I cento anni della nascita di Andreotti – così cominciò un’epoca – di Giancarlo Santalmassi

Ieri sera ero alla presentazione del libro (non solo fotografico) su Andreotti nel centenario della nascita. E ho capito che siamo prigionieri di un passato che non ci molla, che torna sempre. L’evento l’ho visto come la plastica rappresentazione del perché siamo ridotti come oggi, in mano agli incompetenti e ai fascisti. Si svolgeva nell’elegantissimo complesso di San Salvatore in Lauro, la monumentale chiesa-convento nel cuore della Roma cara a Raffaello e Caravaggio, dedicata al culto di padre Pio. Sala stracolma, edizioni Schirà presto esaurite a 35 euro a copia. Un libro bello come quelli dedicati ai Kennedy: erano tutti fotogenici quegli irlandesi e qualunque scatto sceglievi sceglievi bene. A cominciare dalla copertina: la foto è stata scattata da Bob Krueger, un grande.

Titolo del libro: ‘Immagini di una vita’. Prefazione dei due figli Serena e Stefano, otto capitoli: La vita privata; Settanta anni di politica italiana; Politica estera, La grande passione; Santa Romana Chiesa; Incontri; Lo spettacolo; Lo sport. Oltre ai figli, al tavolo mons. Rino Fisichella (pontificia università Lateranense) e naturalmente Gianni Letta. Che ha parlato dopo Fisichella ma ha fatto la parte del leone. Fisichella ha avuto anche il pudore di ricordare quanto fatto da Andreotti per il cinema italiano (nel 52 era sottosegetario di De Gasperi con delega allo spettacolo), vero. Ma anche l’impudicizia di dimenticare che di fronte alla piu bella sequenza del cinema italiano, quella in cui Umberto D (film del 52 di De Sica) tende la mano per un’elemosina di cui la sua magra pensione ha bisogno, quando finalmente passa qualcuno che potrebbe lasciargli qualche monetina, vergognoso gira il palmo della mano sul dorso, come per vedere se piove. Andreotti scandalizzato disse “I panni sporchi si lavano in famiglia”. Ma lo spettacolo era in sala, gremita da almeno 500 persone con la piazza brulicante di pubblico e poliziotti. Eta’ media 70 anni. C’erano da Fioroni a Gerardo Bianco, dal ganzo con volpe intera (zampette comprese) al collo, a madamine ben diverse da quelle torinesi pro-tav di Pazza San Carlo. E soprattutto, le pareti grondavano nostalgia. Di che? Di un tempo che fu, e non tornerà mai più. Perché il rischio è che come il vento che hai alle spalle, ti ribalti la sciarpa sugli occhi, impedendoti di vedere dove finisci con l’andare.

Commenti chiusi.
I diritti d'autore appartengono alle rispettive firme. Santalmassiaschienadritta.it è uno spazio aperto a disposizione dei lettori.
La qualità del sito dipende anche dalla vostra collaborazione. Sappiate che inserendo dei commenti dovrete seguire le regole del sito e sarete gli unici responsabili di quel contenuto e delle sue sorti.