I suoi primi quarant’anni: la legge sull’aborto – ricorda Corrado Melega

Molto più di una semplice ricorrenza
di Rossella Ghigi
«Diciamo solo che non può esserci una buona maternità se non c’è un buon controllo delle nascite, una diffusa educazione sanitaria, un sistema generalizzato di vaccinazione e prevenzione di malattie infettive, centri per le visite prematrimoniali e per gli esami genetici e quartieri di abitazione sani, ambienti di lavoro non avvelenati. Ma le donne hanno capito ormai che la maternità non è un fatto privato, individuale, una fortuna, o una disgrazia da godere o subire nell’ambito ristretto della famiglia. Che è invece un fatto che coinvolge tutta la comunità, che deve essere quindi protetto da tutta la comunità. Le donne, per fortuna stanno imparando, a loro spese, che bisogna chiedere, pretendere, costringere, e non più subi- re, accettare, chinare la testa».
Così sostiene, o almeno sosteneva nel gennaio del 1974, Natalia Aspesi nella rivista Effe, mettendo in luce molti dei nodi concettuali e degli assunti politici che, di lì a quattro anni, una legge dello Stato cercherà di ribadire. È la legge 194, che in questo 2018 ha compiuto i suoi primi quarant’anni. Neodemos crede sia oggi necessario ricordare questo com- pleanno con questo ebook, raccolta di contributi espressamente richiesti a esperti nell’arco del 2018 e in gran parte pubblicati sul sito, narrando le vicende della elaborazione legislativa, illustrando quale fosse la realtà quotidiana delle coppie quando interrompere una gravidanza indesiderata era considerato un crimine per la legge italiana, e chiarendo soprattutto quali sono stati gli esiti concreti della sua implementazione. Non si tratta di restiture la 194 alla memoria per esercizio storiografico o rituale cele- brativo: si tratta, soprattutto, di evidenziare quegli elementi che rendono ancora oggi questa legge una acquisizione irrinunciabile del nostro diritto. Ribadirne la genealogia, la ratio e l’effetto sono il modo migliore, crediamo, per far comprendere la sua attualità e la sua utilità.
Una legge per la procreazione consapevole
Diceva dunque Aspesi che la maternità (e di conseguenza anche la non maternità) era questione sovraindividuale, un fatto pubblico, e come tale richiedeva protezione sociale e un intervento dello Stato. Era questa una posizione che traeva forza dalla consapevolezza, propria del femminismo di seconda ondata che in quei decenni trasse la sua forza, che molti dei problemi che sembravano apparentemente privati e personali avevano invece radici nel posizionamento degli individui entro le gerarchie sociali e nel tessuto produttivo di una comunità: il personale era politico. Tuttavia, sarebbe sbagliato pensare che il movimento femminista al suo interno non conoscesse una pluralità di posizioni riguardo alla regolazione legislativa in materia di maternità e controllo delle nascite. Nella stessa rivista da cui sono tratte quelle parole, ad esempio, altri gruppi avrebbero preso le distanze dalla proposta di legge che oggi conosciamo come la 194: «No a questa legge che è la negazione delle nostre lotte; sì ad una regolamentazione che assicuri l’aborto libero, gra- tuito e assistito, garantito per tutte le donne (anche se minorenni) che lo richiedano, nelle strutture sanitarie — ivi compresi i consultori — e in quelle gestite e controllate dalle donne» avrebbero scritto, ad esempio, le attiviste del Consultorio Femminista San Lorenzo, evoluzione di gruppi di autocoscienza e self-help, proprio quando la legge vide la luce: «co- scienti che qualsiasi legge fosse passata la nostra attività sarebbe dovuta continuare come lotta contro le istituzioni, per conquistare il massimo degli spazi e come attività di autogestione per ampliare il nostro patri- monio conoscitivo sul nostro corpo, cosa che ci permette non di colmare delle deficienze sanitarie ma di poterle controllare attivamente». In altre parole, la regolamentazione statale in quanto tale contrastava il principio di autodeterminazione della donna; a maggior ragione una legge che ap- pariva come il frutto di un compromesso tra istanze e sensibilità molto diverse – come testimonia l’inserimento nella legge di alcuni passaggi (dall’indicazione di una settimana di riflessione necessaria per soprassedere alla propria decisione di interrompere la gravidanza alla necessità di una documentazione medica alla nota questione della possibilità, per i medici, di non procedere per obiezione di coscienza).

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