L’Italia non è ai mondiali, ma per la sua politica vale sempre il principio ‘palla lunga e pedalare’ – di Stefano Balassone

L’attuale Governo nasce dall’incontro fra una cosa antica, la Vandea della Nazione, e un fenomeno recente ancora da decifrare, i 5 Stelle.
Una sua Vandea non c’è Paese che non l’abbia. Quella italiana nel dopoguerra è stata contenuta dalla forza della Chiesa Cattolica e dai vincoli internazionali, sicché se ne stava immersa e ammansita nella DC.  Con l’affievolirsi dell’egemonia cattolica – a partire dagli anni ’60 – e lo sgretolamento – negli anni ’80 – del Muro di Berlino, quella Vandea ha riconquistato bandiera e proscenio co-fondando il Centro Destra di Silvio Berlusconi e, con Salvini, arrivando a dominarlo. Una Vandea dalle lunghe radici, fondata (pensiamo al Veneto) sugli avi contadini che sgobbavano sui campi e ne difendevano il frutto contro azzeccagarbugli, esattori, sinistrorsi e, diremmo oggi, le élites.
A ingrossare i voti dei 5 Stelle, altro che radici secolari, contribuisce un’ondata congiunturale (protesta, disperazione, rabbia, mimetizzazione di navigati affaristi) ma, da vecchi lettori di Marx, ci domandiamo se esista un gruppo, un tipo sociologico che per interessi e conseguente cultura possa definirsi il nerbo del Movimento della Legittimità/Onestà, così come gli operai lo furono per il socialismo della Giustizia/Uguaglianza.
A noi pare che quel tipo sociologico emerga dal vasto e crescente mondo degli informatici, degli ottimizzatori di organizzazioni, dei creatori di procedure etc. Di quelli, parlandone molto in generale, che traggono gratificazione professionale dal dominio della “norma” rispetto all’” aumma aumma”. Sono professioni in crescita, e così l’amore giacobino per la “regola generale” da somma di casi individuale e divenuto atteggiamento di massa con basi strutturali, riuscendo a reclutare, senza identificarvisi, anche il moralismo d’accatto.
Si tratta, e non sarebbe una novità, di un ceto “rigorista”, salvo che se un tempo qualsiasi rigorismo si impastava in una visione della Storia (chiamala se vuoi ideologia) oggi si bada al “fatto” (non per caso questo è il nome del giornale d’area del Movimento) per verificarne la conformità rispetto alla regola, senza perdersi in sottigliezze relativistiche. La struttura dei contributi di Travaglio ne costituisce una testimonianza di ottima fattura.
Da qui, pensiamo, la radicale e istintiva idiosincrasia nei confronti della Sinistra storica e della liberal democrazia che sono progettuali per essenza e che hanno imparato a relativizzare il senso politico dei fatti secondo tempo, modo, luogo e circostanze sociali. E non per caso, sondaggi alla mano, i 5S parrebbero ritrovarsi più facilmente con l’immediatismo leghista e molto meno con quel tanto di fascio ideologia che resiste fra gli eredi dell’MSI.
Se dunque esiste un tale nucleo del Movimento M5S, come conviene che socialisti e liberal democratici ci si rapportino? Sono in grado di metabolizzarne le visioni e illusioni? Possono provarci senza buttare a mare pezzi fondamentali della loro cultura politica e di quel che resta della loro organizzazione?
Un passaggio molto stretto, ma forse obbligato per allungare la palla e pedalare sfuggendo alle angustie della campagna elettorale permanente imposta dal cosiddetto “populismo”.

2 Commenti a L’Italia non è ai mondiali, ma per la sua politica vale sempre il principio ‘palla lunga e pedalare’ – di Stefano Balassone

  1. Laura F. 18 giugno 2018 at 20:30 #

    “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste mai immaginarvi…”
    Direttore, i contributi che lei offre alla nostra riflessione sono difficili, forse, da comprendere fino alle ultime implicazioni, ma assolutamente decifrabili da chiunque rispetto ad una immediata fruizione.
    Non possiamo che ringraziarla di questo.
    Ma come costruire una consapevolezza mediamente diffusa della gravità della situazione che stiamo vivendo? Come contrastare la percezione di un cambiamento che viene invocato e che invece è solo dipinto per noi in uno scenario di palcoscenico?

  2. andrea dolci 19 giugno 2018 at 12:06 #

    E se il M5S fosse il frutto della fine della Politica uccisa dalla globalizzazione che ha annullato il potere dei governi ? Che senso avrebbe dividersi in destra, sinistra, liberali, conservatori quando il lavoro e i benefici economici ad esso correlati si muovono da una parte all’altra del mondo secondo interessi economici senza che la Politica possa avere il benché minimo potere di intervento?

    Allora non ha senso la saldatura tra chi si illude di poter regolare la convivenza quotidiana con uno Stato di Polizia basato su regole, procedure e controlli anche intrusivi e chi invece ripropone la retorica dello Stato Nazione con un sovranismo contrapposto proprio a quei poteri economici trasnazionali che hanno ucciso la Politica ?
    Gli altri paesi europei non hanno movimenti come i cinquestelle forse perché sono società naturalmente più ordinate e con maggior senso civico ma per il resto non mi pare che socialisti e liberal democratici se la passino molto meglio.

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