La bocciatura di Trump all’Onu – di Mariagrazia Enardu

La International Organization for Migration (IOM) nacque nel 1951, dapprima solo in Europa, dopo i massicci esodi causati dalla Seconda guerra mondiale.  Nel 2016 è diventata agenzia dell’ONU. Non è molto nota ma lo sarà sicuramente in futuro, sia per il suo campo di azione, sia per il suo nuovo capo. Ne fanno parte 165 stati, e 8 sono osservatori (tra cui Russia e Arabia Saudita). Da circa 50 anni il Direttore Generale, eletto dai paesi membri, è un americano. Una convenzione non scritta, anzi una consuetudine. Fino a pochi giorni fa, quando il candidato USA è stato sonoramente sconfitto, prendendo sempre meno voti degli altri nei ballottaggi, e infine si è ritirato. Poi, con la necessaria maggioranza di 2/3, è stato eletto un  portoghese con nome lunghissimo, in breve Vitorino.

La causa della debacle è ovviamente Trump, per tutto quello che ha detto e fatto sui migranti, dalle famiglie separate al confine messicano al decreto (approvato dalla Corte Suprema) che vieta l’ingresso a chi proviene da alcuni stati mussulmani. Aveva pure annunciato che gli USA non avrebbero preso parte alla definizione del cosiddetto Global Compact, la linea dell’agenzia. Quindi i 165 membri della IOM hanno deciso con numeri inequivocabili che eleggere un americano per lavorare verso un obiettivo sconfessato dal suo stesso governo era ridicolo. Per non dire umiliante. Ora la IOM teme il taglio dei fondi provenienti da Washington, ma con Trump erano in pericolo comunque. La IOM è solo uno dei tanti bracci dell’ONU ma la ferocia spesso bizzarra di Donald porterà a ripercussioni anche altrove. Alla fine, Trump avrà come ridotta finale il Consiglio di Sicurezza, con il diritto di veto dei 5 membri permanenti. Fino a un anno fa, gli Usa facevano blocco con le altre due democrazie, Gran Bretagna e Francia. Ora lo possiamo allineare ai regimi, Cina e Russia. Da non crederci.

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