Ronaldo: con quello che costa e l’età che ha, è un gioco che vale la candela? – di Giancarlo Santalmassi

“Per Ronaldo 400 milioni – agli operai solo calci nei coglioni”: inequivocabile, per assenza di metafore, il manifesto dei Cobas della Fiat (chiamiamola ancora così, se no FCA sembra un’altra azienda) affisso a Pomigliano d’Arco. È un tema sempreverde quello del costo di un giocatore. Ma non dai tempi del divo Paolo Rossi (2,6 miliardi delle vecchie lire per venderlo dal Vicenza alla Juventus, e ci fu chi divise la somma per il peso dell’atleta, inventandosi un concetto inedito di prezzo della carne al chilo). E ben prima di Falcao alla Roma (un milione e mezzo di dollari nel 1989), un miliardo e mezzo a Jeppson dal Napoli (1952) o Maradona (1984, 13 miliardi). Nel periodo della seconda guerra mondiale il Torino spese per due calciatori (erano Loik e Mazzola) 1 milione e 250mila lire. Poi negli anni 90 assegni a nove zeri per Baggio o Ronaldo furono la regola. Ma il calcio ha cambiato anche l’Europa. Nel 1995 in un continente con libera circolazione di capitali, un calciatore, Bosman, rese legale con una celebre sentenza che porta il suo nome, anche la libera circolazione degli uomini.

Insomma ha ragione Mario Sconcerti: tra Francia Croazia semifinale del 1998, e il Francia Croazia finale di  domenica prossima non passano solo 20 anni. È un altro calcio: le partite si vedevano solo andando allo stadio, la TV quasi non c’era. E non erano neppure arrivati sceicchi e oligarchi. Il calciatore era sempre personalmente ricco, ma badava più alla squadra che a se stesso: oggi è un’ azienda a parte. Perciò è l’ora del calcio al pallone e del calcio ai coglioni. Pare che la Juventus (sulla maglietta Jeep, non FCA) non faccia una presentazione-spettacolo all’Allianz arena, nel suo stadio. Ed è escluso che vi abbia rinunciato per pudore.

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