Editoriale: giornalismo e conflitto di interessi – di Giancarlo Santalmassi

Il caso della lettera di venti dei piu grandi economisti del mondo inviata al Corriere e mai pubblicata la dice lunga (o tutta) in materia. Riguardava affermazioni lette sul Corriere fatte da un autore del Corriere.

Ma il proprietario del Corriere (proprietario anche de la 7) non ammette contraddizioni a ciò che il suo giornale offre. È chiaro che  Milena Gabanelli deve il  suo successo a:

A: il vuoto della Tv che ha attorno..

B: all’agguerritissimo  ufficio legale che la Rai le ha messo sempre attorno, magari consapevole dei rischi che poteva correre.

C: a quell’aria da Pulzella d’Orleans che avrebbe persuaso anche un fuochista.

D: alla difficoltà di sostenere un giudizio in aula, dato il meccanismo di comunicazione adoperato (telecamera sempre in  campo e sempre puntata sull’intervistato, con inquadratura che mostra entrambi o tutti  tre).

E: il gran tempo a disposizione per la  confezione  dei singoli pezzi. Alla  fine della stagione veniva sempre dato appuntamento a tre-sei mesi dopo.

F: al metodo Montessori adoperato nell’assemblaggio (così le vecchie volpi del  5* piano del Tg definivano dire  Via Leone IV e vedere la targa con su scritto “Via Leone IV”: ossessiva (e bambinesca)  dimostrazione che si diceva il vero.

Come si faceva a capire che delle tante cose dette dall’interlocutore venivano usate solo quelle che inveravano i pre-giudizi dell’autore? Ettore Bernabei lo diceva: “Gli italiani? Televisivamente parlando, 60 milioni di coglioni”.

E poi lui sì che se ne intendeva: nel 1961 dal Mattino (Quotidiano dc di Firenze) arrivò in Rai e ne scelse i 600 giornalisti che mancavano. Restò direttore generale fino al 1975.

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