8/ I suoi primi quarant’anni: la legge sull’aborto nel ricordo di Corrado Melega

arriva la legge 194.

Il 18 maggio 1978, dopo un iter tormentato, veniva promulgata la leg- ge «194», in base alla quale l’aborto, attuato in determinate condizioni, non era più perseguibile penalmente. La soluzione finale trovata rispettava l’autodeterminazione della donna, ma per andare incontro alle esigenze dei cattolici, il legislatore riconosceva espressamente il diritto di sollevare l’obiezione di coscienza. La legge era votata con 160 voti contro 148, da comunisti, socialisti, socialdemocratici, repubblicani, liberali e Sinistra indipendente, mentre avevano votato contro democristiani, missini, radicali.

Arriva la legge 194
Il 18 maggio 1978, dopo un iter tormentato, veniva promulgata la leg- ge «194», in base alla quale l’aborto, attuato in determinate condizioni, non era più perseguibile penalmente. La soluzione finale trovata rispettava l’autodeterminazione della donna, ma per andare incontro alle esigenze dei cattolici, il legislatore riconosceva espressamente il diritto di sollevare l’obiezione di coscienza. La legge era votata con 160 voti contro 148, da comunisti, socialisti, socialdemocratici, repubblicani, liberali e Sinistra in- dipendente, mentre avevano votato contro democristiani, missini, radicali.

I voti referendari mettevano in evidenza gli effetti della secolarizza- zione della società italiana. Gli italiani avevano votato contro le tentate imposizioni della Chiesa su un argomento di così rilevante carica morale e civile. Non solo era stata messa in gioco, dopo la precedente sconfitta sul divorzio, l’incidenza politica della Chiesa in Italia, ma la sua stessa influenza culturale. Colpiva, infatti, la quasi coincidenza tra le percentuali provvisorie dei «sì», intorno al 30%, e i dati relativi alla partecipazione alla messa domenicale che, dal 69% del 1950, erano calati al 28% circa del 1980. L’opinione pubblica aveva rivelato, inoltre, una notevole misura di autonomia dai partiti.

«Una gravidanza non desiderata è un’aggressione biologica (e, ovviamente, culturale e politica) inferta alla donna, per cui il principio a cui lei ricorre per liberarsene è soltanto un principio di legittima difesa. Non è detto che una donna sia una cattiva madre del figlio non desiderato, ma certamente essere stata costretta a anteporre la vita di un altro essere alla sua, ha un effetto distruttivo sulla sua identità. Infatti l’aggressione di cui parliamo non è soltanto fisica, in senso medico, o psichica, cioè di competenza dello psicologo, ma soprattutto un’aggressione alla sua insindacabilità di essere umano». Tuttavia «l’aborto legalizzato nega fiducia alla donna: costringendola a accettare la società come giudice della sua scelta (…) la relega al rango di riproduttrice». Così scriveva la scrittrice e attivista femminista Carla Lonzi nel 19751 in un articolo in difesa dell’aborto libero e in opposizione alla sua regolamentazione dall’alto.
Siamo nel pieno del dibattito che divide oppositori e sostenitori della legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Un dibattito non solo esterno, come è noto, ma anche interno ai gruppi femministi, accomunati però dalla consapevolezza di quanto fossero dure per le donne le condizioni dettate dalla clandestinità in cui allora si interrompevano le gravidanze. Si dovette aspettare il 22 maggio 1978 per avere anche in Italia una legge che permettesse di farlo in sicurezza e legalità.

Nessuno ha ancora commentato questo post.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

I diritti d'autore appartengono alle rispettive firme. Santalmassiaschienadritta.it è uno spazio aperto a disposizione dei lettori.
La qualità del sito dipende anche dalla vostra collaborazione. Sappiate che inserendo dei commenti dovrete seguire le regole del sito e sarete gli unici responsabili di quel contenuto e delle sue sorti.