Nel 1996, su Nuova Antologia, Tullio De Mauro scriveva così di Sciascia: un inascoltato premonitore – di Giancarlo Santalmassi

Concludendo un memorando elzeviro nella Stampa (il ‘giornale della Fiat’!)’ Leonardo Sciascia esprimeva bene l’animo di tanti che prima o poi, non comunisti e, se di professioni intellettuali, non marxisti, a mano a mano giungevano vicino ai comunisti italiani fino a confondersi con essi. Diceva Sciascia: io non sono comunista; io vorrei solo una scuola che funzionasse e educasse davvero, vorrei ospedali efficienti, servizi piu’ funzionanti, una societa più libera e colta. In Europa, sarei un socialdemocratico, forse persino un conservatore. Ed e’ per questi motivi che, in Italia, voto comunista e sono accanto al PCI, sperando. ma – aggiungeva – forse nemmeno il PCI bastera’ a risanare questa “Italia da spazzare”.

‘Forse perfino un conservatore’: lette queste parole nel suo elzeviro, scherzando ma non troppo, raccontai allora a Sciascia, cui i casi della vita – e non solo – mi avevano spinto assai vicino, di una mia amica svedese, Ingrid Arthur, ben nota agli studiosi di filologia italiana, professoressa a Uppsala, di antica nobile famiglia. Una volta, a Uppsala, la gentile amica mi disse: “Vede, io in Svezia sono liberale e voto liberale. Ma quando sono in Italia, a Firenze, mi dicono: tu sei comunista. Macché comunista! E, tuttavia, perché mi dicono così?” Mi chiedeva candida.

Indagai. Conversando, risultò che la gentile amica liberale svedese non aveva ombra di dubbi sull’opportunità di una tassazione progressiva dei patrimoni. E uno. Full professor, non aveva dubbi sulla legge svedese, draconiana, la quale prevede che al crescere degli alunni oltre i 25 si aggiunga un posto di professore e, però, che al decrescere sotto la stessa cifra un posto si tolga! A motivo di ciò l’illustre italianista si era già procacciata una patente di tassista  e pensava che sarebbe passata a questo mestiere se, prima della pensione, i giovani italianisti uppsaliensi avessero avuto qualche flessione numerica. E due. Di nobile famiglia di proprietari terrieri, non aveva dubbi sull’opportunità degli espropri. Compreso l’esproprio del grande parco che circondava ancora la sua bella antica dimora e mi mostrava il parco diventato un magnifico giardino pubblico. E tre. Ero intimidito, incuriosito, stupito io, a questo punto. Da noi cose del genere non le avrebbero dette e sentite nemmeno i gruppettari acharnes (e oggi tutte insieme non le dice e chiede nemmeno Bertinotti). E con cautela le chiesi perché mai si opponeva ai socialdemocratici. Mi rispose: “Vede la strada d’accesso al parco? A. Stoccolma, disegnando il parco pubblico, non hanno capito che c’era un felceto prezioso. Non hanno visto alberi sulla carta, a Stoccolma, e allora ci hanno fatto strade e piazzole. Sono così i socialdemocratici. Non vanno a vedere le cose. Non sentono la gente che vive in un posto, che fa le cose. Decidono da lontano, a tavolino. E sbagliano. E schiacciano cose e persone. Perciò sono liberale!”.

Ho ripensato tante volte a questa lezione lassù. E al fatto che questa lezione suona da noi pressoché sovversiva. Ma questo è essere liberale in Europa, liberale con la ‘e’, non grotteschi liberal all’italiana o alla romana. Liberali interi, senza dimidiazioni o apocopi, che il bene comune vivono come componente reale del bene individuale, che mai antepongono questo a quello, pur convinti o, anzi, perché convinti del primato dei diritti di libertà degli individui, ma – e qui sta la principale differenza dai liberal alla romana – di tutti gli individui. Tutti.

 

Tullio De Mauro

Un commento a Nel 1996, su Nuova Antologia, Tullio De Mauro scriveva così di Sciascia: un inascoltato premonitore – di Giancarlo Santalmassi

  1. michele giardino 11 maggio 2018 at 20:25 #

    Bisognerebbe aver letto, anzi massì’,studiato – se ancora si può dire – qualche libro, invece di credere al mondo come filtrato dal Web. Ma temo che siano sempre meno quelli ancora in grado di capirlo. Non possiamo dirci certi che che il cambiamento faccia danni, ma siamo certi che comunque non si fermerà. Speriamo che chi verrà dopo di noi faccia in tempo a imparare servirsene per non doversi ridurre a servirlo.

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