Assolutamente da non perdere: “L’arte, in quanto libera, sconfigge ogni dittatura per quando violenta – di Fulvia Caprara che intervista un grande attore

Nella vita di Sebastian Koch, attore affermato, c’è una svolta precisa, che corrisponde al nome di un film, 

‘Le vite degli altri’, regia di Florian Henckel von Donnersmarck.

In «Operasenza autore» il professor Seeband è il grande burattinaio asservito al potere nazista, e determina, fin dall’inizio, gli sviluppi tragici della vicenda. Come lo ha affrontato?

«Il discorso che Seeband tiene al matrimonio della figlia lo descrive perfettamente. Al genero, che non stima affatto, dice: “Se vuoi essere al sicuro nella vita non devi essere tra i migliori, devi essere il migliore”. Questo è il suo motto. Nel suo campo Seeband è il più bravo, il miglior ginecologo tedesco del suo tempo. Per mantenere una posizione così rilevante deve accettare compromessi con il potere, essere in grado di controllare tutti quelli che lo circondano, a iniziare da se stesso».

Un simile obiettivo imponeva un aspetto adeguato. Come lo descriverebbe?

«Disciplina tedesca, portamento eretto, testa alta, non un movimento di troppo, vestiti che calzano a pennello, abiti borghesi indossati come se fossero un’uniforme. La lingua è tagliente, Seeband la usa come se fosse un’arma, sa che, con una parola,è in grado di distruggere un’esistenza. Non è mai arrabbiato, non mostra mai un’emozione. E’ freddo come il ghiaccio, un vero calcolatore, un animale intelligentissimo. È stato molto divertente interpretare un personaggio così strano. Ho cercato di trovare qualcosa di credibile in lui, per non rischiare di finire in caricatura».

È vero che gli attori preferiscono i cattivi ai buoni?

«Sì, i cattivi sono sempre più interessanti perché puoi scavare e trovare la ragione per cui sono diventati così. Naturalmente nessun cattivo pensa a se stesso come tale, nella maggior parte dei casi crede in un ideale e combatte per un mondo migliore. Per un attore è interessante scoprire la strana logica che guida certi comportamenti». 

Come si è trovato di nuovo sul set con von Donnersmarck?

«Florian è un caro amico, ci conosciamo benissimo. Abbiamo condiviso quella straordinaria esperienza delle Vite degli altri. Florian sa creare un’atmosfera intima e realistica davanti alla macchina da presa, e lì io posso modellare i miei personaggi, e anche compiere degli errori».

Che cosa è cambiato nel suo percorso dopo quel film?

«È stato un momento magnifico. Mi ha aperto le porte di un mondo differente. Nella scelta dei ruoli non sono mai stato un tipo semplice, e all’improvviso ho avuto accesso a questo enorme mercato in lingua inglese, che mi ha dato la possibilità di scegliere ancora più accuratamente di prima».

La tesi di «Opera senza autore» è che l’arte abbia un grande potere. Secondo lei è vero?

«Sì, ma la vera arte deve sempre essere libera e indipendente».

Perché è rilevante, oggi, raccontare una storia a cavallo tra nazismo e Guerra Fredda?

«Viviamo un’epoca in cui le ideologie stanno diventando sempre più determinanti. La gente cerca di dividere il mondo in buoni e cattivi, giudicando tutto e tutti. L’eroe del nostro film, l’artista interpretato da Tom Schilling, si comporta diversamente. Come un guerriero Aikido prende l’energia negativa che lo circonda e la trasforma in forza. È tutto intuizione, empatia e sentimento. Ascoltare la sua voce interiore gli permette di trovare la sua arte, che lo rende libero».

È preoccupato per il futuro dell’Europa? Pensa che la Storia possa ripetersi?

«Naturalmente sono preoccupato. Come tutti sappiamo, la storia si ripete. Sembra che gli esseri umani abbiano molte difficoltà ad imparare dai propri errori. Quest’ondata di estrema destra che sta crescendo sempre più ed è molto pericolosa. Dobbiamo difendere lo stile di vita democratico ad ogni costo. Sembriamo tutti come se fossimo sotto shock, paralizzati. È tempo di svegliarsi».

In che modo sceglie i ruoli?

«È tutta una questione di sensazione, è un processo molto intuitivo. Devo credere nella sceneggiatura e devo essere sicuro che la gente che mi circonda sia abbastanza interessante da poterci trascorrere tra i 3 e i 5 mesi».

In cosa è diverso un set europeo da uno hollywoodiano?

«L’unica cosa che conta è ciò che succede di fronte alla macchina da presa».

Quali sono i suoi progetti?

«Mi sono fermato per quasi un anno in modo da ricaricare le mie pile. Ricomincerò a lavorare l’anno prossimo. Ho offerte interessanti,ma non ho ancora firmato nulla». 

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