiamare la Maglie come opinionista dopo il Tg. Ma Ubi Maior (Tg1) minor cessat (Tg2) e così ecco la Maglie in arrivo sulla rete ammiraglia.

«Cosa fa credere che io non realizzerò un prodotto obiettivo?», si chiede lei. Ma chi la conosce sa che «diplomazia» e «equidistanza» non sono le sue doti. Come non lo sono state del suo modello di giornalismo, Oriana Fallaci, di cui porta avanti molte battaglie, o crociate, a iniziare da quella contro il pericolo islamico. Su Twitter avverte: «Blocco antiamericani, antisraeliani, europeisti con l’ urgenza antisovranista, calunniatori…». Archiviato il buonismo ecco a voi il «cattivismo». Subito dopo il Tg

NDR: ricordo che Pierluigi Celli direttore generale della Rai, licenziò Maria Giovanna Maglie per le spese pazze. Cachet folle che destinava ai suoi ospiti in studio Rai a New York, tanto che si fecero idee folli su quale fosse il mio stipendio in Rai a Roma. Poi anni dopo lo stesso Celli scrisse nella prefazione di un suo libro che si pentiva di aver licenziato la Magli. Che all’epoca era nota anche come “il Giuliano Ferrara in gonnella”.

La stampa. Lw

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