Memoria: ecco chi è Giorgio Almirante, lo sappia chi governa Roma e anche i troppo giovani – di Giancarlo Santalmassi

Bisognerà pur dirlo: qualcosa di giusto Virginia Raggi ha pur fatto. Ha smentito la sua giunta che voleva dedicare una strada di Roma a Giorgio Almirante.

Perche Nell’estate del 1971 alcuni storici dell’Università di Pisa rinvennero negli archivi del comune di Massa Marittima la copia anastatica di un manifesto, a firma di Giorgio Almirante, che riportava quanto segue:

« PREFETTURA DI GROSSETO

UFFICIO DI P. S. IN PAGANICO

COMUNICATO

Si riproduce testo del manifesto lanciato agli sbandati a seguito del decreto del 10 aprile.

“Alle ore 24 del 25 maggio scade il termine stabilito per la presentazione ai posti militari e di Polizia Italiani e Tedeschi, degli sbandati ed appartenenti a bande. Entro le ore 24 del 25 maggio gli sbandati che si presenteranno isolatamente consegnando le armi di cui sono eventualmente in possesso non saranno sottoposti a procedimenti penali e nessuna sanzione sarà presa a loro carico secondo quanto è previsto dal decreto del 18 Aprile. I gruppi di sbandati qualunque ne sia il numero dovranno inviare presso i comandi militari di Polizia Italiani e Tedeschi un proprio incaricato per prendere accordi per la presentazione dell’intero gruppo e per la consegna delle armi. Anche gli appartenenti a questi gruppi non saranno sottoposti ad alcun processo penale e sanzioni. Gli sbandati e gli appartenenti alle bande dovranno presentarsi a tutti i posti militari e di Polizia Italiani e Germanici entro le ore 24 del 25 maggio. Tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuori legge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena. Vi preghiamo curare immediatamente affinché testo venga affisso in tutti i Comuni vostra Provincia.”

p. il Ministro Mezzasoma – Capo Gabinetto

GIORGIO ALMIRANTE

Dalla Prefettura 17 maggio 1944 – XXII »

Il manifesto fu pubblicato il 27 giugno 1971 dal quotidiano l’Unità col titolo Un servo dei Nazisti. Come Almirante collaborava con gli occupanti tedeschi.

Almirante rispose con un consistente numero di querele, sostenendo che si trattava di «una vergognosa campagna stampa» e di «un’ignobile infamia».

Il procedimento principale, con sede a Roma, venne istruito dai pubblici ministeri Vittorio Occorsio e Niccolò Amato e si articolò lungo il corso di ben sette anni; Almirante oppose un gran numero di eccezioni, ma nel giugno del 1974 vennero rinvenute negli Archivi di Stato e prodotte in giudizio inequivocabili prove documentali attestanti la veridicità del documento:

  • il documento originale recante la firma di Almirante, la lettera della Prefettura che accompagnava l’invio dei manifesti e la missiva del Vicecommissario Prefettizio che dava conferma dell’affissione.
  • un telegramma risalente all’8 maggio 1944 firmato proprio da Almirante – all’epoca Capo di Gabinetto del Ministero della Cultura Popolare – in cui si sollecitava l’affissione del manifesto in questione in tutti i comuni della provincia di Grosseto.
  • una circolare dello stesso periodo in cui Almirante disponeva – in quanto curatore della propaganda del Decreto Graziani (che disponeva, appunto, le modalità di repressione dei gruppi partigiani) – anche la divulgazione delle comunicazioni delle autorità tedesche in materia.

Il procedimento si concluse con il rigetto integrale delle pretese di Almirante nei confronti dei giornalisti de L’Unità, poiché risultava che i giornalisti avevano “dimostrato la veridicità dei fatti”[57] e che dunque il manifesto rivolto agli sbandati era da attribuirsi proprio ad Almirante.

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Un commento a Memoria: ecco chi è Giorgio Almirante, lo sappia chi governa Roma e anche i troppo giovani – di Giancarlo Santalmassi

  1. stefania 17 giugno 2018 at 12:27 #

    la memoria è il grande, enorme difetto di noi italiani , dimentichiamo (alcun) riabilitiamo (altri) , ma il compito di chi è adulto è raccontare dei nonni che hanno fatto la resistenza, i racconti dei partigiani, ma serve anche una platea che voglia ascoltare.

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