E c’è un censimento ancora della Tv (uno ancora sogna di diventare divo) – di Stefano Balassone

Non appena Berlusconi ne colse e costruì l’occasione, l’audience nazionale della tv, che fino agli anni ’70 era giocoforza unificata dal monopolio Rai, fu lesta a scindersi in due parti dotate di identità e costanza di comportamenti (i fedeli della Rai e quelli di Mediaset, al di là delle fluttuazioni episodiche riguardanti alcuni programmi di intrattenimento, da Sanremo ai Telegatti).
Da allora, ognuna delle due aziende del Duopolio ha continuato ad accarezzare il proprio pubblico per il verso del pelo, la Rai facendogli l’occhiolino attorno ai “valori”, Mediaset alleviandone il prurito per i “piaceri”.  L’una azienda non è per questo “migliore” dell’altra, così come gli spettatori di un campo -quelli pro Rai, più anziani e/o più istruiti- e quelli pro Biscione -più giovani e più consumatori- non sono dotati o privi di qualche specifica virtù/vizio. Ma sono restati distinti e distanti per decenni. Tanto da far sospettare un qualche nesso con la corrispondente frattura fra i contrari e i favorevoli a Berlusconi, fra sinistra e destra, fra ballo liscio e bunga-bunga. E, ovviamente, tertium non datur, il mercato era tutto dei due boss.
Senonché pare che proprio questo autunno stia provvedendo a cambiare le carte in tavola. Gli spettatori della tv generalista sono finiti per la prima volta sotto i 13 milioni (media dell’intera giornata rispetto agli stessi giorni dell’anno passato) e chi paga il conto pare essere solo Mediaset che ne ha visti sparire 251.000 fino alle h20 e 666.000 di sera. 10 volte di più della contrazione subita anche dalla Rai in questi tempi di Netflix, YouTube, etc. Unico lumicino dentro Mediaset la nuova serata della nuova Rete4. Per il resto è tutto un perdere pezzi come neanche la finanziaria gialloverde nel passaggio da Camera a Senato.
Chi sorride è Urbano Cairo che guadagna spettatori sia di pomeriggio (60.000) sia di sera dove ne trova addirittura 200.000 che gli fanno scavalcare Rete4 e avvicinare Italia1. Nonostante –nota a margine-  ne abbia scialacquati un bel po’ con la serata di mercoledì dedicata alla distribuzione di vari premi al mondo dello sport (la gloriosa Gazzetta è divenuta, come si sa, parte del gruppo Cairo). Ma almeno avrà imparato (come già la Rai con la serata Donatello) che non si estirpa uno spettacolo dal suo proprio lavoro (farci tifare, sbalordire, interessare) per presentarcelo in fase di dopo lavoro.
Certo, il Duopolio è sempre lì a garantire che altri cuccioli non si avvicinino alla ciotola dei ricavi pubblicitari. Ma la sensazione è che quell’equilibrio politico e aziendale, che ha segnato e condizionato la storia del Paese per quasi mezzo secolo, stia divenendo fragile. La sua esistenza è stata ed è un danno. Il suo – eventuale – tramonto dovrebbe essere gestito con lungimiranza. O, con linguaggio più adatto ai tempi, sapendola lunga, e guardando oltre.

L’italia che verrà

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