Povera genova e poveri genovesi – di Domenico Cacopardo

Ieri mi sono inflitto la tortura di esaminare il decreto Genova (d.l. 28 settembre 2018, n. 109), con il quale si certifica e si sublima l’incapacità del gruppo dirigente a 5Stelle di affrontare un’emergenza vitale per una grande città, per una regione e per il Paese con la visione necessaria a mettere in fila i problemi, dando loro una soluzione razionale conseguibile in tempi ragionevoli.

E, purtroppo, il partner di governo Salvini, che di politica ne mastica da quand’era bambino, per ragioni intuibili ha deciso di tenere bordone ai suoi soci di governo, cedendo sul nome del commissario (nessuna difesa dell’unico nome giusto, Giovanni Toti, presidente della Liguria, ma la scelta –leghista- di un manager superstagionato –a 70 anni si dovrebbe essere già in pensione e da un pezzo- Claudio Andrea Gemme, in patente conflitto di interesse, che si comporta come un ragazzino delle elementari: in attesa di una nomina filtrata dall’entourage di Salvini, si è già esibito in interviste a tutto campo. Figuriamoci dopo. È in corso il fatale impallinamento a cura del duo Di Maio-Toninelli) nella ottusa convinzione che la persona incaricata dell’operazione, ancorché nell’ambito di un ministero maldestramente diretto, riesca a esprimere un potere catarchico e risolutivo, capace di portar consensi e benefici al partito di cui è leader.

Alla buonora! Cercando di tediarvi il meno possibile, passo in rassegna alcune amenità, errori e insostenibili sciocchezze ideologiche del decreto-Genova.

Va subito detto, che si parte dal commissario, invertendo l’ordine dei fattori. Normalmente, si indicano gli obbiettivi specifici di una norma con riferimento alle esigenze economiche e sociali del contesto in cui si deve intervenire. In questo caso no, c’è un elenco di lavori, indicati non in successione logica o temporale. Non va bene, ma andiamo avanti.

«Per la demolizione, la rimozione, lo smaltimento e il conferimento in discarica dei materiali di risulta, nonché per la progettazione, l’affidamento e la ricostruzione dell’infrastruttura e il ripristino del connesso sistema viario, il Commissario straordinario opera in deroga a ogni disposizione di legge extrapenale, fatto salvo il rispetto dei vincoli inderogabili derivanti dall’appartenenza all’Unione europea». Il che significa che, in sostanza, la deroga è putativa, cioè appartiene alla categoria dei desideri. I vincoli comunitari, non derogati, comportano tutte le procedure concorsuali previste per i lavori fuori soglia e, in questo caso, la gran parte degli interventi lo sarà. Certo, non è possibile derogare alle norme europee senza una specifica deroga dell’Unione. Ma l’ipotesi andava indicata, in modo da avviare un apposito negoziato .

«Il concessionario del tratto autostradale alla data dell’evento, tenuto, in quanto responsabile del mantenimento in assoluta sicurezza e funzionalità dell’infrastruttura concessa ovvero in quanto responsabile dell’evento, a far fronte alle spese di ricostruzione dell’infrastruttura e di ripristino del connesso sistema viario, entro trenta giorni dalla richiesta del Commissario straordinario, versa sulla contabilitàspeciale le somme necessarie al predetto ripristino ed alle altre attivita’ connesse nell’importo provvisoriamente determinato dal Commissario medesimo salvo conguagli, impregiudicato ogni accertamento sulla responsabilità dell’evento e sul titolo in base al quale sia tenuto a sostenere i costi di ripristino della viabilità. In caso di omesso versamento nel termine, il Commissario straordinario può individuare, omessa ogni formalità non essenziale alla valutazione delle manifestazioni di disponibilitàcomunque pervenute, un soggetto pubblico o privato che anticipi le somme necessarie alla integrale realizzazione delle opere, a fronte della cessione pro solvendo della pertinente quota dei crediti dello Stato nei confronti del concessionario alla data dell’evento, potendo remunerare tale anticipazione ad un tasso annuo non superiore a quello di riferimento della Banca Centrale Europea maggiorato di tre punti percentuali. Per assicurare il celere avvio delle attivita’ del Commissario, in caso di mancato o ritardato versamento da parte del Concessionario, a garanzia dell’immediata attivazione del meccanismo di anticipazione è autorizzata la spesa di 30 milioni di euro annui dall’anno 2018 all’anno 2029.»

Innanzi tutto due osservazioni. All’inizio dell’articolo, si scrive «… il concessionario … in quanto responsabile dell’evento» e, poco dopo, «impregiudicato ogni accertamento sulla responsabilità dell’evento». Il corpo della norma è costituito dall’imposizione legislativa al concessionario di versare entro 30 gg dalla richiesta del commissario la somma che egli stesso riterrà congrua per il ripristino e le altre attività connesse: un ordine illegittimo che consentirà ad Autostrade di aprire la via di un contenzioso pluriennale con alte probabilità di vittoria con conseguente risarcimento di danni. E, in questo ambito, assume un rilievo indicativo della qualità del pensiero politico ministeriale la citata affermazione «impregiudicato ogni accertamento sulla responsabilità dell’evento». Cioè, lo Stato ammette che, pur in assenza di un accertamento sulle responsabilità dell’evento, il concessionario (che, quindi e in teoria, potrebbe essere dichiarato non responsabile) dovrebbe versare al commissario i soldi occorrenti per la ricostruzione del viadotto e per le attività di demolizione, rimozione, smaltimento e conferimento in discarica dei materiali di risulta, nonché per la progettazione, l’affidamento e la ricostruzione dell’infrastruttura e il ripristino del connesso sistema viario.

All’inizio, non avendone il compito né il potere lo condanna (è responsabile) e poi formula la riserva (impregiudicato ogni accertamento sulla responsabilità).

Poiché alla testa del gabinetto e dell’ufficio legislativo di Toninelli ci sono un professore di diritto e un valoroso magistrato, non c’è dubbio che la colpa delle contraddizioni non è la loro.

Anche se la materia è complessa, cercherò di tornare sul decreto-Genova per mettervi a disposizione gli elementi essenziali del disastro amministrativo annunciato (e ancora evitabile).

3 Commenti a Povera genova e poveri genovesi – di Domenico Cacopardo

  1. Paolo Furbacchione 3 ottobre 2018 at 14:12 #

    Caro cacopardo, che autostrade non pagherà è pacifico, lo sanno benissimo al governo. Tanto è vero che già prevedono di anticipare i soldi. Tuttavia bene fanno a scrivere in politichese che loro i soldi comunque li chiedono. Come poi si faccia a pensare che la resposabilità non sia di autostrade questo è un mistero, ma di dottor sottile l’Italia è piena, che fanno dell’interpretazione in mala fede una vera e propria professione. In ogni caso si metta l’anima in pace il nostro dottore: il governo gialloverde è qui per restare. Rassegnatevi.

  2. Domenico Cacopardo 5 ottobre 2018 at 10:00 #

    Paolo Furbacchione: il nick-name di qualcuno che si vergogna d’esporsi come grillino. Così va il mondo. Nella vita e nella storia tutto finisce. Finirà anche l’accolita cialtrona dei seguaci di Grillo e di Davide Casaleggio. Il problema è quanti danni faranno all’Italia e agli italiani. Del che, discuteremo a tempo debito. Resta il fatto che non sono stati capaci e non saranno capaci di ‘maneggiare’ il caso Genova, come il caso Roma, il caso Torino e tutte le cose che capiteranno nelle loro mani. Sono i portantini messi al posto dei primari.

    • Paolo Furbacchione 5 ottobre 2018 at 15:06 #

      Risponda nel merito: lo stratagemma di attaccare le persone e non le loro idee è vecchio di qualche migliaio d’anni. Un bacio!

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