Non perdetevi questa critica giustamente impietosa all’economia di questo governo di Mario Deaglio

Un pericoloso gioco di specchi

È giusto non avere pregiudizi nei confronti di forze nuove che giungono al potere con un ampio consenso popolare e non si può non nutrire simpatia per l’obiettivo di ridurre la povertà e rilanciare lo sviluppo. Quando però si riscontrano in continuazione incertezze, contraddizioni ed errori, è legittimo domandarsi se non siamo per caso di fronte a un «gioco delle tre carte» in cui si promette di dare tutto a tutti e non si hanno i mezzi per dare (quasi) nulla a nessuno.

È quanto sta succedendo nella politica economica italiana in cui di fatto si spera che la gente abbia la memoria molto corta. La promessa – di pochissimo tempo fa – di attivare «subito» il reddito di cittadinanza si scontra con il fatto che si dovrebbero esaminare almeno due milioni di pratiche (a tante sono stimate le famiglie povere in Italia). Queste pratiche dovrebbero essere gestite da migliaia di impiegati che non sono ancora assunti (e probabilmente ci vorrà un concorso) su moduli che sono «in corso di stampa», con procedure ancora da determinare (chissà mai come si fa, in questo caso, a stampare i moduli). Ma perché non partire invece dal «reddito di inclusione» che già vanta un paio di milioni di beneficiari, e cercare di migliorarlo invece di ricominciare da zero? Solo perché l’«invidia politica» non ammette che gli avversari possono aver fatto «una cosa buona»?

Insomma, si fa balenare un futuro «bello» che poi improvvisamente si allontana o resta indefinito. E questo vale anche per «quota 100» delle pensioni. O sarà «quota 101», o magari «quota 104»? I numeri, come quelli del rapporto deficit/Pil, non sembrano contare. Se all’Unione Europea un deficit al 2,4 per cento sembra troppo elevato, non sarà più difeso più come se fosse la «linea del Piave» (ci si è accorti che, insistendo troppo nell’intransigenza, lo spread potrebbe mangiarci tutti i risparmi), ma arretreremo un poco nelle cifre scritte sui documenti. Che differenza pratica volete mai che possa fare qualche decimale?

E intanto all’indietro sta scivolando l’economia. Non tanto per quel -0,1 per cento del Pil per il terzo trimestre, quanto perché una sfortunata circolare ha retrodatato il limite massimo per l’impiego a tempo determinato e, secondo i calcoli di Assolavoro, già a gennaio, quei lavoratori dovrebbero (speriamo che non si debba scrivere «dovranno») cominciare a essere mandati a casa anche se il lavoro c’è. E perché chi ha programmi di investimento sta considerando se è veramente il caso di correre il rischio di quest’incredibile confusione. 

Ma perché approfondire? Passiamo a un’altra carta: le infrastrutture. Tav? Tap? Mah, forse. Se le parole fossero pietre, sarebbero già costruite, come il Terzo Valico e quant’altro. Se non fosse che i britannici si stanno dimostrando più bravi di noi a far confusione, per cui un pezzo del Regno Unito, e cioè l’Irlanda del Nord, potrebbe restare nell’Unione Europee, mentre il resto del Paese dovrebbe uscirne, potremmo aspirare al primo posto nel campionato europeo della confusione governativa. 

È evidente che una situazione di questo tipo non può continuare indefinitamente né dal punto di vista economico né da quello politico. Dal punto di vista economico, è ragionevole pensare che i consumi delle famiglie terranno per il periodo delle vacanze natalizie, come sembrano mostrare sia i sondaggi sulle vendite al dettaglio sia quelli delle prenotazioni alberghiere e turistiche per il periodo di fine anno. Ma dopo? È chiaro che le opposizioni non sono pronte a fornire un’alternativa almeno fino al congresso del Pd, o almeno alle primarie del 3 marzo; e probabilmente i due partiti di maggioranza faranno di tutto per arrivare alle elezioni europee di fine maggio, se necessario abbinandole a nuove elezioni politiche. L’economia, però, non può aspettare questi giochi senza veramente svoltare verso il peggio. 

La Stampa

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Un commento a Non perdetevi questa critica giustamente impietosa all’economia di questo governo di Mario Deaglio

  1. andrea dolci 6 dicembre 2018 at 12:33 #

    Purtroppo soamo in mano a degli incompetenti che per spirito di rinnovamento si sono spesso circondati da improbabili esperti che, ad esempio, confondono la lotta alla povertà con la lotta alla disoccupazione, roba primo anno di. Università.
    L’ultimo esempio è la tassa sulle auto: abbiamo un problema di svecchiare il parco circolante sostituendo vecchi diesel inquinanti spesso in mano ai ceti meno abbienti e il governo si inventa il contributo per le auto elettriche, giocattolini da 50.000€ in su e tassa invece le utilitarie.
    Mala tempora currunt.

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