A proposito di fascismo – di Giancarlo Santalmassi

A Renato  Mieli che sul Corriere della sera di ieri esprimeva qualche dubbio sulla facilità con cui si affibbia l’etichetta di fascismo a qualunque cosa appaia ‘di destra’, risponde così Emmanuele Macaluso.

“Ieri il Corriere della Sera ha pubblicato un editoriale, firmato da Paolo Mieli, con questo titolo: “Ma cosa c’entra il fascismo”? Mieli ci dice che si può e si deve dissentire da questo governo per quel che fa soprattutto su temi come la disastrosa manovra economica ed altro. Ma il fascismo, dice, non c’entra. E critica il fatto che sin da dopo la Liberazione, presidenti del Consiglio (da Fanfani a Craxi) e presidenti della Repubblica (da Gronchi, Segni e Cossiga) sono stati tacciati di fascismo.

È vero. C’è stato un uso e un abuso di questa accusa rivolta a fatti e decisioni che, per la sinistra e non solo, si consideravano di stampo autoritario o anche decisionistici. Ma, per tornare all’oggi, è giusto fermarsi a queste constatazioni? Anche noi su questo spazio, più di una volta, abbiamo scritto che è sbagliato qualificare come fascismo il “leghismo stellato” ma abbiamo detto e ribadiamo che un allarme su quel che vediamo nel nostro Paese, ma anche in Europa e nel mondo, è più che giustificato ed è necessario darlo.

Si è detto e scritto, da autorevoli studiosi e da chi guarda le cose come veramente stanno, che in alcuni Paesi europei (Turchia, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e anche in Russia) c’è una “democrazia illiberale”, cioè regimi dove si vota ancora con più partiti ma dove il potere nega fondamentali garanzie di libertà. È un fatto o no che Salvini e la Lega, ma anche pezzi importanti di Cinque Stelle, abbiano assunto questi Paesi come modello e che, con i loro governanti, vogliono fare fronte comune contro l’Europa? È un fatto che il M5S voglia superare la democrazia parlamentare per approdare nella cosiddetta democrazia diretta? È un fatto che Salvini ed i leghisti mostrino disprezzo per le istituzioni? Come qualificare il deputato europeo leghista che calpesta con la suola della sua scarpa il testo di un discorso del commissario Moscovici al Parlamento europeo?

Il fascismo non c’è. Ma in questo clima gruppi fascisti manifestano apertamente in nome del Duce, lievitano il razzismo, l’antisemitismo e l’intolleranza verso il diverso. Il morbo razzista torna in Usa, basti pensare alla recente strage di ebrei a Pittsburgh. E anche in Brasile e in altre repubbliche sudamericane, in Asia. In Cina un’intera regione popolata da musulmani viene “rieducata” dal potere con metodi inaccettabili.

Insomma, il pianeta è attraversato da un brutto vento. Teniamo ben presente che in Europa, soprattutto grazie alla conquista della sua unità istituzionalizzata, sono prevalsi sempre la democrazia, diritti sociali, civili e la pace. Dopo 60 anni è bene e giusto riflettere sui limiti e anche le storture che sono emerse per attuare riforme in direzione di più democrazia, più giustizia sociale ma anche più Europa. Il sovranismo della Lega e dei Cinque Stelle, con i loro soci, con l’appoggio di Putin e Trump, invece vuole colpire al cuore l’Europa. Cioè tornare indietro. Prevarrebbero così autoritarismi sovrani. Ma l’Europa non conterebbe più nulla nel mondo, dove la farebbero da padroni le grandi potenze: Usa, Russia, Cina e, forse, l’India.

Caro Mieli, non c’è fascismo. Ma c’è una corsa a forme di autoritarismo che dovrebbero preoccuparci e che dobbiamo combattere.

 

Nota del sottoscritto: la modernità fa si che il fascismo non necessariamente oggi debba presentarsi con la vecchia obsoleta iconografia: stivali neri, camicia nera e fez. Basta per sempio il controllo dei mezzi di comunicazione. Quando Silvio Berlusconi (sì, ancora lui) era presidente del consiglio come capo del governo controllava la Rai, e come proprietario controllava Mediaset (cioè tutta la tv) non c’era in questo un vago tanfo di fascismo?

2 Commenti a A proposito di fascismo – di Giancarlo Santalmassi

  1. Paolo Furbacchione 30 ottobre 2018 at 13:38 #

    Ciò che rende non credibile Mieli e gli altri giornalisti italiani è che quando c’era da criticare la UE ANNI FA, essi erano totalmente proni ai voleri dell’establishment nel sostenerla. E’ comodo uscirsene ORA con le critiche, dopo aver preso in giro per anni i 5 Stelle e gli altri euroscettici. E’ COMODO e FACILE fare i brillanti adesso, perchè ormai la UE è indifendibile: bisognava farlo prima. Adesso non serve più, è la solita corsa italiana a salire sul carro del vincitore.

  2. andrea dolci 30 ottobre 2018 at 18:30 #

    L’uomo della strada non si avventura in ragionamenti troppo arzigogolati. Se la Democrazia Liberale anziché il benessere diffuso e la felicità ha portato diseguaglianze economiche, povertà e perdita di speranza nel futuro, perché non provare l’uomo forte ?
    Salvini, Trump, Bolsonero e, per certi versi Berlusconi, sono l’effetto, non la causa.
    Macaluso e chi come lui ha a cuore le sorti del paese non dovrebbe solo suonare i campanelli d’allarme ma chiedersi piuttosto dove si è sbagliato e dare risposte nuove, più in sintonia con i problemi della gente. Io una umile proposta magari ce la avrei: riportare il tema della legalità, senza se e senza ma, al centro del progetto. Tema, per inciso, che una volta apparteneva alla sinistra.
    Questo mi sembrerebbe già un buon inizio anche se, mi rendo conto, scontenterebbe eccelsi intellettuali come Fazio o esemplari uomini di Stato come Mimmo Lucano. Sono sicuro però che gli abitanti delle periferie apprezzerebbero e forse potrebbero tornare a dare fiducia alla sinistra.

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