I M5s riesumano un cadavere: quello del conflitto di interessi di Berlusconi – di Giancarlo Santalmassi

La mai abrogata legge n.361 del 1957 all’articolo 10 afferma ancora oggi: “Non sono eleggibili (…) coloro che (…) risultino vincolati con lo Stato (…) per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica”.

La legge del 1957 sulla ineleggibilità dei parlamentari, pertanto, è chiara: Non sono eleggibili coloro che in proprio o in qualità di legali rappresentanti di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l’obbligo di adempimenti specifici, l’osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o l’autorizzazione è sottoposta.

La Corte costituzionale con la sentenza n. 42 dell’11 luglio 1961 ha affermato che l’ineleggibilità di chi si trova in rapporti d’affari con lo Stato è stabilita prevalentemente perché tali persone non danno garanzie di obiettività e di disinteresse nell’esercizio delle funzioni alle quali aspirano: si tratterebbe cioè di un conflitto d’interessi. 

Quindi l’M5s sta tentando di riesumare un dinosauro.

Nonostante i rilievi permanenti del parlamento europeo, il tentativo del senatore Stefano Passigli del ‘96 di far approvare una legge sul blind trust (confluenza di tutti i beni del personaggio pubblico nella gestione più vasta e indistinta affidata a un soggetto che non conosce i vari proprietari) andò a vuoto. Qualche anno più tardi fu approvata dal centrodestra la legge Frattini voluta dallo stesso Berlusconi (piu evidente conflitto di questo….!). 

Visto che oggi si parla molto di economia, chiudo con un grandissimo economista come Paolo Sylos Labini (classe 1920), che spese gli ultimi anni della sua vita contro la ammissibilità della carriera politica di Berlusconi. Scrisse: “È in gioco la democrazia. A coloro che delusi dal centrosinistra (ce ne erano già allora ndr) pensano di non andare a votare diciamo: chi si astiene vota Berlusconi e una vittoria della Casa della libertà minerebbe la stessa democrazia”. 

Ancora recentissimamente mentre D’Alema (Pd) sosteneva l’ineleggibilità, Caldarola (semprePd) sosteneva che la questione non era all’ordine del giorno. Ebbe buon gioco perciò Berlusconi nell’irridere Sylos Labini quando nel 1994 affermò che qualora si fosse parlato di suoi interessi, sarebbe uscito dalla sala del Consiglio dei Ministri. Considerando che ha la titolarità diretta o attraverso figli o fratelli di attività nei settori assicurativi, editoriali, edili, sportivi, vi immaginate voi la porta di Palazzo Chigi come quella girevole di un grand hotel: gente (Berlusconi) che va, gente (sempre Berlusconi) che viene?

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