Attenti: Mattarella non è un notaio e questo può essere un problema – di Emmanuele Macaluso

Quasi tutti i giornali hanno espresso pieno e totale consenso al discorso di fine anno del presidente della Repubblica. Anche io concordo con quanto detto, con serenità e convinzione, da Sergio Mattarella. Tuttavia, a mio avviso, è giusto e necessario riflettere cosa, da questo discorso, cambierà nella politica del governo e, soprattutto, nei comportamenti e nei messaggi veicolati quotidianamente dai capi dei due partiti di maggioranza, cioè dai due vice presidenti del Consiglio e veri padroni del governo.

Faccio questa osservazione perché chi ha ascoltato con attenzione il discorso di Mattarella, e che ha presente quale siano stati gli atti del governo e le posizioni dei due capi, ha certamente notato una sostanziale e netta divaricazione su temi politico-culturali essenziali. Prendiamo la sicurezza. Ha detto Mattarella che essa “parte da un ambiente in cui tutti si sentano rispettati e rispettano le regole del vivere civile”. Tutti, quindi. Compreso chi vive nel sud e, particolarmente gli immigrati, anche quelli in regola con le leggi, come i braccianti neri che raccolgono agrumi e pomodori; come i bambini, neri, di Lodi esclusi dalle mense scolastiche e come i regolarissimi immigrati del Friuli Venezia Giulia esclusi dal presidente della Regione (leghista) dal concorso per le case popolari. Cosa è la sicurezza per Salvini l’abbiamo visto in questi mesi di governo e nella sua legge, sostenuta anche dai grillini.

Un altro esempio. Esso attiene a ciò che è avvenuto in Parlamento dove non è stato possibile esaminare, come vuole l’articolo 72 della Costituzione, la legge di bilancio. Al Senato e alla Camera. La responsabilità del governo è netta e non scusabile. Infatti, i tempi sono stati decisi dai suoi comportamenti, anche nel confronto con l’Ue. Mattarella ha detto: “La grande compressione dell’esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociale richiedono adesso un’attenta verifica dei contenuti del provvedimento. Mi auguro, vivamente, che il parlamento, il governo, i gruppi politici trovino il modo di discutere costruttivamente su quanto è avvenuto; e assicurino per il futuro condizioni adeguate di esame e di confronto”. Vedremo quale svolgimento avrà questa indicazione del presidente. Infine, la visione europeista del presidente è riscontrabile in tutto il senso del suo discorso e del suo agire. Non mi pare che anche recenti dichiarazioni di Salvini si muovano su questa lunghezza d’onda.

Fatte queste considerazioni, la domanda che occorre porsi è questa: nel momento in cui si verificasse una netta divaricazione- contrapposizione tra la linea tracciata dal capo dello Stato e quella dei governanti, cosa succederà? Si dirà: la politica del governo la decide la maggioranza. Vero. Ma la Costituzione in Italia assegna al Capo dello Strato poteri che non sono quelli del notaio ma di un ruolo che incide anche nell’assetto politico e sociale del Paese. I consensi che oggi sono stati così ampi dovranno essere verificati. E se si verificasse una contrapposizione il problema dovrebbe essere posto in quel momento dallo stesso presidente. Il cui discorso non è una predica inutile, come scrive oggi qualche giornale da ripetere il 31 dicembre 2019 ma una indicazione che obbliga tutti, governo e opposizione, a tenerne conto. Oggi su La Stampa il professor Vladimiro Zagrebelsky scrive: “Come tutte le consuetudini maturate nel tempo dagli organi costituzionali esso (il discorso di Mattarella, ndr) assume un particolare valore istituzionale.

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