Attenzione: per fare della grande bellezza un’orrenda bruttezza basta un nonnulla – di Giancarlo Santalmassi

IL DECLINO DI CAPRI

L’ISOLA SENZA PIU’ IDENTITA’

di Ernesto Mazzetti

I mali di Capri? In qualità di “persona informata dei fatti”, come direbbe un magistrato, essendo da decenni residente nell’isola, provo a elencarne alcuni sintomi, attraverso i referti che al Mattino costantemente pervengono dai suoi corrispondenti. Anzitutto l’alta pressione, intesa questa come il costante, abnorme afflusso di visitatori dall’alba al meriggio, con punte in talune ore e in taluni giorni che fanno temere l’infarto. Perché questo flusso di visitatori, avventurosamente defluito da traghetti ed aliscafi, è prestamente convogliato verso flotte di autobus preposti a condurli dall’angustoporto ad Anacapri o alla Piazzetta; od anche verso flotte di battelli che alla tradizionale meta della Grotta Azzurra aggiungono ora esplorazioni del perimetro costiero e, se possibile, rapide balneazioni presso suggestive calette.

Questi che possiamo definire picchi pressori, riscontrabili prevalentemente dal maggio all’ottobre, si esauriscono in un arco orario ristretto, appunto dall’alba al tramonto. Ma pur se così delimitati, nell’arco stagionale e in quello orario, il loro impatto sull’organismo insulare ha effetti di gravità anno dopo anno crescenti. Sommandosi ad altre patologie insulari, delle quali farò cenno più avanti. Il primo, devastante effetto, è la perdita della vivibilità dell’isola. Che significa? Provo a dirlo in breve. Capri, in misura inversamente proporzionale alla sua ridotta dimensione (10,5 kmq) ha, tra le isole del mondo intero, il più ricco patrimonio di storia in un paesaggio sublime. Tocca ricordarlo sempre, aggiungendo che tale patrimonio è stato nei secoli fonte di ispirazioni letterarie, poetiche, pittoriche. Ed anche naturalistiche.

Scriveva Oscar Wilde che la bellezza si offre all’adoratore solitario. Fino agli anni 60 del Novecento, gli “adoratori solitari” erano ancora contenuti in numeri ragionevoli. Ma poi l’industria del turismo ha capito che si poteva illudere un numero crescente di persone, in tutto il mondo, di poter acquisire, anche se per poche ore, l’occasione di divenire “adoratori” di Capri. Una truffa immane. Chiamata “turismo mordi e fuggi”. Appunto quello delle mandrie convogliate quotidianamente dai servizi marittimi adeguatamente rafforzati nel periodo estivo – traghetti e aliscafi ospitanti migliaia e centinaia di passeggeri – e “consegnate” a flotte terrestri di corrispondente ricettività.

A questa attenuata, contaminata vivibilità dell’isola, corrisponde, fatalmente, l’offuscamento del pregio maggiore di Capri, ovvero l’individualità, grazie alla quale essa ha da sempre costituito un unicum a scala mediterranea, se non mondiale. Se prima si confrontavano due tipologie di fruizione turistica, la deprecata invasione “mordi e fuggi” contro i soggiorni stanziali in alberghi, da quelli di gran lusso e fama alle modeste ma confortevoli pensioni, assistiamo da qualche anno ad una moltiplicazione dei soggiorni bed & breakfast. Se in passato erano le antiche, sontuose ville di vip cosmopoliti che si mutavano in alberghi o in condomini, ora famiglie di forestieri eminenti per professioni e censo “emigrano” dall’isola, e le loro residenze, così quelle di un elevato numero di famiglie indigene, vengono adibite a questa ospitalità para alberghiera. Oltre un centinaio di ville e villette in ogni sito isolano.

Quando sono stati inoculati i germi dell’infezione che si riscontra a Capri? Direi dagli anni 70, quando ai vecchi “vaporetti” subentrarono i traghetti. Un progresso, certo, ed anche un risparmio nei costi di approvvigionamento dell’isola. Ma anche l’avvio di una crescente motorizzazione privata degli isolani e dei forestieri residenti: auto, motorette, congestionanti i 15 km di strade provinciali capresi e tali da imporre, con opere pubbliche e private, la percorribilità anche di quelli che in passato erano soltanto sentieri. E, ovviamente gli autocarri, non solo trasportanti derrate, ma gran quantità di materiali da costruzione. L’espansione edilizia – quasi interamente abusiva ai sensi delle normative urbanistiche – n’è stata incoraggiata oltremodo. Poi, complici nella soppressione dell’antico isolamento insulare, si sono aggiunti gli aliscafi: sempre più numerosi e capienti.

Negli specchi marini le cose non sono andate meglio. Il turismo nautico, sia quello dei grandi yacht, sia quello dei “marinai della domenica” pervade ogni chilometro del non esteso perimetro costiero. “Tappezza” letteralmente le cale, assedia i Faraglioni, gli sbocchi delle grotte maggiori. La balneabilità è compromessa, negli spazi fruibili e nella qualità dell’acqua; il paesaggio costiero sconvolto.

Sono fenomeni sotto gli occhi di tutti. Noti alle istituzioni. Premetto che ritengo i sindaci di Capri e Anacapri persone capaci. Temo che i problemi che attenuano vivibilità e individualità dell’isola sovrastino anche la loro buona volontà. Ad esempio il problema degli afflussi marittimi. Regolarli, contenerli, articolarli per archi orari ragionevoli dipende da uffici regionali e compartimento marittimo. Se ne fanno carico in misura adeguata? Non direi. Temo che la pressione delle società armatoriali abbia da sempre buon gioco. Così come credo non dipenda dai sindaci la creazioni di aree marine protette. C’è poi la questione delle dimensioni dei mezzi di trasporto di persone e cose: certamente eccessive rispetto alle dimensioni delle strade. Possono al riguardo incidere i sindaci? Sono convinto che potrebbero imporre limitazioni. Ma con un doppio rischio: quello di contestazioni in sede amministrativa e, non meno rilevante, quello di un conflitto con le imprese esercenti tali trasporti stradali.

E così mi pare che si giunga all’ultimo “referto” circa le patologie capresi. Che riguarda il conflitto tra turismo definibile di élite e turismo di massa. Perché se il turismo elitario riesce ancora ad individuare in Capri una sua meta apprezzata, a vantaggio di albergatori, ristoratori commercianti che a tale clientela si rivolgono; non meno estesa e incisiva è l’apparato di grandi, medie, piccole imprese, che si pone al servizio degli afflussi “mordi e fuggi”. Tale conflitto ha le sue proiezioni nelle strutture dirigenti della comunità locali; ed in quelle politiche. Inutile esorcizzare la questione. Ai due volti del turismo caprese corrisponde un dilemma ormai consolidato. Se ne parla ad ogni inizio di stagione, Temo se ne dovrà parlare anche negli anni a venire. Sperando che non finisca per restarne soffocato il “mito Capri”!

 

Il Mqttino 17 luglio 2018

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