2/ I suoi primi quarant’anni: la legge sull’aborto – ricorda Corrado Melega

Il principio stabilito dalla legge nel suo incipit, d’altra parte, è quello di una tutela sociale della maternità, che vede l’aborto come extrema ratio:
«Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e respon- sabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita uma- na dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite» (art.1).
Gli articoli successivi della legge ugualmente danno grande rilievo al- la necessità di intervenire per rimuovere gli ostacoli di natura sociale ed economica che possono impedire di portare avanti una gravidanza, potenziando ad esempio il ruolo dei Consultori, istituiti soltanto tre anni prima con la legge 405 del 29 luglio 1975, con lo scopo di sostenere la diffusione di una cultura contraccettiva efficace e una procreazione consapevole (cfr. Appendice 2).
È nella stessa direzione che viene normata la possibilità di abortire, qualora le circostanze non permettano alla donna sostanzialmente altra scelta:
«Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico (…), o a una struttura sociosanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia» (art.4).
Si tratta di una cautela che si ritrova in molte delle legislazioni dell’e- poca che normarono per la prima volta l’aborto, vuoi per depenalizzarlo, vuoi per legalizzarlo o addirittura per liberalizzarlo e che ovunque lo costruiva discorsivamente come male minore (Boltanski, 2007). In gran parte degli articoli che compongono la legge italiana emerge grande attenzione affinché si diffonda una informazione accurata sulla contraccezione e perché l’aborto non venga utilizzato come mezzo di controllo delle nascite, in modo cioè superficiale, al pari di un qualsiasi mezzo contraccettivo. Una simile attenzione non era che la risposta alle accuse dei suoi oppositori: legalizzare l’aborto, sostenevano, ne avrebbe moltiplicato il ricorso. Le vicende che seguirono l’implementazione della legge smentirono clamorosamente queste accuse.

continua

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