7/ i suoi primi quarant’anni: la legge sull’aborto nel ricordo di Corrado Melega

Verso una regolamentazione condivisa.
In particolare erano i parlamentari della Sinistra indipendente, con- vinti che un problema del genere andasse affrontato senza scomuniche religiose né «impuntature ideologiche», a rivolgere un appello al mondo politico per trovare comunque una soluzione. Nel 1976 La Valle lanciava una proposta per tentare un’uscita dalla situazione di stallo. L’aborto non doveva essere considerato una conquista civile, ma ci si doveva indirizzare più realisticamente verso una regolamentazione condivisa. Fuori dai casi di aborto strettamente terapeutico, la decisione non doveva spettare al medico, ma alla madre stessa, aiutata da un consultorio pubblico o convenzionato, dopo un periodo di riflessione di 10-12 giorni dal primo incontro. La socializzazione del problema avrebbe comunque promosso una crescita di solidarietà. Qualche tempo dopo, Gozzini precisava i termini della proposta, onde evitare di presentare l’intervento abortivo in chiave «consumistica». Per il bene della società e della stessa Chiesa, occorrevano tre obblighi: per la donna, il ricorso ad una istanza pubblica; per il consultorio, un’adeguata offerta di sostegni reali dallo Stato; per la società, l’assunzione dei costi della gestazione condotta a termine, che in quel momento ricadevano purtroppo solo sulla donna. Si trattava, dunque, di una proposta che cercava di arginare l’ideologia abortista che aveva trovato espressione nelle proposte formulate dai movimenti radicali, dai femministi e in parte dai socialisti.
A contrastare questa nuova posizione erano subito «Comunione e Liberazione» (che puntava alla riaffermazione di un soggetto politico cristiano intransigente) e il nascente «Movimento per la vita», il quale scavalcava a destra la posizione del partito democristiano. L’Mpv di Casini presentava infatti un nuovo progetto di legge, la cui novità più rilevante era la costituzione di centri di accoglienza, non presso l’ente locale ma presso il giudice tutelare (composti volontari medici, un assistente sociale e cittadini), che vigilassero affinché i consultori familiari svolgessero realmente la loro attività di prevenzione.

2 Commenti a 7/ i suoi primi quarant’anni: la legge sull’aborto nel ricordo di Corrado Melega

  1. danielsun 10 Gennaio 2019 at 14:00 #

    voglio credere fortemente negli anticoncezionali, in una conoscenza approfondita degli stessi, e…mi perdoni, al giorno d’oggi chi resta incinta per sbaglio non ha scuse , forse nel 1974 era diverso, non c’erano le possibilità e la cultura di oggi. quindi oggi la legge sull’aborto, al di là di alcune situazioni umane, sia assolutamente superata.

    • andrea dolci 10 Gennaio 2019 at 18:08 #

      Credo che in un paese dove l’analfabetismo funzionale è superiore al 30% il fatto che donne restino incinte “per errore” sia purtroppo un fatto fisiologico.

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