Checchè ne dica Salvini, anche gli eletti hanno obblighi penali – scelto da Giancarlo Santalmassi

 
Appare davvero imperdonabile la sceneggiata di Salvini, ministro dell’Interno, dinanzi alla comunicazione che la magistratura ha trasmesso al Tribunale dei ministri competente l’indagine sulla sua eventuale responsabilità penale per il trattenimento per vari giorni nel porto di Catania delle persone presenti sulla nave Diciotti. Una responsabilità che deriverebbe dalla limitazione della libertà personale di svariate persone senza che alcuna legge vigente lo permetta, e quindi in violazione del principio di legalità, uno dei principi più importanti negli Stati democratici contemporanei, secondo il quale gli organi amministrativi e di governo possono limitare le libertà solo se il legislatore lo abbia preventivamente previsto.
Se volessimo fare qualche dotta citazione, ci potremmo riferire perfino a quanto, circa duemila e quattrocento anni fa, scriveva un famosissimo filosofo greco e cioè Aristotele: l’uomo accetta di ubbidire alla legge, ma non alla volontà di un uomo. Ma evidentemente basta quanto è stato accolto nella nostra Costituzione: molte libertà possono essere disciplinate in modo più analitico, nei limiti in cui lo permettono le varie disposizioni costituzionali, ma solo dal legislatore, mentre gli organi amministrativi e di governo possono soltanto applicare correttamente le leggi esistenti. Non basta individuare alcune generiche finalità di intervento per fare tutto quello che un ministro reputi opportuno; semmai, se nella legislazione non vi fossero poteri adeguati ai problemi emergenti, sta al governo proporre adeguamenti della legislazione.
Quindi la magistratura – in presenza di dubbi seri sull’esistenza dei poteri esercitati dal ministro – sta facendo il suo mestiere, secondo le norme analiticamente previste dalla Costituzione e dalla speciale legge costituzionale esistente in materia. Il ministro avrà tutte le garanzie (e perfino qualche indubbio privilegio) nell’applicazione di queste disposizioni costituzionali.
Certo però non è assolutamente ammissibile che il ministro cerchi di contrapporre i suoi comportamenti a quelli degli organi giudiziari in nome della mancata elezione di questi ultimi, quasi che gli organi elettivi siano da esentare da eventuali responsabilità penali: anche all’Assemblea costituente emersero inizialmente posizioni del genere, ma esse furono rapidamente messe da parte, perché si concordò sul fatto che occorresse invece assicurare forme efficaci di giudizio anche sui vertici ministeriali, che sono sottoposti a tensioni evidenti e dispongono comunque di vastissimi poteri. È in gioco non solo l’eguaglianza di trattamento dei cittadini, siano o non siano al vertice dei grandi apparati pubblici, ma la necessità che i massimi responsabili della politica statale, già privilegiati sotto molti profili, siano consapevoli pure delle loro responsabilità (di tipo penale, ma non solo).
Ciò appare anzi tanto più valido al momento attuale, nel quale (neppure solo in Italia) cercano di farsi avanti classi politiche che rivendicano la loro asserita determinazione e forza: ma allora serve come non mai garantire bene le libertà individuali e collettive delle persone e far presente alle classi politiche maggioritarie limiti e responsabilità.
Quanto poi al fatto che con interventi del genere si sia riusciti a ridurre davvero le migrazioni irregolari, forse bisognerebbe considerare quanto hanno nel frattempo operato gli altri (e prevalenti) canali di immigrazione clandestina. Perfino uno dei Paesi che si sarebbe offerto di accogliere alcuni immigrati provenienti dalla Diciotti è noto come assai tollerante verso migrazioni irregolari di suoi cittadini verso l’Italia.

Il Foglio 8-9 settembre 2018

2 Commenti a Checchè ne dica Salvini, anche gli eletti hanno obblighi penali – scelto da Giancarlo Santalmassi

  1. Paolo Furbacchione 9 settembre 2018 at 15:51 #

    Siiii! Foglio, fammi godere!!!! Grandissimo Salvini che appende l’avviso di garanzia (che ovviamente finirà in nulla) nell’ufficio! I parolai che c’erano prima ci hanno regalato venti anni di immigrazione incontrollata. CI vorranno secoli per sistemare le cose. Onore a Salvini che è un Hombre Vertical!

  2. andrea dolci 10 settembre 2018 at 16:03 #

    Dopo oltre 24 anni il problema del rapoorto tra Giustizia e Politica resta ancora fermo al punto di partenza.
    Questo è il tipico caso di un’inchiesta sostanzialmente politica servita su un piatto d’argento ad un politico cinico ed abile ad approfittarne.
    Pensavo che dopo aver mantenuto in vita per anni Berlusconi e i danni fatti alla credibilità delle Procure arrecati dai vari processi “Ruby”, la Magistratura avesse imparato la lezione mettendosi ad usare l’arbitrarietà dell’azione penale in maniera più utile ed intelligente ma evidentemente mi sono illuso.

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