I confini veri non si difendono, semplicemente ci sono – Israele e i suoi strani “confini” – di Maria Grazia Enardu

Da settimane, con la lunga ricorrenza del 70° anniversario dalla fondazione di Israele e dalla fuga e dispossesso dei palestinesi, una frase ricorre, detta dagli israeliani e ripresa da quasi tutti i media: l’esercito difende il confine di Gaza. Imponendo una fascia proibita, non ci si deve avvicinare neanche a 300 metri dal supposto confine, e infatti, anche in tempi più tranquilli, contadini sfortunati o ragazzi con pallone sono stati condannati a morte per il reato di avvicinamento.

A che? alla barriera che divide Gaza da Israele, ed è parecchio lunga, mentre più corto è il segmento tra Gaza ed Egitto. Ma intorno a Gaza quella cosa che divide non è mai stata un confine, non dal maggio 1948. Dopo la guerra seguita alla proclamazione di Israele, combattuta contro un’impressionante lista di paesi arabi in guerra soprattutto tra di loro e uniti nel fermo proposito di imitare Israele e allargarsi a spese dei “fratelli” palestinesi, un mediatore ONU tracciò nel 1949 una Linea Verde, di vari armistizi. L’Egitto, in gran rombare, aveva conquistato solo la striscia di Gaza, piena di profughi appena arrivati, e tutto è cominciato lì. Nel 1967 Israele occupò il Sinai, Gaza compresa, ma quando nel 1978 Begin e Sadat firmarono un trattato di pace, nacque sì un confine tra i due paesi ma Gaza non viene restituita agli egiziani, che non la volevano nemmeno, era una mela avvelenata. Dopo varie vicende nel 2006 Israele, cioè Sharon, decise di ritirarsi da Gaza, coloni compresi, per troppi ingestibili problemi. Israele andò via ma sigillè Gaza dietro una sorvegliatissima barriera. Che non è un confine, termine che presuppone l’esistenza di stati e di una pace. Non è più nemmeno una linea di armistizio, perchè occorrono due stati firmatari e da quando Gaza è controllata da Hamas, che non fa parte dell’Autoritá Palestinese, non rientra nemmeno negli accordi di Oslo siglati nel 1993 da Rabin e Arafat.

Israele considera Hamas organizzazione terroristica, e viceversa, anche se Hamas ogni tanto propone una tregua lunga, idea che ha dei meriti ma che per Israele è irricevibile. D’altra parte, di fronte all’opinione pubblica internazionale, o quel che è, non si può dire che il confine è quello di un ghetto, mare compreso. Da cui non si esce per nessuna ragione. E’ vero che Hamas le ha provate tutte, tunnel e razzi compresi, ma la sproporzione di forze è tale da essere irreale. L’esercito spara ai manifestanti da settimane, dice che sono agenti di Hamas e non espressione della disperazione di Gaza. Dove hanno inventato l’ultima arma, aquiloni con esche incendiarie, che vanno dove Eolo vuole e perlomeno sono scenografici. I morti sono parecchie decine, i feriti migliaia, tutti dalla parte palestinese del non-confine, difeso da Israele come un santuario per evitare lo “sconfinamento” di masse che, anche disarmate, farebbero danni politici enormi. Dimostrerebbero che si può vincere facendosi ammazzare.

Israele, governo di destra e esercito, è terrorizzato dalle forme di lotta non violenta, cerca di annullarle creando distanze dove i dimostranti, anche nel West Bank, scompaiono dietro ogni sorta di ostacolo. Strade separate, aree proibite, posti di blocco, barriere, anche nel West Bank. A Gaza l’operazione sembrava riuscita ma i palestinesi non cooperano, dimostrano, si fanno sparare dalla loro parte del non-confine. I governi di destra pensano che l’occupazione del West Bank sia gestibile e che la non-situazione di Gaza possa durare indefinitamente. Ma è nel momento di massimo successo, come la trionfante apertura di un’ambasciata di Trump a Gerusalemme (ovest), che si dovrebbe ricordare che tutto passa e gira, e che dopo il punto più alto si comincia a scendere. Lo dice anche la Bibbia, giusto per citare una fonte. E tornando ai confini, quelli veri, Israele ne ha solo due: con l’Egitto, dal 1979 e con la Giordania, dal 1994, ma non intero: in mezzo c’è il West Bank, quella cosa occupata che dovrebbe diventare uno stato palestinese. Ovviamente con il Libano e la Siria ci sono solo vecchie linee di armistizio, del 1949 e del 1973. Israele è l’unica democrazia al mondo che ha seri problemi di confini, alcuni non risolvibili (Siria, Libano) e altri pure, perchè non si vuole negoziare se non nei propri termini. Il rischio è che i non-confini si mangino la democrazia, nei prossimi 70 anni e anche prima.

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