Lavorini /2: circoscrisse tragicamente e anche culturalmente un’epoca – di Giancarlo Santalmassi

L’impatto della fine del piccolo Ermanno è tale che il cantautore siciliano Franco Trincale incide su 45 giri una ballata dai toni cupi, Il ragazzo scomparso a Viareggio, in cui invita i rapitori a ridare alla mamma l’adolescente. Al primo disco ne seguiranno altri, fino a un totale di cinque, aggiornando, man mano che venivano diffuse nuove rivelazioni sul caso.[2]

Come nello scandalo dei balletti verdi, anche nello scandalo Lavorini l’omosessualità, e presunti atti sessuali tra minorenni e adulti, sono al centro dell’indagine e rimarranno, nella memoria storica, strettamente legati al caso, anche se la giustizia escluderà infine ogni addebito nei confronti degli omosessuali inquisiti.

Mino Monicelli su L’espresso, ad esempio, il 4 maggio 1969 afferma che è necessario lavare via lo sporco dalla città impestata dall’incubo di quell’immondo imbroglio di omosessuali che si chiama ‘caso’ Lavorini.

Sempre Monicelli descrive gli omosessuali che frequentano la Pineta di Viareggio:

«Oggi il richiamo lo fanno gli omosessuali {Anticamente nella zona c’era un capanno per la caccia, ndr.}, che battono il sottobosco attorno al bocciodromo. È una zona frequentata da pervertiti di ogni sfumatura, appiedati e motorizzati: pederasti e procacciatori di ragazzi… tutta una variopinta fauna di satiri silvani.»
(Mino Monicelli, Quando in pineta scende la sera, in “L’Espresso”, 4 maggio 1969.)

Il settimanale “Il Borghese“, ancora, punta il dito sugli omosessuali:

«Che l’uccisione di Ermanno Lavorini fosse maturata nell’ambiente degli omosessuali, Il Borghese, fu il primo a scriverlo a chiare lettere in data 20 marzo scorso […] settimane e mesi di indagini [confermano una] topografia del vizio [ove] se hai voglia di conoscere gente che si diverte in modo un po’ strano fai presto.»
(Carlo Cusani, Da Viareggio con amore, “Il Borghese”, 22 maggio 1969.)

Il giornale di destra la mette in politica:

«I ‘ragazzi della pineta’ di Viareggio, esattamente come i ‘ragazzi di vita‘ di Pasolini, sono tutti figli del popolo e provengono tutti (almeno quelli portati alla ribalta delle cronache) da famiglie irregolari… È questo dunque il ‘sano popolo lavoratore’ che dovrebbe fare giustizia della società borghese?…la campagna comunista non è soltanto sfacciata: è patetica. È un messaggio d’amore a tutti gli omosessuali d’Italia.»
(Carlo Cusani, Da Viareggio con amore, “Il Borghese”, 22 maggio 1969.)

Per Extra, un settimanale scandalistico:

«Il delitto Lavorini è nato nell’ambiente sessualmente bacato della Viareggio dei gradassi.»
(Citato in: Carlo Cusani, Da Viareggio con amore, “Il Borghese”, 22 maggio 1969.)

Epoca aggiunge:

«Non si tratta, dunque, di perseguitare gli omosessuali, ma di impedire che il loro vizio, tollerato quando è circoscritto, diventi oggetto di imitazione e quindi di ammirazione… dalle piazze, dai viali, dai caffè, dai giornali immorali, dai film indecenti, non deve più venire, ad ogni momento, lo stimolo del vizio.»
(Domenico Bartoli, Siamo diventati più viziosi?, “Epoca”, 6 giugno 1969.)
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