Bibi dice no. E Federica pure. E l’American Jewish Committee sta a guardare – di Mariagrazia Enardu

Nella grande comunità ebraica USA ci sono molte e diverse anime. Una delle più importanti è l’American Jewish Committee, da un secolo si occupa di questioni ebraiche ma anche – come un pò tutte – dei rapporti con Israele. Che da tempo soffrono di tensioni opposte. Le nuove generazioni di ebrei sono più critiche verso Israele e l’occupazione dei territori palestinesi, e la bomba Trump ha allargato fessure prima invisibili. La AJC è di matrice conservatrice, nel contesto, e quest’anno ha scelto di tenere l’annuale convegno a Gerusalemme, per celebrare i 70 anni dello stato ebraico.

Non son mancati gli sforzi per invitare personalità prestigiose. Netanyahu e il presidente Rivlin, più politici locali, sono scontati. Ma è sugli stranieri che si gioca la partita. Dovrebbero arrivare il cancelliere austriaco Kurz e il primo ministro bulgaro Borissov. Il nome che si notava di più era però quello di Federica Mogherini, rappresentante Ue per gli Esteri. Complicato ufficio: ogni paese Ue ha la propria politica estera e il rappresentante è una sorta di algoritmo che non deve scontentare nessuno. Netanyahu è peraltro appena tornato da un fulmineo giro tra Parigi, Berlino, Londra, dove lui parlava di Iran e loro parlavano di occupazione, Gaza etc. Tempo perso ma Bibi gira per tenersi buona la sua opinione pubblica. Si è quindi creato un nodo di forze diverse. Dio solo sa perché la AJC abbia invitato la rappresentante di un gruppo che, nel suo insieme, è critico della politica di Netanyahu. Forse volevano sentire una voce europea, mettendo in conto qualche osservazione dialettica, o forse volevano vedere se Mogherini andava, permettendo all’AJC di vantare un’illustre ospite in più.

E qui deve essere avvenuto un corto circuito. Mogherini e il suo staff non volevano dire no e hanno accettato. Solo dopo è venuto fuori che Mogherini voleva anche incontrare Netanyahu. Per fargli qualche rampogna, dopo tutto da settimane l’ambasciatore della Ue in Israele, l’italiano Emanuele Giaufret, ribadisce le forti ma costruttive critiche a insediamenti, arresti, fucilate a Gaza. Così è saltato tutto. Bibi non vuole vedere Federica, che a sua volta cancella l’intervento all’AJC e al massimo va in Giordania, come già previsto. Visita importante, perché il regno hascemita e in grave crisi economica e politica. Ma Mogherini non demorde, pare voglia davvero parlare in futuro con Bibi che non potrà scappare in eterno. Come molti israeliani non capisce che una Ue a più voci sul tema Israele, occupazione e il morto stato palestinese è un problema, non un vantaggio. Perché ogni stato fa come vuole e Israele deve affrontarli a uno a uno, contraddicendosi e creando risentimenti. L’AJC, da tutto questo, avrà forse imparato che la situazione è più complessa di quanto non dica il governo di Israele, il non-intervento di Mogherini è comunque utile.

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